Skip to content

Ricordo di Pina Bausch

1 luglio 2009

di Silvia Guidi

“Cosa non ti piace di te? Cosa ti fa soffrire di più? Di cosa hai paura?” sono alcune delle domande dei famosi questionari che Pina Bausch proponeva ai suoi danzatori durante le prove degli spettacoli, quando le coreografie nascevano ancora dal dialogo sugli interrogativi più pressanti della vita; non un trucco da prestigiatori per strappare l’applauso a un pubblico distratto, ma una lente fatta di musica, parole, figure infagottate in cappotti troppo lunghi o perse in un mare di foglie secche – come in Blaulbart del 1973, l’atto di nascita del suo teatro danza – puntata su qualcosa che ci riguarda. Caffè Müller, il suo capolavoro, potrebbe essere ambientato in un bar di periferia o nella sala d’aspetto di una stazione; giacca e pantaloni per gli uomini, sottovesti o lunghi abiti da sera per le donne prendono il posto di calzamaglie e scarpette di raso per far capire a chi guarda che si sta parlando della vita vera. Nella scena più celebre, un uomo mette in posa una coppia come per la fotografia di un passo di tango, poi solleva la donna per deporla tra le braccia del partner:  ci riesce solo per un attimo, perché l’abbraccio non tiene, non ha la forza di permanere nel tempo. La coppia si sfalda, le braccia si allontanano e la donna scivola a terra; si rialza subito, l’uomo cerca di nuovo di far stare in piedi i due ballerini, li affida di nuovo l’uno all’altra, ma la stanchezza prevale e tutto ricomincia. La scena si ripete due, tre, dieci volte, mentre i gesti si fanno sempre più nervosi e convulsi e la lotta contro l’inerzia sempre più disperata; intorno gli altri ballerini corrono in un labirinto di sedie rovesciate, si perdono, si ritrovano, inciampano, sbattono lungo le pareti, mentre la sagoma sottile di Pina Bausch percorre lo spazio reso immenso dalla musica di Henry Purcell come una fiamma bianca nel buio. Quaranta minuti di pas-de-deux smontati e rimontati lungo rette sghembe e geometrie non convenzionali bastano a rendere l’incanto dell’incontro e la deperibilità dell’amore, la sua strutturale fragilità, anche nella prossimità di una vita condivisa.
Se ne è andata in fretta Philippine – questo il nome per esteso della Bausch, “la donna che non ha vinto il Nobel per la danza solo perché non esiste” ha scritto di lei la “Frankfurter Allgemeine Zeitung” – senza il tempo di far preoccupare i suoi ragazzi del Tanztheater Wuppertal. Non voleva interrompere le prove o distrarli dal loro lavoro; erano attesi al Festival dei due mondi di Spoleto, dove sabato andrà in scena il suo ultimo spettacolo, Bamboo blues. È morta il 30 giugno; a fine luglio avrebbe compiuto 69 anni. Non amava le cerimonie degli addii nella vita, preferiva descriverle sul palco con i gesti lunghi e misurati dei suoi ballerini-attori, a cui faceva recitare poesie e declamare testi; una sorta di metodo Stanislavskij applicato alla danza che le ha permesso di sviluppare un linguaggio inconfondibile. La sua carriera è segnata da una lista lunghissima di riconoscimenti:  l’immagine dell’adolescente e timidissima Pina che trascorre i suoi giorni sotto i tavoli del ristorante del padre e osserva in silenzio gli avventori è la prima di un’agiografia che contempla pure lo sconforto della ballerina in erba dai piedi troppo lunghi (a dodici anni aveva già il 41) per le scarpette a punta della “classica”. Ma anche senza l’handicap dell’altezza Pina avrebbe comunque preferito la dura bellezza dell’espressionismo tedesco – o l’autoironia da cabaret, come nella struggente The man I love di George Gershwin recitata con la lingua dei segni – alla perenne sfida alla forza di gravità in tulle bianco della danza ottocentesca. Trent’anni dopo, il “teatro totale” di Pina Bausch “è un mito, una pietra di paragone”, anche se “siamo lontani dalla salvifica drammaticità di allora”, scrivono Daria Deflorian e Antonio Tagliarini presentando Rewind, il loro omaggio a Cafè Müller; forse perché “siamo lontani da noi, spossati dal troppo aver visto, nuova forma di cecità”.

(©L’Osservatore Romano – 2 luglio 2009)

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: