Skip to content

Pirateria e mobilità nuove sfide per l’apostolato del mare

21 febbraio 2009

di Gianluca Biccini

Quarantanove navi
sequestrate nel solo 2008, con 889 membri d’equipaggio presi in ostaggio; undici persone uccise, ventuno risultate disperse, e oltre duecento marittimi ancora nelle mani dei sequestratori; trenta milioni di dollari americani pagati come riscatto:  l’allarme pirateria è entrato di prepotenza nell’agenda di discussione dei coordinatori regionali dell’Apostolato del mare, riunitisi il 16 e il 17 febbraio per l’incontro annuale organizzato dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.
Nella sede del dicastero a Palazzo San Calisto, i nove responsabili del coordinamento che rappresentano le diverse regioni del mondo marittimo, sono stati chiamati a valutare il lavoro svolto, a condividere i possibili sviluppi della loro specifica azione pastorale e a individuare iniziative da attuare nelle rispettive regioni. La riunione riveste un particolare significato in questo Anno paolino – ha detto nel saluto rivolto ai convegnisti il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio organizzatore – “per la profonda esperienza del mare vissuta dall’apostolo delle genti”:  missionario, che ha viaggiato a lungo per nave, sperimentando la vita dei marinai del suo tempo. Il porporato ha poi fatto riferimento ai rischi e ai disagi che segnano la vita dei marittimi di oggi, ai quali ha accennato anche Benedetto XVI all’Angelus del 18 gennaio, in occasione della Giornata del migrante: “Oltre alle abituali difficoltà – ha detto Martino ricordando le parole del Papa – essi subiscono restrizioni per scendere a terra e accogliere a bordo i cappellani, come pure affrontano i rischi della pirateria e i danni della pesca illegale”.
Proprio questi tre temi accennati dal Pontefice – attività dei cappellani, pirateria e pesca – sono stati approfonditi nel corso dei lavori. Sul primo aspetto si è soffermato l’arcivescovo Agostino Marchetto, segretario del dicastero, evidenziando come in vari Paesi prevalga un’interpretazione restrittiva e non corretta del Codice internazionale per la sicurezza delle navi e le strutture portuali, a causa della quale i marittimi e i pescatori trovano difficoltà a scendere a terra anche dopo lunghe traversate, mentre a molti cappellani e volontari viene negato l’accesso al porto e, pertanto, non possono visitare gli equipaggi sulle navi. Una situazione questa, che aggiungerebbe “pressione e stress sui membri degli equipaggi, privati della possibilità di rilassarsi, di contattare le famiglie e di ricevere il conforto della celebrazione della loro fede”. Se si considera che nel mondo duecento milioni di persone dipendono per vivere dalla pesca – in mare, nei laghi e nei fiumi – appare evidente come si tratti di un problema di non poco conto.

Per quanto riguarda la pirateria, oltre ai dati già riferiti, sono stati richiamati quelli del bollettino della Lloyd’s List, secondo i quali attualmente sono nelle mani di pirati dieci navi e 207 membri d’equipaggio. Mentre gli armatori si occupano soprattutto delle navi, l’Apostolato del mare si preoccupa degli effetti psicologici che queste traumatiche esperienze possono avere sulle vittime e sulle loro famiglie.
In materia di pesca, nella giornata di mercoledì 18 si è svolta la riunione dell’apposito comitato internazionale,
istituito in seno all’Apostolato del mare (ne daremo conto nei prossimi giorni).

Infine l’incontro a Roma ha rilanciato la proposta di un Codice di condotta per la pastorale delle crociere, emersa nel 2005 a Dunkerque nel corso del primo incontro dedicato al turismo sull’acqua. Il fenomeno interessa ogni anno dodici milioni di persone, tra le quali dodicimila operatori del settore che si trovano in mare per la maggior parte del tempo.

Il documento intende fornire ai cappellani in servizio su navi da crociera una qualificazione riconosciuta a livello internazionale, per incoraggiare l’assistenza spirituale di passeggeri ed equipaggi. Contiene, inoltre, linee guida per la nomina dei cappellani, al fine di garantire la preparazione pastorale e la formazione tecnica necessarie per svolgere questo delicato ruolo. Una nave con cinquemila persone, in effetti, è una “parrocchia galleggiante” e i marittimi che vi lavorano sono perlopiù giovani asiatici, russi e ispanici che vivono in mare per mesi, separati dalle famiglie e dagli amici senza conoscere cultura e linguaggi dei porti in cui arrivano. Assisterli diventa allora una priorità.

Una volta adottato, il documento andrà a integrare il Manuale per cappellani e operatori pastorali dell’Apostolato del mare, presentato durante il xxii Congresso mondiale svoltosi a Gdynia, in Polonia, nel giugno 2007.

(©L’Osservatore Romano – 21 febbraio 2009)

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: