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Mussavi denuncia l’illegittimità del Governo di Ahmadinejad

3 luglio 2009

Teheran, 2. Il candidato conservatore moderato Mir Hossein Mussavi è tornato ieri a ribadire di considerare illegittima la rielezione del presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad. Dopo che anche l’altro candidato riformista Mehdi Karrubi non aveva riconosciuto la vittoria di Ahmadinejad nel voto presidenziale, il principale partito riformista, Mosharekat, vicino all’ex presidente Mohammad Khatami, ha definito la consultazione del 12 giugno “un colpo di Stato”.
Dal canto suo, il presidente iraniano ha detto ieri a un rappresentante del Governo del Venezuela che la sua rielezione nelle presidenziali è “una grande vittoria per il campo anti-imperialista”. Lo ha riferito l’agenzia ufficiale Irna. “D’ora in poi affronteremo le questioni globali con maggiore forza”, ha aggiunto Ahmadinejad, che parlava al ministro dell’Energia del Venezuela, Rafael Ramirez. L’Iran e il Venezuela staranno l’uno a fianco all’altro “fino alla vittoria finale”, ha detto ancora il presidente iraniano.
Il capo della polizia, Esmail Ahmadi-Moqaddam, ha detto che sono stati venti i manifestanti uccisi nelle proteste seguite alle elezioni e 1.032 gli arrestati, anche se la maggior parte di loro è stata rilasciata su cauzione. Ma Karrubi ha affermato che sono migliaia le persone finite in prigione, nelle manifestazioni o nelle retate condotte casa per casa. E Mussavi ha chiesto di rilasciare questi che ha definito “i figli della rivoluzione”.
Ahmadi-Moqaddam ha aggiunto che un mandato di cattura è stato spiccato anche contro Arash Hejazi, il medico iraniano riparato in Gran Bretagna dopo essere stato testimone dell’uccisione di Neda Aqa-Soltan durante i disordini a Teheran. In un’intervista rilasciata il 26 giugno alla Bbc, Hejazi ha detto di essere lui l’uomo che nel filmato diffuso su Internet in tutto il mondo cercava di rianimare la ragazza colpita da un proiettile e ha accusato un miliziano islamico Basiji di avere sparato. Ahmadi-Moqaddam ha invece affermato che la morte di Neda “è stata una messinscena” e “non ha nulla a che vedere con i disordini”.
Mussavi, dopo l’ultima decisione del Consiglio dei Guardiani di ratificare la vittoria di Ahmadinejad, ha dichiarato sul suo sito di essere “incapace di fare compromessi sui diritti della gente” e quindi di non accettare il responso. Lo stesso ha fatto Karrubi, respingendo le accuse del Governo agli oppositori di aver voluto organizzare una rivoluzione di velluto. “Le rivoluzioni di velluto – ha detto Karrubi – sono avvenute nelle ex Repubbliche sovietiche. Per caso siamo mai stati una di queste, o lo siamo diventati?”.
Sul fronte dei rapporti internazionali dell’Iran la tensione rimane altissima. L’agenzia Fars ha scritto ieri che uno dei dipendenti iraniani dell’ambasciata britannica a Teheran arrestati nei giorni scorsi e ancora in carcere avrebbe avuto “un ruolo rimarchevole” nel promuovere i disordini di piazza. La Gran Bretagna vorrebbe che in segno di solidarietà tutti i Paesi dell’Ue richiamassero temporaneamente per protesta i loro ambasciatori in Iran, ma sulla proposta non c’è consenso. La Svezia, che da ieri ha assunto la presidenza di turno dell’Unione europea, si è impegnata a far sì che il personale delle ambasciate europee a Teheran non sia soggetto ad azioni ostili. Secondo il primo ministro svedese, Fredrik Reinfeldt, è importante “non isolare l’Iran dal resto del mondo e fare in modo che la nostra reazione non fornisca a Teheran la scusa per l’uso della violenza e della repressione”. Intanto, l’agenzia iraniana Fars ha riferito che tre dei quattro dipendenti della legazione britannica a Teheran sono stati rilasciati. Ne resterebbe in carcere soltanto uno. Londra ha negato qualsiasi intervento, ed è stata difesa ieri dallo stesso Reinfeldt, il quale ha definito le accuse di Teheran “totalmente infondate”.
Anche il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha chiesto nuovamente che la protesta libera sia garantita in Iran. Quanto al programma nucleare di Teheran, Frattini ha detto che è prematura l’adozione di nuove sanzioni, ma ha aggiunto che “bisogna esplorare i margini utili per riprendere la strada di un dialogo”. Ma il capo di Stato maggiore interforze iraniano, Hassan Firuzabadi, ha affermato che i Paesi dell’Unione europea “non sono più qualificati per avere trattative con l’Iran” a causa delle “interferenze e dell’ostilità che hanno mostrato verso la nazione iraniana”.
Infine, la Casa Bianca ha definito scioccante la versione fornita dalle autorità iraniane circa la morte di Neda Agha Soltan, diventata il simbolo della rivolta. La versione fornita dalla polizia iraniana che indaga sull’episodio secondo il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, “è indicativa della campagna di disinformazione in corso su quanto sta avvenendo. Credo che l’idea che la morte di un’innocente possa essere una messa in scena anche se viene da loro, è scioccante”.

(©L’Osservatore Romano – 3 luglio 2009)

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