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AIDS: l’università di Harvard da’ ragione al Papa

24 marzo 2009

di MARCO TOSATTI

Edward C. Green, director of the AIDS Prevention Research Project al centro Harvard per gli Studi su Popolazione Sviluppo, ha detto che l’evidenza conferma che il Papa è corretto nella sua dichiarazione secondo cui la distribuzione dei condoms aumenta il problema dell’Aids. “Il Papa è corretto – ha detto Green alla National Review Online mercoledì. “, o per metterlo in un modo migliore, la migliore evidenza che abbiamo è di supporto alle dichiarazioni del Papa”.
E ha aggiunto: “C’è un’associazione costante, dimostrata dai nostrl migliori studi, inclusi i ‘Demographic Health Surveys’, finanziati dagli Stati Uniti, fra una maggior disponibilità e uso dei condoms e tassi di infezioni HIV più alti, non più bassi. Questo può essere dovuto in parte a un fenomeno conosciuto come ‘compensazione di rischio’, che significa che quando uno usa una ‘tecnologia’ a riduzione di rischio come i condoms, uno spesso perde il beneficio (riduzione d rischio) ‘compensando’ o prendendo chances maggiori di quelle che uno prenderebbe senza la tecnologia di riduzione del rischio”.
Secondo un editoriale di Bernardo Cervellera, direttore di Asia News, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’AIDS, UNAIDS, in uno studio del 2003 ha indicato che i profilattici sono inefficaci nella protezione dall’HIV almeno nel 10 per cento dei casi. “Altri studi hanno suggerito che i tassi di fallimento possano arriv are al 50 per cento. In Tailandia in Somchai Pinyopornpanich, a capo del Dipartimento di Controllo della Malattia a Bangkok ha detto che il 46.9 per cento degli uomini e il 39.1 per cento di donne che usano il condom sono infettati da HIV-AIDS.
L’Agenzia Italia riporta invece un’intervista a Rose Buingye, responsabile del “Meeting Point” di Kampala. Ecco il testo: “Mio marito sta morendo e ho sei figli che tra poco saranno orfani: a cosa mi servono queste scatole che voi mi date?”. Ha replicato così una donna sieropositiva alla distribuzione a Kampala, capitale dell’Uganda, di migliaia di preservativi come risposta al suo dramma. “L’emergenza di quella donna, e di tantissime altre come lei, è avere qualcuno che la guardi e le dica: ‘donna, non piangere!'”, spiega Rose Busingye, responsabile del Meeting Point che in una città disperata come Kampala rappresenta un luogo di rinascita per 4mila persone, tra malati e orfani, altrimenti condannate a vivere nel silenzio e nell’abbandono il loro destino di marchiati dall’Hiv. “Chi alimenta la polemica intorno alle dichiarazioni del Papa”, spiega l’operatrice intervistata da ‘Il Sussidiario’, “deve in realtà capire che il vero problema della diffusione dell’Aids non è il preservativo; parlare di questo significa fermarsi alle conseguenze e non andare mai all’origine del problema: alla radice della diffusione dell’Hiv c’è un comportamento, cè’ un modo di essere”. Per Rose, “è assurdo pensare di rispondere al suo bisogno con una scatola di preservativi, e l’assurdità è nel non vedere che l’uomo è amore, è affettività”.
Il Papa, ricorda ‘Il Sussidiario’, chiede invece che “le cure per questa malattia in Africa siano gratis e che si possa procedere in un cammino di maggiore ragionevolezza e sviluppo nella battaglia all’Hiv, visto che i soli preservativi non bastano, anzi spesso aggravano il problema. La soluzione vera e longeva è un rinnovo della spiritualità e un nuovo modo di vivere la sessualità in maniera responsabile e adulta”. “Parole sante”, conclude il sito cattolico, “ma come al solito travisate da una stampa miope e generalizzatrice, magari anche maliziosa. Visto che Benedetto XVI ha esortato alla responsabilità e a un atteggiamento ragionevole dinanzi alla sessualità, poiché’ i soli preservativi di certo non sconfiggeranno l’Aids se non ci sarà un cervello umano pensante a porsi davanti alla realtà”.
Altre fonti mediche cattoliche citano la rivista britannica “Lancet”, che nel gennaio 2000 aveva paragonato il preservativo alle cinture di sicurezza che offrono una falsa percezione di protezione: infatti negli anni ’70 dopo averne introdotto l’obbligo aumentarono gli incidenti per l’aumento dei comportamenti a rischio. Concludeva l’articolo: “ci dovremmo chiedere perché la promozione del preservativo non ha effetto nei paesi del terzo mondo e se abbiamo il giusto equilibrio tra questi messaggi e quelli sull’invito alla riduzione dei partner”.
E riportano anche una dichiarazione di Norman Hearst della University of California San Francisco che segnala un pattern allarmante di correlazione tra l’aumento della vendita di preservativi in Kenya e Botswana con un incremento della sieropravalenza da HIV. “Le più recenti metanalisi parlano di un’efficacia del preservativo attorno all’80%, ma si stanno educando generazioni di giovani in Africa che credono che sia sufficiente. Quello che conta è il numero dei partner”.

http://www.lastampa.it 22/03/2009

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