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Nuovi attacchi alle forze dell’ordine in Daghestan e Inguscezia

1 luglio 2009

Mosca, 1. Nuovi attacchi alle forze dell’ordine in Daghestan e Inguscezia, le due più instabili Repubbliche russe del Caucaso del nord, dove secondo alcuni esperti sarebbero attivi complessivamente non meno di ottocento guerriglieri, di cui metà in Cecenia.
In Daghestan, in due differenti episodi, nella notte sono morte due persone e altre quattordici sono rimaste ferite, mentre in Inguscezia è stata presa di mira la casa di un dirigente di polizia distrettuale ma senza conseguenze. Il primo attentato, riferiscono le agenzie, si è verificato dopo la mezzanotte, quando uomini armati hanno aperto il fuoco contro la stazione di polizia di Derbent ferendo otto agenti, di cui uno poi è morto all’ospedale. Poco dopo un’auto è esplosa nelle vicinanze della stessa caserma, ferendo altri tre poliziotti e quattro civili. Nell’auto è stato rinvenuto il cadavere del conducente, che i guerriglieri – secondo la polizia – avrebbero ucciso per impossessarsi del veicolo e usarlo nell’attentato. In Inguscezia, sempre nella notte, i ribelli hanno aperto il fuoco, anche con il lancio di granate, contro l’abitazione di Aslan Khantigov, capo della polizia distrettuale del dipartimento di Nazran: la casa è rimasta seriamente danneggiata, ma nessuno è stato ferito nell’attentato.
Nel frattempo la sesta sessione dei colloqui tra la Russia e la Georgia dopo la guerra dell’agosto scorso sono iniziati oggi a Ginevra in un contesto difficile dove la questione della fine della missione dell’Organizzazione per la sicurezza e cooperazione in Europa (Osce) e delle Nazioni Unite sul terreno dopo diciassette anni verrà affrontata. Russi e georgiani, come pure i rappresentanti delle due regione separatiste georgiane dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud sono arrivati per la riunione destinata a stabilire i meccanismi di sicurezza nel Caucaso e che si svolgono sotto l’egida dell’Unione europea, dell’Onu e dell’Osce.
Secondo fonti diplomatiche – citate dall’agenzia Afp – la Russia potrebbe sollevare la questione nel quadro di questi colloqui di Ginevra, affermando che la fine della presenza dell’Osce e dell’Onu nell’ex zone di conflitto potrebbero rimettere in discussione la loro presenza al negoziato in Svizzera. Il mandato dell’ultima missione dell’Osce è scaduto ieri. Le autorità russe avevano messo il loro veto il 15 giugno scorso al Consiglio di sicurezza dell’Onu sul rinnovo del mandato della missione di osservatori delle Nazioni Unite in Georgia (Monug), provocando di fatto la fine delle attività di questa missione. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, che si trova in missione in Giappone, ha dato ieri la disponibilità delle Nazioni Unite a proseguire il loro impegno nel Caucaso nonostante la fine della loro missione in Georgia.
Ha dunque chiuso i battenti ieri in Georgia, dopo diciassette anni di presenza, la missione dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Lo ha riferito l’agenzia Interfax citando i canali televisivi georgiani, che hanno diffuso le immagini della partenza tra il disappunto dei residenti. “Gli osservatori dell’Ue che rimangono nella zona di Tskhinvali si troveranno in difficoltà nell’adempiere alle loro funzioni dopo la chiusura della nostra missione e questo potrà avere effetti negativi sulla sicurezza della popolazione locale”, ha dichiarato il capo della delegazione dell’Osce, Terry Khakkala, esprimendo tutto il suo rincrescimento.
La missione, composta da una ventina di osservatori non armati, si trovava nel villaggio di Karaleti. La sua presenza era legata alle tensioni con le due regioni georgiane secessioniste dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, la cui indipendenza è stata riconosciuta da Mosca dopo la guerra dell’agosto scorso contro Tbilisi.

(©L’Osservatore Romano – 2 luglio 2009)

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