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Lo stile delle guardie svizzere secondo il cardinale Bertone – Accoglienti e gentili anche con chi gentile non è

27 giugno 2009

Accoglienti e gentili anche con chi gentile non è:  questo è lo stile che devono sempre avere le guardie svizzere in servizio agli ingressi del Vaticano e nelle cerimonie papali. È quanto ha raccomandato il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone alle nuove reclute durante la messa celebrata venerdì pomeriggio, 26 giugno, nella sua cappella privata.
Alla presenza del comandante e del cappellano, il cardinale ha accolto le nuove guardie ricordando loro che non sono venute in Vaticano dalla Svizzera per servire “un sovrano, ma il successore di Pietro”. Ad attenderli infatti c’è un lavoro che è innanzitutto “un autentico apostolato, un modo per servire Cristo e la sua Chiesa”, da vivere ogni giorno nella consapevolezza che “un gesto di accoglienza vale più di tante parole”.
“Vi capiterà di incontrare persone – ha detto il segretario di Stato – che resteranno impressionate dall’unico incontro che avranno con voi. Si faranno un’idea del Vaticano, della Chiesa e anche del Papa dal vostro tratto umano. Una bella responsabilità! Ma anche una concreta opportunità per fare apostolato, per seminare serenità e per testimoniare la vostra fede. Un modo pratico, quotidiano di mostrare, di annunciare il Vangelo dell’amore. Che il Signore vi aiuti a svolgere con questo spirito il servizio che vi apprestate a intraprendere”.
Uno spirito di servizio che non deve venir meno neanche di fronte a coloro “che possono non essere gentili con noi. Non sappiamo mai che cosa passi nell’animo delle persone che incontriamo!”.
Riferendosi all’episodio evangelico della guarigione del lebbroso, il cardinale ha spiegato come “talvolta quello che appare all’esterno come lebbra ripugnante nasconde un interiore bisogno di ascolto, di accoglienza e di amore. Il lebbroso di cui parla il Vangelo è un uomo disprezzato che nessuno ha potuto o voluto aiutare. È una lezione di accoglienza e di amore quella che Gesù ci offre. Così noi se anche non possiamo guarire almeno possiamo sempre seminare serenità e conforto”. Per farlo non bisogna mai perdere di vista il senso profondo del proprio servizio. “Quello di Gesù con il lebbroso – ha proseguito il cardinale Bertone – è un incontro imprevisto, simile a tanti incontri che possono capitare anche a noi. Pensate specialmente a quegli incontri per cui spesso proviamo fastidio perché vengono a disturbare i nostri piani o ci mettono in difficoltà. Gesù ci insegna a essere compagni di strada di tutti, a non guardare con animo cattivo nessuno di coloro che si avvicinano a noi anche quelli che eventualmente ci possono recare incomodo”.
Il cardinale ha preso poi spunto dalle beatitudini evangeliche per dare alle reclute “qualche semplice spunto di riflessione utile per meglio portare a compimento l’impegno accanto al Papa”. Gesù, ha ricordato, capovolge regole e consuetudini chiamando “beati i poveri, gli affamati, i miti, i perseguitati, dispensando così un insegnamento che va all’opposto della logica del mondo”. Questa delicata attenzione a ogni persona, senza distinzioni, non deve mai mancare in coloro che sono chiamati a svolgere mansioni di controllo e di sicurezza.
Dunque, ha concluso il segretario di Stato, per realizzare al meglio il lavoro di guardia svizzera “occorre certo una competente preparazione umana e professionale. Occorre però, e forse in primo luogo, una costante tensione spirituale che potrete alimentare con la preghiera e una vita sacramentale convinta e fervorosa” tenendo ben presente l’obiettivo di “fare del vostro lavoro un autentico servizio di amore a Cristo e alla sua Chiesa”.

(©L’Osservatore Romano – 28 giugno 2009)

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