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L’acqua è una necessità ma non un diritto

24 marzo 2009

Ankara, 23. Con un impegno a migliorare l’accesso all’acqua e ai servizi igienici e sanitari, ma senza alcun vincolo internazionale che garantisca a tutti il diritto all’acqua, si è conclusa ieri a Istanbul la quinta edizione del Forum mondiale sull’acqua, organizzato dal Consiglio mondiale dell’acqua, un organismo privato legato alla Banca mondiale. La conclusione del Forum di Istanbul ha coinciso con la Giornata mondiale dell’acqua fissata dall’Onu appunto per il 22 marzo.
Sull’aggravamento dell’emergenza idrica nel mondo e sulle misure per fronteggiarla hanno dibattuto per una settimana oltre 25.000 delegati, compresi capi di Stato e ministri dell’Ambiente, provenienti da 155 Paesi.
I lavori del Forum si sono in gran parte basati su un rapporto delle Nazioni Unite, presentato alla vigilia, con l’analisi della situazione della crisi idrica. Secondo il rapporto, otto milioni di decessi l’anno sono da attribuire alla carenza di acqua e di servizi igienici e sanitari; più di un miliardo di persone hanno limiti di accesso all’acqua potabile; 1,1 miliardi di persone non hanno accesso alle risorse idriche; 2,6 miliardi di persone hanno problemi igienici e sanitari; 3.900 bambini muoiono ogni giorno a causa della mancanza di acqua, l’inquinamento dei corsi d’acqua e delle falde del sottosuolo.
Il rapporto delle Nazioni Unite denuncia il rischio che nel 2030 metà popolazione mondiale resti assetata e sottolinea come sia l’Africa a dover affrontare la sfida più grande sotto questo versante.
A Istanbul è stata diffusa una dichiarazione di impegni che sottolinea il carattere di urgenza nel combattere il problema e riconosce la necessità di un miglioramento delle condizioni igieniche e sanitarie per compiere un “importante passo verso la diminuzione in tutto il mondo dei decessi legati alla scarsità d’acqua”. Nel testo, tuttavia, non figura la nozione di diritto dell’accesso all’acqua, reclamata da anni da numerose organizzazioni internazionali e da molti Paesi, ma solo un riconoscimento dell’acqua come di un bisogno.
Ciò nonostante, il segretario generale del Forum Oktay Tabasaran ha parlato del documento conclusivo in termini entusiastici, definendolo “una piattaforma per affrontare i problemi del mondo legati all’acqua, che non possiamo ignorare”. Anche Veysel Eroglu, il ministro dell’Ambiente della Turchia, il Paese ospitante di questa quinta edizione del Forum, ha parlato di un documento importante che servirà da riferimento a livello governativo.
Per accelerare i progetti di tutela dell’acqua e per facilitare obiettivi e soluzioni comuni, a Istanbul si è convenuto di coordinare tre livelli di potere politico:  i Governi nazionali, le autorità locali e i Parlamenti. A livello locale, 46 città hanno firmato l’impegno a affrontare le questioni legate all’acqua.

(©L’Osservatore Romano – 23-24 marzo 2009)

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