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Le uova di pasqua fabbricate con il cacao raccolto da piccoli africani in schiavitù

25 marzo 2010

Londra, 25. Il cioccolato consumato nel mondo, compreso quello delle uova di pasqua in vendita in questo periodo, è prodotto anche grazie alla riduzione di fatto in schiavitù di migliaia di bambini impiegati nelle piantagioni di cacao nel Ghana e in Costa d’Avorio. Non si tratta, purtroppo, di una notizia nuova, né la tragedia dello sfruttamento del lavoro minorile – grave sempre e in alcuni casi spaventoso – è circoscritta ai due Paesi africani citati, che producono insieme il 60 per cento del cacao mondiale.
Una nuova attenzione su tale fenomeno ha posto però un’inchiesta dell’emittente pubblica britannica Bbc. L’inchiesta, oltre a indicare le responsabilità delle multinazionali alimentari, solleva dubbi anche sul cioccolato venduto attraverso la rete di commercio equo e solidale, che peraltro è certamente più attiva nei controlli. Nel settembre dello scorso anno, per esempio, la cooperativa Kuapa Kokoo, aderente all’organizzazione di commercio equo e solidale Fairtrade, sospese i rapporti con sette delle trentatré comunità di raccoglitori di cacao in Ghana dalle quali si riforniva, dopo che era stato accertato che impiegavano lavoro minorile. Il provvedimento di sospensione fu revocato a gennaio, dopo che la Kuapa Kokoo dimostrò che era stato posto rimedio a tale piaga. Harriet Lamb, direttore esecutivo di Fairtrade in Gran Bretagna, ha risposto alle domande sulla vicenda fatte dalla Bbc affermando che proprio il provvedimento di sospensione dimostra come i controlli interni di Fairtrade funzionino.
L’inchiesta della Bbc ricorda che all’industria del cacao è legata la sopravvivenza di circa dieci milioni di persone. Ma certamente tale industria non garantisce la salute, la sicurezza e la dignità dei bambini utilizzati nei campi, come denunciato più volte sia dall’Organizzazione internazionale del lavoro, sia da diverse organizzazioni e associazioni della società civile, sia dalla parte più attenta della stampa.
Paul Kenyon, inviato del programma Panorama della Bbc, ha visto decine di bambini chinati nei campi del Ghana per circa dieci ore e privati del diritto alla scuola. E alcuni di essi, come il dodicenne burkinese Ouare Tatao Kwakou, erano stati venduti dai trafficanti di esseri umani ai proprietari delle piantagioni. Per il suo lavoro Ouare non ha ricevuto un solo penny per un anno intero. Ma certo c’è chi ha guadagnato dalla sua schiavitù.

(©L’Osservatore Romano – 26 marzo 2010)

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