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Quando i riflettori si spegneranno la Chiesa continuerà a essere presente

7 aprile 2009

L’Aquila, 7. La priorità è non intralciare gli aiuti. Lo ha chiesto esplicitamente il prefetto Aurelio Cozzani al presidente della Conferenza dei vescovi di Abruzzo e Molise, l’arcivescovo di Lanciano-Ortona Carlo Ghidelli. La Chiesa in Abruzzo sta dunque lavorando per essere pronta quando la fase della prima emergenza sarà terminata. Quando, forse, i riflettori cominciano a spegnersi e la gente colpita dal terremoto rimarrà sola con il dolore e la difficoltà di ricominciare da zero. Questa mattina la Caritas nazionale si è incontrata a L’Aquila con le Caritas diocesane per organizzare e coordinare al meglio gli interventi. Al più presto verrà convocata una riunione straordinaria dei vescovi della regione. “Ora chiediamo soprattutto – spiega l’arcivescovo Ghidelli – che ci sia sintonia spirituale con queste persone, bambini, anziani, famiglie che hanno perso tutto. Chiediamo una preghiera di suffragio per i molti, troppi morti e un sussulto di generosità anche materiale, convogliando le donazioni alle Caritas diocesane”. Fino a poche ore prima del sisma, i vescovi abruzzesi avevano lanciato l’allarme per gli effetti della crisi economica che rischia di aver un impatto drammatico sull’occupazione. Il terremoto è intervenuto a riazzerare ogni programma. “Noi comunque – continua il presule – non ci tiriamo indietro. Parteciperemo alla colletta promossa dalla Conferenza episcopale italiana il 31 maggio per costituire il fondo di solidarietà per tutte le famiglie del Paese, così come saremo accanto a chiunque nella regione abbia necessità. Per il momento, sempre rispettando la richiesta delle autorità, ci limitiamo agli aiuti di primissimo soccorso. Sappiamo che manca acqua, per esempio. Stiamo fornendo anche dove è possibile qualche aiuto pecuniario”.
I vescovi della regione, su indicazione delle autorità civili, stanno anche verificando la staticità dei molti edifici di culto che sono stati danneggiati dal terremoto. Ma tutta la Chiesa in Italia è chiaramente mobilitata. Ieri la presidenza della Conferenza episcopale italiana ha espresso il suo dolore per gli effetti del sisma:  “Sgomenti per la catastrofe del terremoto che ha colpito L’Aquila e numerosi centri dell’Abruzzo – è scritto in un comunicato – vogliamo far giungere la nostra vicinanza alle popolazioni coinvolte. Mentre ci raccogliamo in preghiera per tutte le vittime, auspichiamo che la rete delle parrocchie, degli istituti religiosi e delle aggregazioni laicali contribuisca ad alleviare le difficili condizioni in cui migliaia di persone sono costrette a vivere. Ci auguriamo che la generosità di tanti lenisca il dolore fisico e la sofferenza morale di chi ha visto in un attimo distruggere i sacrifici e le fatiche di una vita. La Pasqua ormai vicina, di passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo, sia per tutti un segno di speranza e sorgente di carità”.
Da tutte le diocesi italiane arrivano espressioni di vicinanza nella preghiera e di solidarietà concreta. E anche la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia ha lanciato una sottoscrizione. Una preoccupazione particolare viene poi dall’Associazione italiana genitori:  sarà necessario, si legge in una nota, “ripartire al più presto e la leva dell’educazione, della scuola e della socialità è necessaria per rafforzare legami e offrire futuro, con una speciale attenzione per i bambini”. Molti di loro sono rimasti orfani.

(©L’Osservatore Romano – 8 aprile 2009)

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