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Aids e colera minacciano il futuro dello Zimbabwe

3 marzo 2009

di Francesco Ricupero

La fame, la disperazione, il colera e l’incerta situazione politica stanno determinando innumerevoli sofferenze e disagi per milioni di persone in Zimbabwe. La Chiesa cattolica e la Conferenza episcopale dell’Africa meridionale (Sacbc) hanno più volte lanciato l’allarme alla comunità internazionale affinché intervenga per porre fine a questo dramma. Anche alcuni attivisti cattolici zimbabwani si sono mobilitati per sensibilizzare l’Africa e il resto del mondo perché si esercitino pressioni affinché sia posta fine alla sofferenza della popolazione.
“Lo Zimbabwe si trova in condizioni critiche – spiega a “L’Osservatore Romano” il nunzio apostolico in Zimbabwe, arcivescovo George Kocherry – oramai tutto il mondo conosce la nostra situazione. Gli ospedali pubblici sono al collasso e le uniche strutture sanitarie in grado di assistere i malati e i loro familiari sono quelli gestiti dai missionari e dalle religiose. Il Papa, attraverso “Cor Unum”, mi ha inviato ottantamila dollari statunitensi come gesto della Sua solidarietà paterna verso una popolazione sofferente. La Nunziatura apostolica si è accordata con Caritas Zimbabwe per portare nel nostro Paese generi alimentari da distribuire alle famiglie attraverso le parrocchie. Quando il colera ha colpito il nostro Paese – ha aggiunto il nunzio apostolico – il Pontificio consiglio per la Pastorale della Salute mi aveva inviato diecimila dollari statunitensi per l’acquisto delle medicine”.
Circa il cinquanta per cento della popolazione rischia di morire di fame, i decessi provocati dal colera sono giunti a settantacinquemila e il numero potrebbe continuare a crescere sempre di più.
Caritas internationalis sfama direttamente oltre un milione di persone nello Zimbabwe, ed altri tre milioni sono assistite da altri progetti umanitari dell’organizzazione cattolica.
Il tasso di mortalità nel Paese è di una persona su venti, mentre l’Aids, che è la principale causa di decesso oltre al colera, continua a mietere vittime poiché al momento non sono disponibili i farmaci antiretrovirali.
Come ribadito dal nunzio apostolico in Zimbabwe, gli ospedali pubblici sono ormai al collasso e le uniche poche strutture sanitarie (quarantadue) in grado di assistere i malati e i loro familiari sono quelli religiosi. Medici, infermieri e insegnanti non ricevono lo stipendio da diversi mesi. L’unico punto di riferimento per migliaia di disperati sono le parrocchie che riescono a dare un supporto psicologico e sono in grado di distribuire generi alimentari e medicinali.
La necessità e l’urgenza di un intervento internazionale per porre fine a questa barbarie sono una priorità assoluta, poiché il Paese ha bisogno di stabilità.
Intanto, dopo la giornata di preghiera indetta dalla Conferenza episcopale dell’Africa meridionale (Sacbc) il 15 febbraio scorso per sensibilizzare la comunità internazionale alla crisi economica dello Zimbabwe, il Jesuit School of Theology di Nairobi (Kenya)  ha  sollecitato, in  occasione  della quaresima, iniziative per lo Zimbabwe.
“Nello Zimbabwe – hanno spiegato i promotori – uno stallo politico recentemente risolto attraverso la condivisione di potere ha causato innumerevoli disagi per le persone innocenti. Dagli stratosferici tassi di inflazione a una gravissima epidemia di colera, dal completo collasso dell’economia nazionale alle violenze a sfondo politico, lo Zimbabwe deve affrontare un futuro incerto”. L’obiettivo di questa campagna quaresimale è triplice:  creare consapevolezza circa la situazione dei cittadini; esprimere solidarietà con il sofferente popolo dello Zimbabwe e aiutare il recupero e la ricostruzione; aumentare i fondi per sostenere lo sforzo degli enti locali e delle organizzazioni umanitarie in Zimbabwe.
Per sette venerdì consecutivi durante la quaresima, si terrà una veglia di preghiera e di riflessione nella cappella del collegio a Nairobi. “Il servizio di preghiera è aperto a tutte le donne e gli uomini di buona volontà. Speriamo – sottolineano i promotori – di ottenere un dollaro americano per ogni candela accesa. Il ricavato di questa campagna quaresimale andrà diretto verso l’assistenza umanitaria”.

(©L’Osservatore Romano – 2-3 marzo 2009)

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