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Una statua per Wojtyla al policlinico Gemelli

1 luglio 2009

Roma, 1. “Non abbiate paura!”:  la vigorosa esortazione pronunciata da Giovanni Paolo II, il 22 ottobre 1978 nella messa per l’inizio del pontificato, è il nome della scultura che l’Università Cattolica del Sacro Cuore ha inaugurato, ieri, in sua memoria nel piazzale del Policlinico “Agostino Gemelli” di Roma. Realizzata dello scultore toscano Stefano Pierotti, la statua di marmo alta 4,6 metri – ricavata da un blocco proveniente dalle cave di Carrara dal peso originario di oltre 47 tonnellate – è stata benedetta dal cardinale Stanislaw Dziwisz, arcivescovo metropolita di Cracovia e segretario particolare di Karol Wojtyla sin dal 1966 a Cracovia e poi durante i 27 anni del suo pontificato, alla presenza, tra gli altri, del rettore dell’ateneo Lorenzo Ornaghi e di Francesco Sisinni, già direttore generale del ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Il monumento sorge nel piazzale d’ingresso del Gemelli, dove Giovanni Paolo II è stato ricoverato nove volte (per un totale di 153 giorni e 152 notti), a partire dal 13 maggio 1981, giorno dell’attentato, fino all’ultimo ricovero del marzo 2005. Su quel piazzale il Papa era solito affacciarsi dalla finestra del decimo piano per recitare l’Angelus e benedire i fedeli.
Come ha sottolineato nel volume fotografico Non abbiate paura. Il monumento a Giovanni Paolo II di Stefano Pierotti (Milano, Vita e Pensiero, 2009, pagine 103, euro 35), il cardinale Dziwisz ha ricordato che il Policlinico Gemelli è stata la prima meta toccata da Papa Giovanni Paolo II al di fuori dei confini vaticani. Il pomeriggio del 18 ottobre 1978, appena due giorni dopo la sua elezione, il Pontefice si recò infatti a visitare monsignor Andrzej Deskur, suo amico e futuro cardinale, lì ricoverato.
“Il Vaticano Uno – disse il Papa in un’altra occasione – sta in piazza San Pietro, il Vaticano Due è a Castel Gandolfo, il Vaticano Tre è diventato il Policlinico Gemelli”
“Era l’ironia – ha riconosciuto il porporato – con cui egli sapeva stemperare i momenti di maggior tensione. Ma, battuta a parte, non era molto distante dalla realtà:  effettivamente sentiva il Gemelli un po’ casa sua. Era l’ospedale “cattolico” per eccellenza; inoltre era collegato a un’università, dove studiavano migliaia di giovani, gli interlocutori da lui preferiti. Come non amare quel posto, che sarebbe diventato l’altare simbolico dove avrebbe offerto la sua vita?”.
“Da questo luogo egli ha insegnato a tutta la Chiesa come si vive e come si muore con il Signore. Il Policlinico Gemelli è stata una sua originale “cattedra”. Per questo il nome dell’ospedale rimarrà inscindibile rispetto alla memoria di questo Papa”.
“Dalla finestra del decimo piano – ha concluso il cardinale Dziwisz – egli ha benedetto la folla dolente, e ora dal centro del piazzale, dove è stata con squisita sensibilità elevata la sua effigie, continuerà a vigilare su questo luogo e a benedire quanti vi arriveranno. E quanti qui serviranno il dolore dell’uomo”.
Una statua per suggellare “l’intrecciarsi della vicenda umana di Giovanni Paolo II con il Policlinico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore”. Nelle parole del rettore dell’ateneo, si coglie il senso dell’opera. La statua di Giovanni Paolo II – ha ricordato Ornaghi – è destinata “a costituire ben più di un monumento, affinché la memoria resti viva e possa essere consegnata intatta alle generazioni che verranno”, ed è collocata “alla base della rampa da cui lo sguardo  si  alza  direttamente  a  quella finestra del decimo piano, che per sempre resterà indicazione e rappresentazione visibile della cattedra di dolore, di  speranza  e  di  riconoscenza a Dio”.

(©L’Osservatore Romano – 2 luglio 2009)

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