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Il vescovo di Roma in Campidoglio

8 marzo 2009

di Gianluca Biccini

Cinque mesi dopo la visita al Quirinale, Benedetto XVI sale su un altro dei colli capitolini, divenuto nel corso dei secoli emblema della storia dell’Urbe:  il Campidoglio, sede della più alta magistratura civile cittadina.
Lunedì 9 marzo il Papa sarà accolto dal Sindaco di Roma al Palazzo Senatorio, per intervenire a una seduta straordinaria del consiglio comunale dedicata al tema del “valore universale di Roma, capitale del cattolicesimo e dei suoi valori” e, nel giorno della memoria liturgica di santa Francesca Romana, si recherà anche nel vicino monastero intitolato alla fondatrice delle Oblate di Tor de’ Specchi.
Il Pontefice prosegue così quel dialogo privilegiato con la città, fatto di tanti incontri annuali:  dalle visite alle parrocchie all’udienza di inizio anno ai rappresentanti dell’amministrazione comunale per lo scambio degli auguri, da quella quaresimale ai parroci alla processione del Corpus Domini da San Giovanni in Laterano a Santa Maria Maggiore, dalla preghiera mariana alla colonna dell’Immacolata in piazza di Spagna al Te Deum di fine anno, per citare solo alcuni degli appuntamenti più significativi. Un dialogo che ha avuto un momento particolarmente alto nella lettera che il vescovo di Roma ha indirizzato il 21 gennaio 2008 alla diocesi e alla città sul compito urgente della formazione delle nuove generazioni.
Roma è del resto la sede del Principe degli Apostoli, del suo successore e della Chiesa che “presiede alla carità”, secondo la nota espressione di sant’Ignazio d’Antiochia, e custodisce le memorie del martirio dei santi Pietro e Paolo, il che aggiunge ulteriore valore alla visita in questo anno giubilare dedicato all’Apostolo delle Genti. È la casa del diritto e della civiltà latina e cristiana, è metropoli aperta all’accoglienza, è l’antica capitale dello Stato pontificio divenuta capitale di quello italiano.
Per tutti questi motivi Papa Ratzinger intende ripercorrere i passi degli ultimi Pontefici che hanno visitato il Campidoglio, nel quale Cicerone vide la “rocca di tutte le genti”:  come Pio IX, che vi venne in visita alla chiesa dell’Ara Coeli nel 1870, pochi giorni prima dell’annessione di Roma allo Stato italiano, in un momento segnato da complesse e sofferte vicende:  le cronache dell’epoca registrano la presenza sulle colline circostanti delle truppe italiane, le cui tende si vedevano biancheggiare dalle alture della città. Era il 16 settembre, vigilia della festività delle Sacre Stimmate di san Francesco d’Assisi, e Papa Mastai Ferretti giunse alle 5 del pomeriggio per visitare la cappella del Serafico; quindi passò a venerare il famoso “bambinello” ligneo, prima di salutare alcuni vescovi francescani e la comunità religiosa. “Nello scendere finalmente il Santo Padre dalla detta Chiesa sulla Piazza del Campidoglio – scrisse “L’Osservatore Romano” del 17 settembre 1870 – venne acclamato con entusiastiche evviva e salutato con i segni del più caldo e riverente affetto dal numeroso popolo, che su quel colle lo attendeva per dimostrargli sempre più la sua verace sudditanza e il suo filiale amore”. Poche ore dopo, il 20 settembre, attraverso la breccia di Porta Pia, le truppe italiane entravano a Roma.
Per questo dovette trascorrere quasi un secolo – con la soluzione della “questione romana” avvenuta esattamente ottant’anni fa, l’11 febbraio 1929, con la firma dei Patti Lateranensi – prima che un altro Pontefice tornasse al Campidoglio. Accadde nel 1966, il 16 aprile, e fu Paolo VI a salirvi dopo l’ultima sessione del Vaticano II, per ringraziare l’Urbe dell’accoglienza offerta ai Padri conciliari, inaugurando una nuova stagione di dialogo con la città e con i suoi rappresentanti in un contesto storico caratterizzato da grandi fermenti. “Il nostro amore non è venuto meno – disse – il nostro amore è cresciuto! Ci sentiamo fieri ed onorati di far Nostra la professione di San Paolo, come quella d’un’eccellente umana dignità:  civis Romanus, cittadino Romano teniamo anche noi a proclamarci tali”. E se Montini già il 10 ottobre 1962, alla vigilia dell’apertura dell’Assise ecumenica, aveva avuto modo, come arcivescovo di Milano, di tenere in Campidoglio un importante discorso su “Roma e il Concilio”, nel 1966 era il Papa, il primo nella storia dopo la Conciliazione, a mettere piede sul Colle, accolto dal sindaco Amerigo Petrucci.
Nell’occasione il Comune donò un terreno per la costruzione della parrocchia nel nascente quartiere di Spinaceto, mentre Paolo VI lasciò un’offerta per i poveri della città e donò un quadro raffigurante san Sebastiano, un crocifisso di lapislazzuli e la bandiera medievale di Roma, quella di Cola di Rienzo, il sognatore della renovatio urbis, recante l’immagine di san Giorgio.
Undici anni fa, il 15 gennaio 1998, è stata la volta di Giovanni Paolo II, giunto nel pieno della Missione cittadina svoltasi in vista del grande Giubileo del 2000. Nell’Aula Giulio Cesare, per la prima volta nella storia un Papa prendeva parte a una seduta straordinaria del Consiglio Comunale. “Il Signore – disse – ti ha affidato, Roma, il compito di essere nel mondo prima inter Urbes, faro di civiltà e di fede. Sii all’altezza del tuo glorioso passato… Apri le ricchezze del tuo cuore e della tua storia millenaria a Cristo. Non temere, Egli non umilia la tua libertà e la tua grandezza. Egli ti ama e desidera renderti degna della tua vocazione civile e religiosa, perché tu continui ad elargire i tesori di fede, di cultura e di umanità ai tuoi figli e agli uomini del nostro tempo”.
Durante la visita, il sindaco Francesco Rutelli donò un affresco su travertino del Colosseo, che ora si trova nei Musei Vaticani, al Pontefice. Quest’ultimo ricambiò con un mosaico raffigurante i Fori Romani.
Come informa la pubblicazione realizzata dalla prefettura della Casa Pontificia in occasione della visita del 9 marzo,  sia Paolo VI sia Giovanni Paolo II hanno lasciato le loro firme autografe sul “Libro d’Oro” del Comune:  Peramanter in Domino benedicimus scrisse Montini; O felix Roma Papa Wojtyla. Anche Benedetto XVI, durante l’incontro con il sindaco Gianni Alemanno, firmerà il Libro e, come i suoi predecessori, al termine della visita si affaccerà dalla Loggia del Palazzo Senatorio:  sulla cima della scalinata michelangiolesca avrà davanti agli occhi cittadini, associazioni del volontariato romano, immigrati, ospiti dei centri comunali a rappresentare tutta la cittadinanza; una comunità multietnica, nella quale convivono oggi, accanto alla maggioranza cattolica, uomini e donne che professano altre fedi e anche con concezioni non religiose dell’esistenza.

(©L’Osservatore Romano – 8 marzo 2009)

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