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Concluso il semestre della Repubblica Ceca – Dal primo luglio la Svezia alla presidenza dell’Ue

30 giugno 2009

di Francesco Citterich

A mezzanotte del 30 giugno scade il mandato del semestre della Repubblica Ceca come presidente di turno del Consiglio dei ministri dell’Unione europea. Secondo il consueto meccanismo di rotazione, dal primo luglio l’incarico sarà ricoperto dalla Svezia.
Nonostante le pessimistiche previsioni della vigilia, soprattutto a causa del fatto che il presidente, Vaclav Klaus, è un euroscettico convinto e con il Governo di Praga caduto nel pieno della presidenza di turno, gli analisti politici hanno indicato che il semestre ceco è stato soddisfacente. Durante l’ultimo vertice di Bruxelles tenutosi sotto la presidenza ceca sono stati raggiunti tre significativi risultati:  l’unanime sostegno politico all’attuale presidente della Commissione Ue, José Manuel Durão Barroso, per un secondo mandato; una prima intesa sulla riforma della vigilanza finanziaria (la revisione che prevede l’istituzione di tre autorità europee per la vigilanza su banche, assicurazioni e Borse) e l’importante accordo sul pacchetto di garanzie all’Irlanda. Secondo quest’ultima intesa, le garanzie – che includono la parola protocollo, come espressamente richiesto da Dublino – serviranno all’Irlanda per indire un nuovo referendum sul Trattato di Lisbona nella prima settimana di ottobre, dopo quello con esito negativo che nel giugno del 2008 ha paralizzato il processo di ratifica del nuovo testo base, congelando la riforma istituzionale dell’Ue. Per entrare in vigore, il Trattato di Lisbona deve ottenere la ratifica da parte di tutti i Ventisette Parlamenti dell’Ue. Finora il documento è stato omologato da venticinque Stati. All’appello mancano l’Irlanda, appunto, e la Repubblica Ceca. Il semestre ceco è stato anche contraddistinto dal voto per le europee. Una consultazione che, oltre al forte astensionismo, ha visto la netta affermazione dei partiti conservatori e il crollo delle forze progressiste.
Dal primo gennaio del 2010 sarà la Spagna a subentrare alla Svezia nella funzione di presidente di turno dell’Ue. Poi, nel secondo trimestre del prossimo anno e nel primo semestre del 2011, il compito toccherà invece al Belgio e all’Ungheria. I Governi dei tre Paesi hanno già deciso di formare una presidenza collegiale con l’obiettivo di affrontare congiuntamente le grandi sfide dell’Europa, dalla crisi economico-finanziaria, all’agenzia sociale, fino alla lotta contro i cambiamenti climatici. Quest’ultimo punto è di grande rilevanza e dovrà tenere conto delle conclusioni che usciranno dalla Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite, che avrà luogo a fine anno a Copenaghen. Per scongiurare un ulteriore surriscaldamento della Terra e ridurre il carico degli scarichi nocivi a effetto serra, la futura presidenza svedese ha già annunciato l’intenzione di fare pagare una tassa sulle emissioni di anidride carbonica in tutti gli Stati membri dell’Unione europea.
Il programma del semestre di presidenza di Stoccolma verrà presentato ufficialmente al Parlamento di Strasburgo nei prossimi giorni, ma se ne possono anticipare alcune priorità. Molto risalto, ovviamente, sarà dato alla grave crisi economica, che si è ormai fatta sentire in tutti i 27 Paesi dell’Ue, con gli interventi da attuare per scongiurare il pericolo della recessione e le strategie di rilancio per la crescita. Ampia anche l’agenda di politica estera. Tra i principali punti, il ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, ha evidenziato il proseguimento della politica di allargamento dell’Ue. Particolare importanza verrà dedicata alla delicata situazione nel Vicino Oriente, all’immigrazione irregolare, ai Balcani occidentali, al rafforzamento del ruolo dell’Ue in Afghanistan e nel Corno d’Africa, alla politica energetica e al partenariato a Est. Attenzione verrà rivolta, inoltre, alla volontà della Russia di entrare a far parte dell’Organizzazione mondiale del Commercio, intenzione che verrà sostenuta con vigore da Stoccolma, e all’Islanda, che a breve chiederà di aderire all’Ue.

(©L’Osservatore Romano – 30 giugno 1 luglio 2009)

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