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Storie di conversione: Costantino

1 marzo 2009

di Marilena Amerise

Nella ricorrenza della battaglia di Ponte Milvio, con la quale Costantino sconfisse Massenzio, il Pontificio Comitato di Scienze Storiche ha avviato la preparazione di un convegno in occasione dell’anniversario di tale evento storico e dell’Editto di Costantino (312-2012). Costantino regnò dal 306 al 337, passando alla storia come il primo imperatore cristiano. Ancora oggi, la sua figura è un enigma, una sorta di sfinge della storia. Molto è stato scritto sulla sua conversione e diversi sono i pareri degli storici, alcuni addirittura opposti tra loro.
Secondo la tesi di Jacob Burckhardt (1818-1897), la decisione di Costantino sarebbe stata motivata da opportunismo politico. L’imperatore – scrive lo studioso in Die Zeit Constantins des Grossen (1880) – è un uomo a cui “l’ambizione e la smania di dominio non concedono un momento di requie” e per il quale “non è il caso di parlare di cristianesimo o paganesimo” in quanto un uomo simile “è sostanzialmente areligioso”. Burchkardt conia la formula di Christianismus politicus applicandola alla conversione di Costantino. Diversi studiosi hanno seguito questa interpretazione, sostenendo che in sostanza l’imperatore avrebbe operato solo uno “scambio di patronato divino”, realizzando in definitiva una Chiesa non solo non cristiana, ma addirittura anticristiana.
Questa valutazione è stata ridimensionata dalla successiva elaborazione storiografica, ma il sospetto di un’ipocrisia religiosa dell’imperatore è rimasto. Di contro, c’è chi ritiene che Costantino fosse nato cristiano e quindi non avesse avuto alcun bisogno di convertirsi. Tra questi Thomas George Elliot, che in diversi studi elaborati tra il 1987 e il 1992 elabora una tesi che però non trova riscontro nelle fonti.
Al di là delle numerose ipotesi, è certo che il nuovo orientamento religioso dell’imperatore, la cosiddetta konstantinische Wende, ha avuto massicce conseguenze storiche:  dopo Costantino il cammino della storia del mondo e della Chiesa non è stato più lo stesso.
Eusebio, vescovo di Cesarea (270 circa – 339 circa), è il primo a sentire l’esigenza di trasmettere alla posterità la storia della conversione dell’imperatore. Nel 337, dopo la sua morte, scrive la Vita Constantini, della cui autenticità a lungo si è dubitato prima che venisse confermata da studi approfonditi.
Lo scenario della conversione dell’imperatore è quello della battaglia di Ponte Milvio. Costantino, nominato Cesare nel 306 in seguito alla morte del padre Costanzo Cloro, è impegnato nel confronto contro l’usurpatore Massenzio, figlio di Massimiano, che tiranneggia Roma. Con il suo esercito Costantino consegue alcune vittorie e si avvicina alla capitale. Prima della battaglia decisiva, la più importante della sua vita, l’imperatore è inquieto e riflette su quale debba essere il suo theòs boethòs, il “dio protettore”. Impegnato in queste riflessioni, Costantino ha una visione:  a mezzogiorno nel cielo si forma una croce di stelle accompagnata da una frase:  “Con questo segno, vincerai”. L’imperatore non comprende a pieno l’avvenimento, ma di notte, in sogno, Cristo gli spiega il significato del segno. Al mattino, convoca i cristiani che militano nelle file del suo esercito e chiede delucidazioni sulla loro fede. Poi fa la sua scelta:  il monogramma di Cristo avrebbe protetto il suo esercito e il cristianesimo sarebbe stato la sua religione. Il 29 ottobre 312, Costantino riporta la vittoria definitiva a Ponte Milvio ed entra trionfante a Roma. L’anno successivo, nel 313, assieme a Licinio, promulga un editto nel quale il cristianesimo riceve lo status di religione che si può professare senza timore di essere perseguitati. Questa la versione cristiana della conversione di Costantino.
Anche i pagani elaborarono un tesi per spiegare la decisione dell’imperatore. Giuliano, nipote di Costantino, sostiene che la conversione e il battesimo sono stati cercati per ottenere la purificazione da “crimini inespiabili” nella tradizione pagana. La versione più completa di questa tesi è fornita da Zosimo e risale alla metà del iv secolo. L’ultimo storico pagano sostiene che dopo l’esecuzione del figlio Crispo e l’uccisione della moglie Fausta, sospettati di avere una relazione, l’imperatore avrebbe chiesto la purificazione ai sacerdoti pagani che gliela negarono. In soccorso di Costantino, secondo Zosimo, sarebbe giunto un “egiziano dell’Iberia”, identificato con il vescovo Ossio di Cordova, che gli avrebbe garantito l’espiazione dalle colpe attraverso i riti della religione cristiana. Questo avrebbe convinto Costantino a convertirsi.
Due versioni diametralmente opposte:  quale è quella autentica? Quella cristiana che pone la svolta al 312 oppure quella pagana che individua il 326 come anno decisivo? In primo luogo sia la versione cristiana sia quella pagana confutano alcune ipotesi moderne secondo cui la conversione non sarebbe rinvenibile nelle fonti; in secondo luogo dimostrano che, in positivo e in negativo, era stato avvertito nella società dell’epoca un cambiamento nell’orientamento religioso dell’imperatore.
In realtà, il processo di conversione inizia nel 312. La visione narrata da Eusebio è l’avvenimento con cui presentare in termini propagandistici, secondo la mentalità dell’epoca, il mutato orientamento dell’imperatore. Bisognava narrare in modo apodittico e impressionante la scelta religiosa del sovrano e far capire che era la decisione giusta, la sola che garantiva stabilità e pace all’impero. Eusebio si fa interprete di queste esigenze e le traduce nel racconto della visione, che diventa il “momento della svolta” in maniera evidente, semplice ed efficace.
Questa svolta tuttavia diventa visibile, storicamente, in diversi momenti. Il mancato sacrificio a Giove Ottimo Massimo potrebbe rappresentare uno di questi momenti, come ha sottolineato Klaus M. Girardet (Die konstantinische Wende, Darmstadt 2006). Dopo una vittoria, infatti, i trionfatori si recavano sul Campidoglio e sacrificavano a questa divinità. Costantino, dopo aver sconfitto Massenzio, entra a Roma, ma non si reca a celebrare il consueto sacrificio. Nel panegirico pagano del 313, l’autore imbarazzato parla di inconsueta “fretta” dell’imperatore, adombrando così la mancata ascesa al Campidoglio. L’orientamento religioso di Costantino si palesa ancora di più nella prima lettera scritta sulla questione donatista, come ha sostenuto Hartwin Brandt (Konstantin der Grosse. Der erste christliche Kaiser, München 2006). La legislazione raccolta nel XVI libro del Codice teodosiano, particolarmente intensa tra il 319 e il 321, rappresenta un altro momento dal quale si evince questa svolta.
Dalle fonti emerge dunque che il cambiamento in Costantino non si evidenzia in un momento preciso, ma si configura come un processo continuo culminato con il battesimo alla fine della vita; una conversione graduale, come del resto aveva già fatto intendere Eusebio di Cesarea. A ben leggere la Vita Constantini, infatti, il processo di conversione dell’imperatore ha un inizio e una fine:  l’inizio coincide con la visione celeste del 312 ed è ancorato a una rivelazione divina considerata fondamento della vittoria. La conclusione del processo è sancita dal battesimo, ricevuto sul letto di morte il 22 maggio del 337, con il quale Costantino entra di fatto nella comunità cristiana.
La conversione di Costantino è strettamente legata a quella dell’Europa. Ancora oggi risuona attuale la domanda con la quale lo storico Arnold Hugh Martin Jones, chiude il suo libro del 1948 Constantine and the Conversion of Europe:  “Se Costantino non si fosse convertito, l’Europa sarebbe stata cristiana?”. A questa domanda si può rispondere che, probabilmente il cristianesimo avrebbe proseguito a diffondersi nell’impero romano, ma la “svolta” costantiniana ebbe sicuramente una portata epocale.

(©L’Osservatore Romano – 1 marzo 2009)

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