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I martiri anonimi della nostra quotidianità

3 luglio 2009

“Oggi ricordiamo e celebriamo, insieme ai primi martiri della Chiesa di Roma, di cui non si conosce il nome e l’identità, i tanti martiri anonimi della nostra quotidianità, le tante persone che vivono nel silenzio, al di là dei clamori delle cronache, la sofferenza, il disagio, la solitudine, la perdita degli affetti, sperimentando, però, in tutti questi momenti, la luce, il conforto, il coraggio che scaturisce dalla fede nel Cristo morto e risorto”. Con queste parole si è aperta l’omelia dell’arcivescovo Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, durante la concelebrazione eucaristica, svoltasi nella chiesa di Santa Maria in Camposanto martedì 30 giugno, festa dei Protomartiri romani.
Come ogni anno la Pontificia Accademia Cultorum Martyrum ha voluto organizzare questo momento liturgico, concluso, dopo la messa, da una processione eucaristica lungo i viali della Città del Vaticano, passando per via delle Fondamenta, piazza del Forno e quindi per piazza del Governatorato. Da qui il corteo è giunto alla piazzetta dedicata proprio ai Protomartiri romani, dinanzi al Camposanto teutonico, sede ufficiale della Schola Collegii.
Qui l’arcivescovo Ravasi ha impartito la benedizione eucaristica a conclusione della processione, alla quale hanno partecipato fedeli provenienti da tutta Roma e rappresentanze di diverse congregazioni religiose, insieme a delegazioni del Sovrano militare Ordine di Malta, dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, dell’Associazione Santi Pietro e Paolo, della Guardia palatina d’onore e della Gendarmeria pontificia, oltre ai numerosi sodali dell’Accademia, con il magister Fabrizio Bisconti, il sacerdos Pasquale Iacobone, che ha curato la parte liturgica, e i consiglieri. La banda della Città del Vaticano e il coro della parrocchia di Sant’Anna hanno animato il rito.
Quest’anno due motivi hanno reso particolarmente significativa la ricorrenza:  il centotrentesimo anniversario della fondazione dell’Accademia – in origine denominata Collegium Cultorum Martyrum – e la chiusura dell’Anno paolino. Riferendosi proprio a quest’ultimo, l’arcivescovo Ravasi ha commentato un brano della seconda lettera di san Paolo a Timoteo (4, 1-8) dal quale è tratto il suo motto episcopale Praedica verbum, “annuncia la Parola”. Un brano – ha sottolineato – quanto mai attuale poiché offre quasi uno spaccato dell’odierna situazione culturale e sociale, nella quale in tanti rifiutano il confronto con la verità della fede cristiana e danno ascolto a messaggi veicolati soprattutto dalle moderne tecnologie informatiche, che producono spesso superficialità e banalità, omologazione e appiattimento spirituale e culturale.
Per Ravasi dunque le parole di Paolo sono rivolte “proprio a noi”, per “una sempre più consapevole adesione al Vangelo e una coraggiosa testimonianza di fede”. La donazione che Paolo ha fatto di sé nel martirio, seguendo Cristo, come pure l’offerta della propria vita compiuta da tanti fedeli delle prime generazioni cristiane di Roma – ha concluso il presule – diventano per noi un appello costante alla vigilanza e alla testimonianza della fede, in una realtà sociale e culturale che tende a far scomparire la verità dietro le menzogne e le troppe parole inutili o prive di senso. (pasquale iacobone)

(©L’Osservatore Romano – 3 luglio 2009)

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