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Il turismo irresponsabile danneggia il creato

24 febbraio 2009

Ha suscitato vasta eco la lettera del cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e degli Itineranti, ai partecipanti al convegno organizzato nei giorni scorsi dalla borsa internazionale del turismo (bit) a Milano sul tema “Il turismo affronta la sfida del cambiamento climatico”. Soprattutto i quotidiani di lingua inglese hanno rilanciato quello che è stato definito “un appello al turismo intelligente contro i vandali e quanti non rispettano le leggi della natura”.
In realtà nella sua lettera-messaggio il cardinale, affrontando l’argomento del rapporto tra turismo ed ecosistema, aveva posto l’accento proprio sulle potenzialità distruttrici di quanti si muovono per turismo e sull’influenza che hanno nel cambiamento climatico la cementificazione sconsiderata e lo sperpero delle risorse naturali.
“Il cambiamento climatico – ha scritto infatti il cardinale – è diventato una preoccupazione prioritaria a livello globale. Su ciò si susseguono le riunioni a livello governativo e sociale, si approfondiscono le ricerche scientifiche e si formulano proposte in ambito economico. Ed è un problema che riguarda tutti noi che viviamo in questa casa comune che è la terra. Infatti, tutti siamo responsabili, a diverso titolo, della situazione attuale e ne subiamo al tempo stesso le conseguenze. Tale affermazione si può riferire in modo singolare anche alla sfera del turismo, un’attività dell’uomo che contribuisce al cambiamento climatico e ne soffre i suoi effetti”. Basterebbe pensare che solo l’emissione di gas nocivi dei mezzi di trasporto usati per muoversi incide per un  cinque  per  cento  sul  totale  mondiale.
Ciò che dovrebbe far riflettere proprio quanti al turismo si riferiscono non tanto per motivi di svago quanto piuttosto per motivi economici, è che certi sconvolgimenti climatici riferibili al complesso sistema turistico finiscono alla lunga per incidere negativamente proprio sul turismo. “Come succede per l’agricoltura – ha spiegato -, anch’esso dipende ampiamente dalla meteorologia e dalla climatologia, risentendo sia dell’andamento quotidiano del tempo che dell’evoluzione climatica di lungo periodo”. Di qui dunque la necessità di ripensare al modo comune di fare turismo e di offrire modelli intelligenti per godere “del dono della Creazione” senza deturparlo.
Indubbiamente il turismo costituisce, per tantissimi Paesi, una forza motrice di crescita economica:  oltre ad innegabili benefici in termini di redditività “porta innumerevoli benefici, ha ricordato il cardinale, all’economia dei Paesi, favorisce la creazione di posti di lavoro, lo sviluppo delle infrastrutture, la promozione della cultura e la tutela delle aree naturali. Quindi, una grande forza per combattere la povertà e migliorare la qualità della vita dei singoli e di intere popolazioni”. Ma perché possa produrre questi effetti è necessario un approccio diverso, che risponda ai parametri del rispetto ecologico. Il cardinale Martino indica il compendio della Dottrina sociale della Chiesa come un sicuro punto di riferimento anche in questo campo:  “Un’economia rispettosa dell’ambiente – vi si legge infatti – non perseguirà unicamente l’obiettivo della massimizzazione del profitto, perché la protezione ambientale non può essere assicurata solo sulla base del calcolo finanziario di costi e benefici”. “I risultati delle politiche e dei progetti turistici – ha notato in questo senso il cardinale – saranno vincenti soltanto se accompagnati da una visione sociale e ambientale, insieme a quella economica. Sarà quindi una fonte continua di ricchezza se cresce sulla linea di un turismo sostenibile. Come ci ha detto il Papa, in occasione dell’ultima Giornata mondiale, “l’esperienza insegna che la gestione responsabile del creato fa parte, o così dovrebbe essere, di un’economia sana e sostenibile del turismo””.
Per tanti Paesi dalle limitate risorse, il turismo è effettivamente fonte primaria di reddito e una seria proposta di crescita economica, se rispetta strategie di sostenibilità, responsabilità e solidarietà. Secondo la Risoluzione del Parlamento europeo, del 29 novembre 2007, “il turismo, sviluppato in modo sostenibile, deve rappresentare per le economie locali, principalmente per le regioni svantaggiate, una forma di reddito duraturo e di promozione dell’occupazione stabile e con diritti, … salvaguardando e valorizzando nel contempo il patrimonio paesaggistico, culturale, storico e ambientale”.
Naturalmente “la creatura – ha ricordato ancora il cardinale – ci parla del Creatore, la bellezza della natura ci parla di Colui che è Pulcher, Bello, con la B maiuscola. Così la via pulchritudinis ci consente di camminare verso l’incontro con Dio”. Dal canto suo il turismo, facilitando il contatto dell’uomo con la natura, può essere occasione dunque per conoscere le ricchezze del creato che “mostrano l’infinita bontà e misericordia del suo Autore, e ci aprono la porta per scoprire la Bellezza, che è Dio, tanto antica e sempre nuova”.
Tuttavia oggi “non sempre la natura, modificata dall’azione dell’uomo, riflette il volto del Creatore. Troppo spesso la umana mano distruttrice – ha sottolineato il porporato nella sua lettera – si contrappone al dito del Creatore, rappresentato con grande vigore nella Cappella Sistina. L’azione umana è all’origine del cambiamento climatico, i cui effetti si scorgono soprattutto con l’innalzamento del livello del mare e l’arretramento delle linee costiere, con la maggiore frequenza di piogge torrenziali con siccità più lunghe ed intense, e la graduale desertificazione, con la diminuzione della biodiversità e la riduzione della calotta polare”.
Di qui la necessità invocata di “cambiare rotta”. Ma non sempre nel nostro rapporto con la natura è sufficiente cambiare atteggiamenti. Quello di cui c’è maggiormente bisogno è di avere della natura e dell’ambiente “una corretta concezione”, cominciando dal considerare la creazione veramente come un regalo di Dio, offerto a tutti gli uomini quale patrimonio comune che non è dato a nessuno disperdere o deteriorare e anzi da trasmettere integro alle future generazioni. Per questo il cardinale finisce con il proporre una sorta di codice di comportamento che – muovendo dal presupposto che “il progresso nell’ambito del turismo, come in altri settori, deve riconoscere i propri limiti” e che il turismo è “al servizio della creazione e non viceversa” -, implica la necessità di:  “Coltivare l’etica della responsabilità; ritornare al senso del limite, riconoscendo l’alterità tra simili e la trascendenza del Creatore rispetto alle sue creature; assumere la propria e personale responsabilità della tutela del pianeta; incoraggiare una cultura “verde”; sviluppare quella del turismo responsabile anche nei confronti dei cambiamenti climatici”.
In sostanza si tratta di recuperare la dimensione spirituale del rapporto con il creato, non riducendolo a mero oggetto di sfruttamento, ma “impegnandoci per realizzare quello che si comincia a definire come “turismo intelligente”, cioè etico, “verde” e di qualità”. Le parole però devono essere accompagnate dai fatti. Il cardinale a questo proposito si è soffermato sulle più recenti iniziative adottate dallo Stato della Città del Vaticano nel rispetto ambientale:  l’impianto fotovoltaico a pannelli solari sull’Aula Paolo VI e l’ampia zona boschiva protetta in territorio ungherese. “Dobbiamo impegnarci – ha scritto concludendo la sua lettera – dunque per recuperare il Paradiso originale, dove ritrovare l’amicizia con Dio, con la natura, con i fratelli e con noi stessi. Nel cammino di incontro con il fratello, nella sua diversità e nella sua ricchezza, ci aiuterà la prossima Giornata Mondiale del Turismo, che avrà per tema proprio “Celebrando la diversità”. Il Papa ci invita a prendere “coscienza del fatto che non possiamo usare ed abusare del mondo e della materia come di semplice materiale del nostro fare e volere; che dobbiamo considerare la creazione come un dono affidatoci non per la distruzione, ma perché diventi il giardino di Dio e così un giardino dell’uomo””. (mario ponzi)

(©L’Osservatore Romano – 25 febbraio 2009)

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