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Dichiarazione finale del vertice di Trieste – Il g8 deplora le violenze a Teheran

27 giugno 2009

Trieste, 26. Deplorazione delle violenze in Iran e invito al rispetto dei diritti umani fondamentali. È quanto si legge oggi nella dichiarazione dei ministri degli Esteri del g8, a Trieste, nella quale si “deplorano le violenze post elettorali in Iran” e si esorta a risolvere la crisi “attraverso il dialogo democratico e i mezzi pacifici”. La Russia, ieri, si era opposta a una condanna del processo elettorale iraniano e aveva invitato gli altri Paesi a modulare i toni nei riguardi di Teheran. Toni non morbidi, anzitutto da parte del ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, il quale ieri aveva annunciato che al vertice di Trieste – organizzato dall’Italia in qualità di presidente del g8 – sarebbe stata adottata una posizione “particolarmente dura e chiara davanti al mondo”. La questione iraniana tiene banco senza che l’Iran sia presente all’incontro. Solo all’ultimo momento il ministro degli Esteri, Manoucher Mottaki, ha declinato l’invito (inoltrato all’inizio di giugno) e poco prima dell’inizio del vertice, il ministero degli Esteri di Teheran, per giustificare l’assenza, ha addotto il motivo che l’Italia “non ha agito in base agli accordi, e sono mancati negoziati preliminari”.
Sulla stessa linea del ministro Frattini si erano mossi anche i capi della diplomazia francese e tedesca. Bernard Kouchner si era detto favorevole a un testo di “fermezza” di fronte alla repressione di “un movimento di contestazione profondo e prolungato”. Frank-Walter Steinmeier aveva richiamato la necessità di trovare una posizione comune “contro il risultato del voto e la violenta repressione delle proteste”. Mosca ha detto di considerare “tutte le questioni collegate alle elezioni una vicenda interna iraniana”. Il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, aveva affermato che dal vertice non sarebbe uscita una condanna di Teheran. E aveva aggiunto:  “Dobbiamo sviluppare un linguaggio che ci permetta di fare passi in avanti nella soluzione del problema nucleare iraniano”. La diplomazia statunitense si muove con cautela. In assenza, per motivi di salute, del segretario di Stato, Hillary Clinton, la delegazione è composta dal vice segretario di Stato per gli affari politici, William Burns, e dagli inviati per l’Afghanistan, Richard Holbrooke e per il Medio Oriente, George Mitchell. L’Amministrazione Obama intende astenersi da una condanna generalizzata del processo elettorale iraniano e limitarsi a biasimare la repressione. Riguardo al processo di pace nel Vicino Oriente, il g8 ha esortato israeliani e palestinesi a riprendere i negoziati sulle questioni ancora in sospeso concernenti la Road Map. I ministri hanno chiesto a Israele di congelare non solo la crescita naturale degli insediamenti  ebraici  già  esistenti  in Cisgiordania, ma anche la costruzione di nuovi insediamenti.

(©L’Osservatore Romano – 27 giugno 2009)

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