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Se il Papa deve essere per forza colpevole…

10 aprile 2010

di Andrea Tornielli

Cari amici, ieri l’Associated Press ha rilanciato una lettera firmata nel 1985 dall’allora cardinale Ratzinger nella quale si consigliava prudenza sulla riduzione allo stato laicale chiesta da un prete pedofilo americano trentottenne che sarà effettivamente dimesso due anni dopo, al compimento dei 40 anni. Come già accaduto nei giorni scorsi, la lettera è stata presentata come un caso di “copertura” da parte del futuro Papa di un prete pedofilo. Le cose non stanno così, e nel giro di qualche ora si è potuto verificare il contesto, ricordando che 1) all’epoca la Congregazione per la dottrina della fede non era competente sui casi di pedofilia e nella lettera si parla soltanto della dimissione dallo stato clericale, non del procedimento, 2) la dimissione dallo stato clericale non si decideva prima del quarantesimo anno d’età, 3) la richiesta era stata presentata dallo stesso sacerdote coinvolto, 4) Ratzinger ha solo chiesto di approfondire il caso e due anni dopo la dimissione dallo stato clericale è arrivata, 5) non c’è stata alcuna copertura del colpevole.
La cosa che più mi stupisce non è il fatto che queste lettere (chissà quante ne avrà firmate Ratzinger durante i 23 anni trascorsi ai vertici dell’ex Sant’Uffizio) vengano pubblicate, quanto il fatto che le si lanci e rilanci senza prima verificare i contesti e le procedure, senza cioè approfondire le circostanze per permettere a chi legge di farsi un’idea. Il che sarebbe esattamente il compito del giornalista. Chi scrive ha commesso molti errori in anni di professione, non mi sento assolutamente in grado di dare lezioni o consigli a nessuno. Però mi sembra, da lettore, di essere di fronte a un pregiudizio ormai stabilito – il Papa-deve-essere-colpevole (magari perché tentano di trascirnarlo in tribunale) – e con questa lente pregiudiziare si cercano appigli, testimonianze, documenti. Che vengono sbattuti in prima pagina senza verificare il caso e spiegarne le circostanze. Ma i fatti restano fatti. E chiunque si sia occupato un po’ di Vaticano sa bene che Joseph Ratzinger su queste vicende – gli abusi sui minori – era considerato poco garantista e più di qualcuno storceva il naso anche in Vaticano per la decisione con cui affrontava questi casi. Mi sembra poi del tutto evidente che vi sia un accanimento concertato che punta a delegittimare l’autorità morale della Chiesa, del Papa, per depotenziarne il messaggio. Con ciò non intendo in alcun modo minimizzare gli scandali ed è sotto gli occhi di tutti che ci sono state sottovalutazioni da parte di diversi vescovi, così come ci sono state azioni frenanti nel caso, gravissimo, del fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel, con molti dei suoi potenti amici e protettori che non volevano credere alle accuse contro di lui. Soprattutto per anni non si è tenuto nella dovuta considerazione il dolore e il trauma delle vittime, che avevano diritto non soltanto alla giustizia e alla riparazione, ma anche a un adeguato sostegno. Mi sembrano importantissime, a questo riguardo, le parole pronunciate ieri da padre Federico Lombardi nel suo editoriale su Radio Vaticana. Parole che purtroppo lo scoop sulla lettera del 1985 hanno fatto passare in secondo piano, ma che vi invito a leggere.

dal blog dell’autore

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