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Il cardinale Angelo Bagnasco al convegno della Cei sui percorsi di preparazione al matrimonio – I giovani chiedono alla politica comportamenti coerenti

27 giugno 2009

Crotone, 26. “Nel cuore della coppia, e della famiglia fondata sul matrimonio, sta la sua vocazione di grembo naturale della vita, di prima scuola di umanità, dove le diverse generazioni imparano ed esercitano ogni giorno il gusto e le virtù del vivere non solo accanto ma, ben di più, insieme nel segno delle diverse sfumature dell’amore:  dono e perdono, concretezza e sacrificio, pazienza e quotidianità, gioia e dolore”. Lo ha affermato il presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), Angelo Bagnasco, intervenendo a Crotone al convegno promosso dall’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia sui percorsi di preparazione al matrimonio. “Il magistero della Chiesa – ha detto il porporato nell’omelia della celebrazione eucaristica al termine della seconda giornata di lavori del convegno che si chiuderà domenica – si è speso senza risparmio nell’approfondire questa realtà tanto decisiva e centrale per la vita dei singoli e della comunità stessa”.
Possiamo dire – ha rilevato il cardinale – che il magistero ne parla con “quel vento di profezia che è particolarmente necessario e urgente nel mondo contemporaneo, nel quale la realtà della coppia, del matrimonio e della famiglia, dell’amore nel suo complesso, sembra essere affrontata dalla cultura e dal costume in modo relativistico ed emotivo”. Come se il valore oggettivo di certi beni fosse “vecchio e superato, e la ricaduta generale delle scelte personali non esistesse o, quanto meno fosse irrilevante”.
Dopo  aver  ricordato  che  Benedetto XVI ha richiamato frequentemente “il carattere oggettivo, stabile e permanente sia del matrimonio che di altre realtà”, il cardinale Bagnasco ha sottolineato che “la bellezza umana e sacramentale del matrimonio richiede tutta la nostra attenzione di Chiesa e da sempre la cura della coppia e della famiglia fa parte integrante della nostra pastorale”. Il contesto socioculturale – ha spiegato il presidente della Conferenza episcopale italiana – “dovrebbe accompagnare i giovani in generale nei loro progetti di vita. Le responsabilità sono di ciascuno ma conosciamo l’influsso che la cultura diffusa, gli stili di vita, i comportamenti conclamati hanno sul modo di pensare e di agire di tutti, in particolare dei più giovani che hanno diritto di vedersi presentare ideali alti e nobili, come di vedere modelli di comportamento coerenti”. Il presidente della Cei chiede dunque alla politica di “onorare quella moltitudine silenziosa che questi ideali umani ed evangelici vive ogni giorno con umiltà e concretezza, senza clamore e riflettori”. Moltitudine che esprime “il vero ethos di fondo del nostro popolo e che è aliena da derive ed eccessi di qualunque tipo siano”. Secondo il cardinale Bagnasco occorre “costruire la vita sulla roccia della famiglia in quanto tale:  è questa un soggetto peculiare, cellula fondamentale e ineguagliabile della società e in quanto tale bisognosa di fondamento stabile e di criteri certi e veri, ma anche soggetto di doveri e di diritti precisi”. “Dalla persona e dalla famiglia – ha concluso il porporato – debbono derivare una cultura e una società coerenti che ispirino e incarnino quell’umanesimo plenario che il Vangelo ispira, sostiene e garantisce ovunque approda nel mondo ed è accolto dal cuore dell’uomo”.
Durante il convegno è stata presentata una ricerca sulla preparazione dei fidanzati al matrimonio e alla famiglia oggi in Italia, compiuta in 512 parrocchie del Paese. Vi emerge che i percorsi di preparazione al matrimonio sono organizzati prevalentemente dalle parrocchie. Inoltre si rileva che il 16% dei percorsi è organizzato dai vicariati-decanati e l’11% dalle diocesi. La parrocchia come soggetto organizzatore è più presente al sud (81%) che al nord Italia (48%). La dimensione diocesana e vicariale è più presente al nord. In una  sintesi  della  ricerca emerge che la figura principale di riferimento è “senz’altro il parroco, comunque presente nell’84% dei percorsi, e nel 6% è l’unica funzione presente”. Per i ricercatori “il dato che sorprende è senz’altro quello del considerevole volume di persone che si dedicano volontariamente, ad accompagnare le coppie di fidanzati nel percorso di ricerca vocazionale. Sono 3.716 gli animatori della pastorale familiare presenti nei 512 percorsi campionati che operano all’interno dei percorsi di preparazione al matrimonio. “È un dato ormai acquisito – spiegano i ricercatori – che i fidanzati decidano di partecipare ai percorsi di preparazione al matrimonio a un’età che in questi ultimi anni è andata sempre più elevandosi (un quinto dei fidanzati ha più di 35 anni). Ciò “porta con sé alcuni elementi di novità nella gestione dei percorsi stessi”. “Può significare l’aver acquisito maggiore esperienza, maturità, strutturazione della personalità e visione del mondo”, ma anche “una maggior rigidità oppure una maggior determinazione e coerenza”. A fronte del fenomeno della secolarizzazione, “l’innalzamento medio dell’età può voler anche dire più anni trascorsi lontani dalla Chiesa e dalla pratica religiosa, con la conseguente necessità di rafforzare la formazione su alcuni fondamenti di catechesi. Facendo per altro divenire l’esperienza della partecipazione ai percorsi di preparazione al matrimonio un vero e proprio percorso di “re-iniziazione” cristiana”.
Aprendo i lavori della seconda giornata del convegno, padre Giovanni Salonia, psicoterapeuta e docente di psicologia sociale presso la Lumsa di Palermo, ha sottolineato che l’annuncio deve “sempre essere incarnato e inculturato”. “L’innamoramento e il matrimonio – ha osservato – ci dicono che i nostri giovani non sono spesso educati a che i sentimenti possano durare perché hanno di fronte situazioni in cui esistono molte separazioni, molte convivenze. E questo li porta a non avere fiducia”. L’annuncio cristiano, ha proseguito, è “un annuncio che dice che è possibile un amore che sia amore, che sia spontaneo e che duri nel tempo”. Occorre quindi educare i giovani a capire che la Chiesa è “esperta in felicità” e “fa un annuncio per la felicità dei giovani”. Si tratta allora di “educarli ai sentimenti e alla logica della felicità pasquale ed eucaristica”. Oggi si registra “il passaggio da una famiglia istituzione a una famiglia relazione. Ci si sposa per le relazioni, una realtà che ci porta a tanti modelli può portare anche a una famiglia frammentata, un po’ liquida nel senso che è sottoposta a diversi contesti culturali. Da qui l’importanza di imparare dal cristianesimo che i valori veri sono quelli che durano”.

(©L’Osservatore Romano – 27 giugno 2009)

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