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Massiccia offensiva dei marines nel sud dell’Afghanistan

3 luglio 2009

Kabul, 2. Massiccia offensiva dei marines nel sud dell’Afghanistan contro i talebani. All’operazione, che interessa in particolare la valle dell’Helmand, partecipano quattromila marines e altri militari statunitensi assieme a circa 650 soldati e agenti di polizia afghani. Sono mobilitati anche cinquanta aerei e decine di elicotteri. L’operazione ha il nome in codice di “Khanjar”, (colpo di spada). Ciò che la rende diversa da quelle condotte in precedenza, ha spiegato il generale di brigata Larry Nicholson, è “la massiccia entità delle forze impiegate”, come pure il fatto che questa volta si punta a tenere le posizioni che verranno strappate ai talebani. “Dove andremo, resteremo” ha dichiarato il generale Nicholson.
Il riferimento implicito, segnala l’agenzia Ansa, è agli avvenimenti di due anni e mezzo fa. Sul finire del 2006, mesi dopo essersi insediate nel distretto di Musa Qala, truppe britanniche erano state costrette a ritirarsi a causa dei quotidiani attacchi dei talebani che presero l’omonima città nel febbraio 2007, installandovi un’amministrazione-ombra.
La valle dell’Helmand, in cui si coltivano grano e oppio, è controllata in gran parte dai talebani che hanno resistito per anni a offensive delle forze Nato guidate dalla Gran Bretagna. Gli Stati Uniti, negli ultimi mesi, hanno inviato nella provincia di Helmand 8.500 marines:  è stato il maggiore dispiegamento di forze nell’ambito dell’annunciato aumento di truppe americane dai trentaduemila uomini di inizio anno ai sessantottomila previsti per la fine del 2009.
L’Helmand è la maggiore provincia afghana per estensione ed è uno dei bastioni talebani nel sud del Paese. Vi si produce più della metà dell’oppio afghano che, a sua volta, alimenta il 90 per cento del mercato mondiale dell’eroina. La popolazione della provincia è soprattutto pashtun, il maggiore gruppo etnico afghano tradizionalmente dominante nel Paese.
Intanto si è appreso che ieri, sempre nel sud, due soldati della Nato sono stati uccisi, e altri sei sono rimasti feriti, dall’esplosione di un ordigno. Sempre ieri il rappresentante permanente degli Stati Uniti presso la Nato, Ivo Daalder, ha chiesto ai Paesi europei più fondi e uomini per l’Afghanistan. La richiesta è stata fatta durante una conferenza stampa a Berlino.
E il ministro della Difesa tedesco, Franz Josef Jung, ha reso noto che la Germania si ritirerà dall’Afghanistan entro cinque, dieci anni, quando cioè il Paese sarà in grado di garantire la propria sicurezza. Il ministro ha spiegato che i tempi esatti dipenderanno dai progressi che la Germania riuscità a fare nella formazione delle forze di sicurezza afghane:  quanto più rapidamente questo avverrà, tanto più velocemente si sarà raggiunto lo scopo, ha detto Franz Josef Jung.
E una strategia unitaria in grado di far uscire l’Afghanistan dalla crisi è stata sollecitata dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. La comunità internazionale deve voltare pagina nel Paese, adottando una visione strategica unitaria che comprenda le dimensioni dello sviluppo, della sicurezza e della riconciliazione, ha raccomandato Ban Ki-moon. Ieri il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è riunito al Palazzo di Vetro per discutere la situazione nel Paese. Sul fronte pakistano, intanto, si segnala che oggi un attentato suicida, a Rawalpindi, ha provocato la morte di sei persone. Ieri in un’ operazione dell’esercito sono rimasti uccisi trenta talebani. L’offensiva è stata condotta nella regione tribale del Khyber, dove si registra una nutrita presenza di estremisti islamici. Si è poi appreso che un ordigno collocato sul ciglio di una strada, alla periferia della città di Peshawar, ha provocato la morte di due agenti di polizia impegnati in un’azione di pattugliamento; quattro civili sono rimasti feriti.

(©L’Osservatore Romano – 3 luglio 2009)

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