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Il cardinale Tarcisio Bertone al Circolo San Pietro – La pace nasce anche da gesti umili e quotidiani di carità

27 giugno 2009

La vera cultura della pace raggiunge le profondità del cuore “attraverso gesti umili e quotidiani di carità, di bontà, di perdono, prima ancora che attraverso gli obiettivi diplomatici e politici”. Il cardinale Tarcisio Bertone lo ha sottolineato alla messa per i 140 anni di fondazione del Circolo San Pietro, celebrata nel pomeriggio di giovedì 25 giugno in Vaticano.
Nella chiesa del Governatorato, il segretario di Stato ha esortato i presenti a proseguire nel servizio svolto “nella diocesi di Roma, mediante molteplici attività caritative e assistenziali”. Ha ricordato la commissione asili notturni che fornisce a chi ne è privo un letto e un riparo per la notte; le tre mense attive dalla fine del diciannovesimo secolo, che oggi assicurano settantamila pasti caldi l’anno; le case famiglia, che accolgono annualmente tra i dieci e i tredicimila ospiti; l’Hospice Sacro Cuore, per le cure palliative ai malati terminali; il Centro polifunzionale diurno di via Fidene, che ogni anno offre a oltre duemila persone consulenze di carattere psicologico, giuridico e amministrativo, oltre ad aiuti materiali; e le molte altre forme di intervento sociale del Circolo.
“Un gratuito servizio di fede e di amore” ha detto in proposito il celebrante, caratterizzato da uno “stile” originale e fecondo di annuncio e di testimonianza e di sostegno alle attività del Pontefice. Proprio domenica prossima, infatti, la Chiesa italiana celebra la Giornata della carità del Papa, tradizionale raccolta di fondi che sostiene la carità del Successore di Pietro verso gli ultimi del mondo. E mentre ovunque sono le Chiese locali a curare la raccolta e l’invio dell’obolo, a Roma questo compito spetta proprio al Circolo fondato nel 1869 da un gruppo di giovani nobili capitolini, con il benestare del beato Pio ix.
“Con grande piacere – ha detto Bertone all’inizio dell’omelia – vi partecipo il saluto di Benedetto XVI, a cui vi sentite legati da stretti vincoli di affetto e devozione a motivo del carisma che qualifica la vostra associazione. È infatti proprio la fedeltà incondizionata alla Chiesa e al Romano Pontefice – ha puntualizzato – il distintivo del Circolo San Pietro, che sintetizza il suo programma nel motto:  “preghiera, azione, sacrificio””.
Una missione da portare avanti con gioia, ha aggiunto il cardinale riproponendo l’invito a “fare le cose volentieri secondo Dio”:  un’esortazione che “è appropriata per ogni cristiano” ma lo è “specialmente per quanti sono chiamati a svolgere un peculiare servizio nella Chiesa”. La sequela di Cristo richiede del resto “un impegno costante ad accettare e a fare tutto con gioia, in modo responsabile, tenendo conto del vero bene dei fratelli”. Di contro – ha ammonito il segretario di Stato – “mai ci succeda di agire “per vile interesse”, ma sempre “di buon animo”, sapendo accettare con serenità le contrarietà e le incomprensioni”.
Il modello a cui guardare è il patrono del Circolo, l’apostolo Pietro “il quale aveva un cuore pieno di amore per il Signore, nonostante gli errori, i peccati e le debolezze umane”. È per questo motivo che a partire dall’esperienza del Pescatore di Galilea la Chiesa “si nutre” di perdono. “La comunità cristiana – ha spiegato – è nella sua intima essenza luogo del perdono, dell’amore che poggia sulla fiducia nella misericordia di Dio e si traduce in accoglienza e compassione per le sofferenze dei fratelli e per le loro debolezze. Anzi – ha aggiunto – la Chiesa viene tenuta insieme dal perdono”. E “se leggiamo in quest’ottica evangelica gli eventi quotidiani delle nostre comunità, dove emergono episodi e atteggiamenti pieni di fragilità”, secondo il cardinale Bertone “invece di scoraggiarci o scandalizzarci” bisognerebbe prendere atto di una verità fondamentale:  “Non sono le risorse umane, anche se necessarie, a tenere unita una comunità, una famiglia, un’associazione, bensì l’umile accoglienza dell’amore misericordioso di Dio”. E siccome “il Circolo è nato per essere al servizio del successore di Pietro, per aiutarlo e per farlo conoscere e amare; soprattutto per far giungere ai poveri la sua carità”, i soci del sodalizio sono chiamati a restare fedeli a questa missione e a coltivare “sentimenti di sincera accoglienza e di amicizia fraterna sapendo bene – ha concluso – che la concordia, alimentata dalla fiamma viva della carità, converte i cuori”.
Insieme con il cardinale Bertone hanno concelebrato il vescovo Boccardo, segretario generale del Governatorato, e i monsignori Camaldo, assistente ecclesiastico del Circolo, e Piechota, della segreteria particolare del porporato. All’inizio del rito – al quale hanno partecipato tra gli altri il vescovo Stankiewicz, decano del Tribunale della Rota Romana, e monsignor Nwachukwu, capo del Protocollo della segreteria di Stato – il presidente Leopoldo Torlonia ha salutato il celebrante a nome di tutti i soci del Circolo, ricordando come “la speranza di un mondo migliore” faccia proseguire l’associazione “nel compito di condivisione fraterna con quanti soffrono” ed è una “palestra per esercitare le menti e i cuori alla carità e alla sequela del Vangelo”. In questo senso il Circolo è da 140 anni in prima linea, sempre pronto a portare il proprio contributo verso le povertà vecchie e nuove.

(©L’Osservatore Romano – 27 giugno 2009)

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