Skip to content

Gli “insetti senza frontiere” di Ceronetti

3 luglio 2009

di Oddone Camerana

Con i 343 pensieri pubblicati in Insetti senza frontiere (Milano, Adelphi 2009, pagine 172, euro 12) Guido Ceronetti torna ai suoi lettori, ripresentandosi col volto di ieri, quello dell’erudito, dell’esegeta, del poeta filosofo, del traduttore che scava nei testi, già maestro di citazioni, comparatista temerario. Reindossata la veste dell’indagatore, dietro alla quale si erano messi in marcia poco alla volta alcuni sparuti e solitari seguaci, eccolo oggi, come il filatelico quale si definisce (n.193), riaccendere la lampada magica puntata sui frammenti sapienziali della sua collezione.
Ma lo fa potenziato dall’esperienza, dalla sicurezza e dai felici risultati ottenuti dall’essere diventato “teatrante di strada”.
Cabarettista, cantastorie, autore di ballate e canzoni, per la verità Ceronetti lo è sempre stato fin dagli anni giovanili, ma si trattava ancora di un’attività privata che ha trovato sfogo e ascolto solo in seguito. Fatto sta che la scrittura aforistica, erudita e filosofica del “filosofo ignoto” – uno dei tanti doppi e alter ego nei quali lo scrittore torinese ama fondersi – porta oggi i segni dello show business, termine da intendersi anch’esso nelle particolari misure ceronettiane.
Ritenendosi “chiamato dalle messeinscene” (n.253), fattosi uomo del “teatro di strada come santuario” e lasciata la casa borghese “una delle nostre più perverse e vane ossessioni… la casa è galera a vita… offre all’angelo della morte indirizzi sicuri. Attira il crimine, la rissa, il lutto… bisogna odiarle sempre, e mai cercarle, mai desiderarle, queste dannate case” (n.60), Ceronetti si è trasferito nella Tenda Filosofica (n.237), “una tenda, un lume, qualche nota nascosta di shamishen o altre corde” formula abitativa esistenziale che interpreta il bisogno di Aperto, una delle dimore filosofiche a cui Ceronetti vuole tendere a partire dal messaggio ricevuto dalle Baccanti libere a spasso sul monte Citerone.
Irrobustito da un’operazione di marketing poetico e filosofico, operazione unica nel suo genere, Ceronetti riesce così a mettere in scena la sua erudizione, il suo pensiero, i suoi gusti (n.216), fin il suo brancicare (n.173), facendone un recital, una specie di varietà esoterico che non ha precedenti, un po’ come è avvenuto con l’allestimento scenografico imposto allo Statuario del Museo Egizio di Torino che “rischia di trasformare il mistero in spettacolo del mistero” per usare la felice definizione data all’allestimento stesso da un lettore de “La Stampa”.
C’è dunque oggi ciò che non c’era ieri, un Ceronetti che piace a livello popolare, ospite della fortunata trasmissione televisiva “Che tempo che fa”, un Ceronetti che è riuscito a creare una comunità di largo consenso. C’è in questo un qualcosa che fa pensare al Woody Allen scrittore regista e sceneggiatore, amato per i suoi capricci, le sue tenerezze, il suo humour freddo. È il Ceronetti che con grazia tutta sua (n.248) invoca una recensione in tempi in cui se ne scrivono poche, che si chiede “perché lavarsi?” in regime di penuria crescente di acqua (n.239), che mette a nudo le sofferenze dell’età (n.222), che fruga nelle intimità corporali (n. 242 e 244), come non farebbe nessuno senza l’aiuto del distacco marionettistico di cui è capace Ceronetti.
Tra le aspirazioni “se mai mi trovassi libero spirito nell’aria” (n.120), Ceronetti indica quella di “venir portato dal vento fino al Prado, deserto per l’avanzata ora notturna”, a contemplare le Las Meninas di Velásquez, ma non dice poi il perché di questo suo desiderio. Un’ipotesi potrebbe essere quella per cui i nani invalidi raffigurati in una parte del famoso dipinto rappresentano l’inversione dell’ordine, la centralità del diverso e del disabile, la disabilità della vita stessa, dimensione alla quale Ceronetti dedica molte delle sue riflessioni.
Faccio questa ipotesi a titolo di esempio di come l’incompiuto, il non finito dei singoli atti del recital ceronettiano sia pieno di allusioni e di inviti allo spettatore di completare gli accenni lanciatigli. Di qui le ragioni del successo dovuto anche all’oscurità di molti dei suoi testi che, se intimoriscono, fanno comunque sentire parte di una confraternita speciale ed eletta. Non tutto deve o può essere inteso, come peraltro succede in ogni spettacolo dove “semplicemente quel messaggio (incompreso) non era destinato a te. Il messaggio, là dove deve arrivare, arriva” (n.23), e non ti devi preoccupare se non sei in indirizzo.
Come parte del genere “intrattenimento”, il testo ceronettiano rispetta l’obbligo di essere presente su tanti temi:  dalla biblistica alla medicina, all’economia, alla filosofia, all’epigrafia, all’astrofisica, alla geriatria. Piace la tenacia dimostrata dall’autore di non tirarsi indietro da qualsiasi argomento gli si presenti, purché chi legge tenga presente che quello di Ceronetti non è solo o non tanto un riflettere sulle cose, quanto un definirle e un profetare su di esse, un ragionare dove le parole sono “grida” (n.236), “urla” (n. 251) che contengono richieste di salvezza.
Può succedere che per fissare nella memoria una sintesi del pensiero del libro ci si eserciti nella stesura di una rassegna antologica composta da alcuni dei pensieri più significativi sparsi nel libro stesso. Ed ecco cosa viene fuori:  che, intesi come popoli, gli insetti sono meno infelici del popolo umano; che è meglio avere figli non carnali che procrearne; che la sofferenza sembra essere diventato l’unico assurdo, implacabile, mortificante scopo dell’uomo; che la vita è male assoluto; che la morte non è più vista nella sua veste di liberatrice come dovrebbe avvenire; che siamo costretti a vivere anche quando non ne abbiamo più voglia, che le famiglie sono diventate fabbriche di vecchi; che in caso di disgrazie che siamo costretti a vivere anche quando non ne abbiamo più voglia; che la compassione per i bimbi è sproporzionata rispetto a quella dovuta ai vecchi; che la natura è un crimine; che l’uomo fa orrore e va rinnegato; che la pace è un’illusione pericolosa.
Posto che in tutto ciò vi sia del vero, vero è anche che, presentati in questo modo riassuntivo, i pensieri del filosofo ignoto assumono l’aspetto allo stesso tempo di luoghi comuni di una disfatta quello di morsicature inflitte da un superinsetto in missione punitiva. Recuperati e riscattati dalla scrittura in cui invece li si legge, riprendono buona parte della loro energia. Ciò non toglie che una buona dose del loro effetto di terra bruciata sia dovuto all’impulso dato loro dal bisogno di farsi strada e di bucare lo schermo. E così viene un dubbio:  perché succede che pur di raggiungere il traguardo del capolavoro del grande chef, la forza di molti aforismi rischia di compromettere quel poco di felicità riservata a ciascuno dalla vita?
Tolti i fanatici della contemporaneità, la maggioranza dei viventi non si affida più di tanto alle meraviglie del web, dell’informatica, delle autostrade, degli ipermercati, della tecnologia, della tecnomedicina. Le accetta, pensando che la Felicità non esiste, ma che esistono solo momenti felici di cui si accontenta di stringere qualche frammento. Una regola aurea questa del “fare” nota anche a Ceronetti, il primo ad averla messa in pratica con circa cinquanta volumi pubblicati, viaggi, riflessioni, narrazioni, conversazioni, saggi, testi teatrali, poesie. Più che la figura dell’intellettuale, egli evoca quella della persona che ha capito, se così si può dire, la formula della felicità: quella di essere attivo.
Tradurre, scrivere, cucinare, disegnare, fare la spesa, visitare persone, sbrigare la corrispondenza, telefonare, andare a una mostra, entrare in una chiesa, vedere, guardare, comprare, attaccare francobolli, impostare, camminare, entrare, uscire, riposare, cantare, apparecchiare, cercare… Perché non parla anche di questo? È da lì che la vita comincia.

(©L’Osservatore Romano – 3 luglio 2009)

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: