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Non si allenta in Europa la morsa della crisi

1 luglio 2009

Londra, 1. Non si allenta in Europa la morsa della crisi. Mentre Inghilterra e Irlanda registrano pesanti crolli del prodotto interno lordo, in molti Paesi della zona euro l’inflazione cala a livelli imprevisti. La situazione è complessa e gli analisti stentano a trovare il bandolo della matassa.
Il prodotto interno lordo (pil) della Gran Bretagna nel primo trimestre di quest’anno ha segnato una contrazione del 4,9 per cento, la più forte mai registrata dalle serie storiche disponibili. Il dato è stato diffuso dall’agenzia Bloomberg che cita l’ufficio statistico inglese, secondo cui il pil britannico ha segnato un meno 4,9 per cento su base annua, rivisto in peggio rispetto alla stima precedente di un meno 4,1. Si tratta del calo più forte dal 1958. Su base trimestrale, il pil è sceso del 2,4 per cento (contro il meno 1,9 della stima precedente), contrazione che non si vedeva dal 1979. Secondo i dati forniti dall’Office for National Statistics (Ons), il pil britannico ha segnato un calo del 2,4 per cento a partire dall’inizio dell’anno. “La revisione al ribasso – ha spiegato alla Reuters l’economista Jonathan Loynes – lascia chiaramente una piattaforma molto debole per la crescita di quest’anno; ora sembra più realistico che il pil si fermerà a meno quattro per cento o peggio, invece che al meno 3,5 come precedentemente dichiarato”.
Le cose non stanno andando bene nemmeno in Irlanda, dove è stato registrato un calo del prodotto interno lordo pari all’8,5 per cento nel primo trimestre 2009 dopo il meno otto dei tre mesi precedenti. Un crollo record, secondo la Bloomberg.
Nell’Unione europea l’inflazione continua a scendere. Per la prima volta nella sua storia, ieri la zona euro ha registrato un tasso di segno negativo, sia pur minimo:  meno 0,1 a giugno. In Italia il tasso ha toccato i minimi degli ultimi 41 anni. L’indice nazionale dei prezzi al consumo a giugno è arrivato a segnare una crescita dello 0,5 per cento annuo (dallo 0,9 di maggio), il livello più basso da settembre 1968, quando si attestò al più 0,4.
Il rallentamento in Italia è sostenuto soprattutto dal calo dei prezzi dei beni (passati nel confronto annuo dall’incremento dello 0,1 per cento di maggio alla contrazione dello 0,4 di giugno) e dalla decelerazione del tasso di crescita per i servizi (passati dal più 1,9 al più 1,7, sempre rispetto a un anno fa). In termini congiunturali (più 0,1 la variazione dell’indice), tra le varie voci, il prezzo del pane risulta stabile, la pasta in calo dello 0,5. Al contrario, spinte al rialzo arrivano dai carburanti:  la benzina verde è aumentata in un mese del 6,4 per cento e il gasolio del 2,2, sempre rispetto a maggio. Per i trasporti, invece, quelli ferroviari hanno registrato un incremento dell’1,4, i marittimi del 5,8, mentre il trasporto aereo ha segnato un calo del 4,6 a maggio (meno 18,9 per cento su base annua). “I cittadini non riducano i consumi per avvitarci nella crisi”, ha chiesto il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. “La congiuntura è molto negativa, ma se lavoriamo tutti insieme riusciremo a sconfiggere questa crisi”, ha detto il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. “Il rischio vero – ha aggiunto – è che un pezzo del sistema produttivo non ce la faccia a riaprire a settembre”.
Nel frattempo, sul fronte dell’occupazione la crisi sta facendo sentire i propri effetti anche in Asia. Saranno oltre 223.000 i posti di lavoro a termine e irregolari che andranno persi in Giappone fino al settembre 2009 con un incremento del 3,2 per cento sulle analoghe stime formulate il mese scorso. A prevederlo è il rapporto pubblicato a Tokyo dal ministero della Sanità, del Lavoro e del Welfare, secondo il quale nello stesso periodo verranno a mancare circa 35.000 posti di lavoro regolari (più 32,6 per cento sulle proiezioni di maggio). Complessivamente, dall’analisi dei dati raccolti – spiegano i responsabili del ministero – emerge la tendenza delle aziende che, in risposta alle difficili condizioni economiche generali, dopo aver tagliato il più possibile i posti di lavoro a termine, si apprestano ora a intervenire anche nella fascia di impiego considerata più sicura, cioè composta da dipendenti con regolare contratto a tempo indeterminato. Su base territoriale, poi, la perdita di posti di lavoro si concentra maggiormente nella prefettura centrale di Aichi, dove ha sede il gigante dell’auto Toyota e il suo indotto produttivo. Una zona in cui i tagli stimati di impieghi non regolari ammontano a 37.000 unità.
Il primo ministro nipponico, Taro Aso, ha assegnato oggi a Yoshimasa Hayashi, ex ministro della Difesa, la delega alle Politiche economiche e fiscali, detenuta finora da Kaoru Yosano, il superministro dell’Economia che ora conserva la guida del dicastero delle Finanze e il portafoglio dei Servizi finanziari. La decisione di Aso è stata resa nota durante la riunione odierna di Gabinetto. Ancora incerta, invece, è la portata della nomina, visto che da alcuni giorni fonti di stampa parlano della volontà del premier di avviare un profondo rimpasto nell’Esecutivo e nei vertici del suo partito, il Liberaldemocratico, in vista delle elezioni politiche.

(©L’Osservatore Romano – 2 luglio 2009)

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