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Udienza ai partecipanti alla trentunesima sessione del Consiglio dei governatori del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo

21 febbraio 2009

Signor presidente del Consiglio Governativo,
Governatori, Rappresentanti Permanenti degli Stati membri, funzionari dell’Ifad,
Signore e Signori,
sono lieto di avere l’opportunità di incontrare tutti voi a conclusione delle celebrazioni del xxx anniversario della creazione del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo. Ringrazio il presidente uscente, signor Lennart Båge, per le sue cortesi parole e porgo congratulazioni e buoni auspici al signor Kanayo Nwanze per la sua elezione a questo alto ufficio. Ringrazio tutti voi per essere qui oggi e vi assicuro delle mie preghiere per l’opera importante che svolgete nel promuovere lo sviluppo agricolo. La vostra opera è particolarmente cruciale in questo momento a motivo dell’effetto dannoso sulla sicurezza alimentare dell’attuale instabilità dei prezzi dei prodotti agricoli. Ciò richiede strategie nuove e lungimiranti per la lotta alla povertà rurale e per la promozione dello sviluppo rurale. Come sapete, la Santa Sede condivide pienamente il vostro impegno per superare la povertà e la fame, e per aiutare le popolazioni più povere del mondo. Prego affinché la celebrazione dell’anniversario dell’Ifad sia per voi un incentivo a perseguire nei prossimi anni questi obiettivi meritevoli con energia e determinazione rinnovate.
Fin dall’inizio, il Fondo Internazionale ha ottenuto una forma esemplare di cooperazione e corresponsabilità fra nazioni in diverse fasi di sviluppo. Quando Paesi prosperi e nazioni in via di sviluppo si uniscono per prendere decisioni congiunte e per definire criteri specifici relativamente al contributo che ogni Paese deve dare al Fondo, si può veramente affermare che i vari Stati membri si incontrano sullo stesso piano, esprimendo la loro solidarietà reciproca e il loro impegno comune per sradicare la povertà e la fame. In un mondo sempre più interdipendente, i processi decisionali congiunti di questo tipo sono essenziali se gli affari internazionali devono essere condotti con equità e avvedutezza.
Ugualmente lodevole è l’enfasi posta dall’Ifad sulla promozione delle opportunità di sviluppo nelle comunità rurali, con l’intenzione di far sì che, a lungo termine, esse divengano indipendenti dall’aiuto esterno. L’assistenza fornita ai produttori locali serve a edificare l’economia e contribuisce allo sviluppo generale della nazione interessata. In questo senso, i progetti di “credito rurale”, elaborati per aiutare i piccoli proprietari terrieri e gli agricoltori che invece non possiedono terreni propri, possono promuovere la più ampia economia e garantire una sicurezza alimentare maggiore a tutti. Questi progetti aiuteranno anche le comunità indigene a prosperare nella propria terra e a vivere in armonia con la loro cultura tradizionale, invece di essere costrette allo sradicamento per cercare occupazione in città sovraffollate, piene di problemi sociali, in cui spesso devono sopportare condizioni di vita squallide.
Questo approccio ha il merito particolare di restituire al settore agricolo il proprio posto nell’economia e nel tessuto sociale delle nazioni in via di sviluppo. A questo proposito un contributo prezioso può essere reso dalle Organizzazioni Non Governative, alcune delle quali sono strettamente legate alla Chiesa cattolica e sono impegnate nell’applicazione della sua dottrina sociale. Il principio di solidarietà richiede che ogni gruppo nella società sia libero di rendere il proprio contributo al bene generale. Troppo spesso, agli agricoltori delle nazioni in via di sviluppo viene negata quest’opportunità, il loro lavoro viene sfruttato avidamente e i loro prodotti vengono stornati verso mercati lontani con pochissimo o nessun beneficio per la comunità locale stessa.
Circa cinquant’anni fa, il mio predecessore Papa Giovanni XXIII ebbe a dire a proposito del compito di lavorare la terra:  “I lavoratori della terra possono facilmente costatare quanto sia nobile il loro lavoro… perché lo si vive nel tempio maestoso della creazione… È un lavoro inoltre che presenta” una dignità propria (Mater et magistra, n. 130-131). Tutto il lavoro umano è partecipazione alla provvidenza creativa di Dio Onnipotente, ma l’agricoltura lo è in maniera preminente. Una società autenticamente umana saprà sempre come apprezzare e ricompensare in modo appropriato il contributo reso dal settore agricolo. Se sostenuto nel modo giusto, esso ha il potenziale di liberare una nazione dalla povertà e di gettare le fondamenta di una sempre maggiore prosperità.
Signore e Signori, mentre rendiamo grazie per i risultati di questi ultimi trent’anni, dobbiamo rinnovare la determinazione ad agire in armonia e solidarietà con tutti i differenti elementi della famiglia umana per garantire un accesso equo alle risorse della Terra ora e in futuro. La motivazione a comportarsi così scaturisce dall’amore:  amore per i poveri, amore che non può tollerare ingiustizia o privazione, amore che rifiuta di riposare fino a quando la povertà e la fame non saranno bandite.
Gli obiettivi dello sradicamento della miseria e della fame e della promozione della sicurezza alimentare e dello sviluppo rurale, lungi dall’essere eccessivamente ambiziosi o irrealistici, divengono, in questo contesto, imperativi vincolanti per l’intera comunità internazionale. Prego con fervore affinché le attività di organizzazioni come la vostra continuino a rendere un significativo contributo al raggiungimento di questi obiettivi. Nel ringraziarvi e nell’incoraggiarvi a perseverare nella buona opera che svolgete, vi affido alla sollecitudine costante del nostro Padre amorevole, il Creatore del Cielo e della Terra e di tutto ciò che è in essa. Che Dio vi benedica tutti!

(©L’Osservatore Romano – 21 febbraio 2009)

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