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Il contributo della Chiesa nella crescita della Nigeria

10 marzo 2009

Abuja, 10. “La Nigeria è un laboratorio del dialogo ecumenico e interreligioso, dove però le differenze religiose rischiano di essere sfruttate a fini politici”. Lo ha detto monsignor Felix Alaba Adeosin Job, arcivescovo di Ibadan e presidente della Conferenza episcopale della Nigeria.
“La Chiesa in Nigeria – ha proseguito l’arcivescovo – vive un periodo di crescita:  abbiamo molte vocazioni, sia tra il clero diocesano, sia tra i religiosi e le religiose, senza dimenticare il gran numero di catechisti che aiutano i sacerdoti nell’evangelizzazione. Il Paese si sta sviluppando, dal punto di vista politico, sociale ed economico e la Chiesa è coinvolta in tutto questo, portando il suo contributo per la promozione dell’uomo. Sui media internazionali – ha aggiunto monsignor Job – la Nigeria è spesso citata in relazione a violenze di carattere religioso che vengono descritte come scontri tra “musulmani e cristiani””.
Il presidente della Conferenza episcopale descrive un quadro più complesso dove lo scontro interreligioso è l’eccezione e non la regola.
“La Nigeria, dopo l’Indonesia, è il Paese con la più alta popolazione al mondo di musulmani. Cristiani e musulmani vivono pacificamente l’uno accanto all’altro. Talvolta, però, emerge il conflitto tra un gruppo e un altro. Ma le ragioni di questo conflitto non sono tanto religiose, quanto politiche ed etniche. Per questo – ha sottolineato l’arcivescovo Job – non si può prevedere quando la violenza possa esplodere. Per esempio, lo scorso settembre, la Conferenza episcopale della Nigeria ha tenuto la sua conferenza plenaria a Jos, città a maggioranza musulmana, e due mesi dopo sono accaduti gravi incidenti. Ma la causa di questi eventi è politica. Gli scontri sono scoppiati infatti subito dopo l’elezione del governo locale. A questa causa si aggiungono pure tensioni di carattere etnico. Per descrivere questi incidenti, a seconda della convenienza, viene usato il marchio “religioso”, piuttosto di quello “etnico” o di quello “politico””.
Attualmente, in Nigeria vi sono diverse iniziative per promuovere il dialogo ecumenico e quello interreligioso.
“Il dialogo tra le Chiese cristiane – ha spiegato monsignor Camillus Archibong Etokudoh, vescovo di Ikot Ekpene – avviene nell’ambito della Christian association of Nigeria (Can) un’associazione che riunisce le maggiori confessioni cristiane del Paese. Attraverso il Can cerchiamo di far fronte ai problemi comuni come per esempio la sfida portata al cristianesimo dalle nuove religioni. Cerchiamo di educare le persone come comunità cristiana, abbiamo riunioni e momenti di preghiera comune. In questo senso non ragioniamo in termini di maggioranza o minoranza nei confronti di altre confessioni cristiane, perché lavoriamo insieme per far sì che tutti i cristiani siano una cosa sola. Per quel che riguarda il dialogo interreligioso – ha concluso il vescovo di Ikot Ekpene – è stato creato il Nigerian inter-religious council (Nairec), un’associazione dei capi religiosi cristiani e musulmani”.
Il Nairec non è ancora presente in tutta la Nigeria, ma l’obiettivo principale dell’episcopato è quello di creare nuove sedi in tutto il Paese per rafforzare ancora di più il dialogo.

(©L’Osservatore Romano – 11 marzo 2009)

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