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In Camerun una Chiesa in crescita nonostante le difficoltà

10 marzo 2009

di Simon-Victor Tonyé Bakot
Arcivescovo di Yaoundé
presidente della Conferenza episcopale del Camerun

Giovanni Paolo II, nel congedarsi dal Camerun, all’aeroporto di Nismalen, il 14 agosto 1985, disse:  “Guardiamo ora al futuro. Vi invito a estendere l’evangelizzazione così ben iniziata, affinché il messaggio di Cristo giunga a conoscenza di tutti i vostri connazionali. Vi esorto anche ad approfondire l’evangelizzazione di cui avete già beneficiato, affinché si operi una simbiosi ancora maggiore fra la vostra fede e la vostra anima africana”.
Questa è la via da seguire che il Papa indicò ventiquattro anni fa alla Chiesa cattolica che è in Camerun, durante la sua prima storica visita, che ha aperto in un certo senso una nuova pagina dell’Africa, della quale uno dei tempi forti è stata la celebrazione della Ecclesia in Africa. È quanto abbiamo cercato di fare in questi anni.
L’esortazione post-sinodale Ecclesia in Africa conferma quello che Paolo VI disse agli africani a Kampala (Uganda) nel 1969:  “Africani, divenite i vostri propri missionari”.
Gli africani non solo sono invitati a portare il Vangelo ovunque nel loro continente ma sono anche chiamati a essere i testimoni di Cristo fino ai confini della terra. In altre parole, l’evangelizzazione deve continuare. Nel punto 127 dellEcclesia in Africa è espressa la preoccupazione fondamentale di testimoniare Cristo incarnando il suo messaggio nel nostro ambito di vita. In tal senso Giovanni Paolo II un giorno ha detto a un gruppo di vescovi:  “Rispettando, preservando e favorendo i valori propri e le ricchezze dell’eredità culturale del vostro popolo, sarete in grado di guidarlo verso una migliore comprensione del mistero di Cristo che deve essere vissuto in esperienze nobili, concrete e quotidiane della vita africana. Non si tratta di cambiare la Parola di Dio o di svuotare la croce della sua potenza, ma piuttosto di portare Cristo nel cuore stesso della vita africana ed elevare l’intera vita africana fino a Cristo. Così, non solo il cristianesimo conviene all’Africa, ma Cristo stesso nei membri del suo corpo è africano”.
In Camerun dobbiamo maturare questa affermazione fondamentale che ci farà meglio comprendere che Cristo è a casa propria in Africa e in Camerun, che Cristo è veramente incarnato e che è divenuto uno di noi. Mi torna quindi in mente il monito di Papa Wojtyla:  “Non abbiate paura”. Non abbiate paura di aprire le porte a Cristo. Questo si chiama conversione. Una conversione fondata sulla forza della Parola di Dio, un’accoglienza autentica di Cristo e del suo messaggio nel nostro ambito di vita e nel nostro cuore. Ciò si può verificare di anno in anno analizzando alcuni dati statistici.
Nel 1994 il numero dei cattolici in Camerun non raggiungeva i quattro milioni. Oggi ha superato i cinque milioni, con 852 parrocchie, 1.220 sacerdoti a motivo di 110 ordinazioni l’anno, circa 200 religiosi e religiose e più di 900 seminaristi. I battezzati hanno raggiunto la cifra di 184.500 nel 2007, con 30.518 confermazioni, 36.621 prime comunioni, 5100 matrimoni. Questo dimostra che il Camerun accoglie con entusiasmo Cristo e la Parola di Dio per un migliore orientamento della vita dei camerunensi nella loro esperienza di fede. Cristo sta per diventare africano nel nostro Paese.
L’affermazione forte del “Cristo Africano” ci spinge a una revisione del concetto di Chiesa. Per questo l’Ecclesia in Africa ha ripreso felicemente e in modo pertinente l’idea forte della Chiesa famiglia di Dio, “una espressione della natura della Chiesa particolarmente adatta per l’Africa.
L’immagine pone, in effetti, l’accento sulla premura per l’altro, sulla solidarietà, sul calore delle relazioni, sull’accoglienza, il dialogo e la fiducia. La nuova evangelizzazione tenderà dunque a edificare la Chiesa come famiglia, escludendo ogni etnocentrismo e ogni particolarismo eccessivo, cercando invece di promuovere la riconciliazione e una vera comunione fra le diverse etnie, favorendo la solidarietà e la condivisione per quanto concerne il personale e le risorse tra le Chiese particolari (n. 63).
La Chiesa famiglia di Dio interessa profondamente l’Africa. Qui la fraternità che lega le persone che discendono da un antenato comune e che hanno lo stesso sangue non ha un’origine spirituale. L’aspetto sacro del sangue è fondamentale.
Nel contesto cristiano comprendiamo meglio cosa significa fare la comunione con il corpo e il sangue di Cristo come comunità cultuale. Dal momento in cui il sangue di Cristo scorre nelle nostre vene, la fraternità sacramentale diviene più forte della fraternità naturale. Nella vita quotidiana ciò si traduce in un maggiore rispetto per la vita che è naturalmente sacra fra gli africani e che lo è ancora di più poiché si tratta del sangue di Cristo. Essendo membri della stessa Famiglia di Dio, dobbiamo nutrire un rispetto più grande verso il prossimo e soccorrerlo in caso di bisogno (pensate al buon samaritano).
Nel 1967, due anni dopo la creazione della Pontificia Commissione Iustitia et Pax, monsignor Jean Zoa, istituì l’analoga commissione nella sua diocesi. Dall’Ecclesia in Africa, la Chiesa cattolica che è in Camerun rende testimonianza a Cristo con la promozione della giustizia e della pace. Di fatto, secondo questa esortazione, la testimonianza della Chiesa deve andare di pari passo con l’impegno determinante di questo popolo di Dio per la giustizia e la solidarietà. Ciò è particolarmente importante per i laici che svolgono funzioni pubbliche.
Per quanto concerne la promozione della giustizia, e in particolare la difesa dei diritti umani fondamentali, questa non si può affidare all’improvvisazione. L’Ecclesia in Africa, consapevole che flagranti minacce alla dignità dei diritti dell’uomo sono perpetrate in diversi Paesi dell’Africa, raccomanda che le commissioni Iustitia et Pax siano istituite ovunque nelle diocesi e ciò per sensibilizzare le comunità cristiane alle loro responsabilità evangeliche per quanto concerne la difesa dei diritti umani.
L’esortazione raccomanda infine di formare agenti pastorali per una migliore comprensione del significato e del servizio del bene comune, della gestione onesta della cosa pubblica, del suo modo di esser presente nella vita pubblica per poter intervenire in maniera credibile di fronte alle ingiustizie sociali.
Nel nostro Paese, nonostante i progressi nell’ambito della democrazia, è importante che l’educazione civica venga insegnata negli istituti, nelle scuole, che vi sia un corso sicuro che riguardi la democrazia, il diritto al voto, l’importanza del voto, un’educazione sulle istituzioni del nostro Paese, sui tre poteri, esecutivo, legislativo e giudiziario, l’esercizio dei diritti fondamentali della persona umana, il diritto e l’esercizio delle libertà civiche, il diritto della libera circolazione, il diritto all’educazione, il diritto alla scelta del proprio statuto di vita, il libero esercizio della propria religione, la tutela della vita privata, tutti concetti che sono presi in considerazione in modo diseguale nella nostra società odierna.
Nello stesso ordine d’idee dobbiamo, in quanto Chiesa, deplorare e condannare tutti i costumi e le pratiche che privano le donne dei loro diritti e del rispetto che è dovuto loro. Lo faremo in collaborazione con i poteri pubblici che considerano la difesa dei diritti della donna una sfida importante. Una delle sfide della missione d’inculturazione in Camerun è quella di approfondire la fede. Abbiamo iniziato a farlo mediante una conversione e un rinnovamento costante per evangelizzare il mondo in modo credibile. Lo facciamo anche compiendo uno sforzo reale d’inculturazione.
Giovanni Paolo II disse:  “Vi lancio una sfida oggi… vi raccomando vivamente di guardare in voi stessi, di guardare alle ricchezze delle vostre tradizioni”. L’inculturazione non è però mai stato un cammino facile. Anzi, dobbiamo sapere che è una ricerca delicata ed esigente che consiste nel far sì che i discepoli di Cristo possano assimilare sempre meglio il messaggio evangelico, pur restando fedeli a tutti  i  valori  africani  autentici.

(©L’Osservatore Romano – 11 marzo 2009)

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