Skip to content

L’eugenetica e la dignità della persona

21 febbraio 2009

di Ignazio Sanna

La fondazione teologica della dignità dell’uomo e dei diritti umani non è una semplice sovrastruttura apposta ai moderni diritti umani generalmente riconosciuti. Essa non può limitarsi a ripetere con parole teologiche solenni ciò che altri hanno conquistato combattendo in duri scontri, e che a loro appare chiaro anche senza un tale rivestimento teologico. La fondazione teologica è piuttosto un aiuto originario e originale, per una comprensione autentica della dignità umana e dei diritti dell’uomo, che ci permette non solo di decifrarne il vero significato, ma anche di difendere l’una e gli altri da una loro possibile strumentalizzazione ideologica.
Il fondamento ultimo della dignità dell’essere umano risiede nel fatto che egli partecipa della natura di Dio, il Filantropo, l’Emanuele, il Dio con l’umanità. Il nucleo centrale di questa fondazione teologica è senz’altro la concezione dell’uomo come immagine di Dio. Filosoficamente, essa si basa sul fatto che l’uomo, per natura, si esprime e si realizza all’interno di una fiducia originaria in Qualcuno, e solo nella misura in cui può ancorarsi a questo Qualcuno, può vedere garantite le sue attese e le sue aspirazioni umane fondamentali. Non il fato, non le energie dell’evoluzione, ma lo Spirito divino è ciò che dà origine all’essere vivente, e il punto di riferimento per l’autocomprensione non è il cosmo, ma Dio stesso. L’uomo non è un piccolo cosmo, un microcosmo, ma un piccolo Dio. La Gaudium et spes, nell’offrire un abbozzo di antropologia cristiana, tutta centrata sul tema dell’immagine di Dio, dedica il primo capitolo della prima parte alla dignità della persona umana, e collega a essa la costituzione corporea e spirituale dell’uomo, la sua intelligenza, con cui egli partecipa della luce della mente di Dio, la coscienza, considerata come il nucleo più segreto e il sacrario dove l’uomo è solo con Dio, la libertà, segno altissimo dell’essere creato a immagine di Dio. In ultima analisi, è la dimensione teologica che fonda e protegge l’unicità e irripetibilità d’ogni essere umano, che rende ogni uomo una persona, un interlocutore di Dio, l’unica creatura che Dio ha voluto per se stessa. Come scrive Giovanni Paolo II, “l’affermazione più radicale ed esaltante del valore di ogni essere umano è stata fatta dal Figlio di Dio nel suo incarnarsi nel seno d’una donna” (Christifideles laici, 37).
L’origine più vera della concezione della persona, quindi, è teologica, anche se, per un verso, una sua idea seppure ancora confusa è già presente nella letteratura classica antica, e per un altro verso, nel corso dei secoli, questa origine teologica si è andata perdendo e il concetto di persona si è progressivamente secolarizzato, divenendo appannaggio della filosofia e del diritto. Dalla persona divina si passò alla persona umana, dalla teologia alla filosofia e al diritto, in una sorta di movimento circolare ove antropologia e teologia si intrecciano reciprocamente.
In forza di questa origine teologica della concezione della persona, l’uomo si autocomprende come soggetto spirituale dotato di valori eterni, capace di entrare in rapporto dialogico con un Dio trascendente. Quando Dio crea l’uomo non crea un oggetto in più, accanto ad altri oggetti, ma crea un tu, e lo crea chiamandolo per nome, ponendolo davanti a sé come un essere responsabile, un essere, cioè, che può rispondere, un partner del dialogo inter-personale. Ma l’uomo non è soltanto terra, materia. Dio gli ispira dentro un alito di vita, cioè la luce dell’autocoscienza, come è definita, appunto, l’alito di vita, così che l’uomo diventa un essere vivente, una persona. Benché tratto dalla terra e, quindi, essenzialmente legato a essa, l’uomo è aperto a Dio, che lo fa vivere e gli conferisce la sua precisa identità personale.
Ogni uomo e tutti gli uomini sono qualcosa di unico e irripetibile; ogni uomo è un valore a sé e per sé. Il fatto che Dio abbia creato l’uomo per se stesso, come fine e non come mezzo, fa di costui un valore assoluto, che non può essere posto in funzione di nessuna realtà, sia essa la produzione, la classe, lo stato, la religione, la società. L’uomo, come persona, è un valore assoluto, perché Dio lo considera in modo assoluto. Cristo, uomo fra gli uomini, con la sua vita e la sua opera di redenzione, ha confermato il valore assoluto della persona umana, perché è morto per ogni uomo, per ogni fratello.
Se è vero che la prima e fondamentale dimensione della persona è quella teologica, che fa riferimento alla trascendenza di Dio, è anche vero, però, che questa trascendenza di Dio si rivela a noi nell’evento storico di Cristo. Per rapportarsi a Dio, nella sua trascendenza, e anche per rapportarsi agli uomini, nella loro prossimità, è ormai necessaria la mediazione del Cristo. Perciò, la persona ha una dimensione cristologica, sia quando la si vuole definire nei confronti di Dio, sia quando la si vuole definire nei confronti degli altri uomini.
Gesù Cristo, nella sua condizione di Figlio, è sì unico e irripetibile, perché solo Egli ha la relazione al Padre che lo costituisce nella sua sussistenza personale, ma, nella sua risurrezione, Egli ha donato al credente il suo Spirito, lo stesso principio della sua attuazione, in virtù del quale ha condotto a termine la sua esistenza storica e dalla cui forza è stato risuscitato dai morti. Gesù, così, è diventato il principio della nuova vita per tutti gli uomini. Il suo essere uomo è diventato paradigmatico per quello di tutti gli uomini. Grazie allo Spirito Santo che si concede a noi come Spirito di Gesù, possiamo partecipare tutti nella filiazione divina, che solo Egli possiede originariamente. Il principio della nostra esistenza è lo stesso che animò quella di Gesù. Come in Gesù l’unione ipostatica non significa diminuzione né detrazione dell’umanità ma il suo potenziamento massimo, così anche nel credente la presenza dello Spirito che riproduce l’immagine di Gesù implica la massima perfezione del suo essere personale. Se Gesù è persona in quanto pura relazione al Padre, anche il credente sarà persona nella misura in cui è chiamato a partecipare a questa relazione, benché a partire dalla sua contingenza creaturale. Lo Spirito di Gesù, presente in lui, rende possibile la sua apertura a Dio, la sua essenziale relazione a Dio, e contribuisce così a realizzare la sua perfezione umana. Maggiore unione con Dio significa, infatti, maggiore realizzazione possibile della propria essenza e del proprio essere creaturale.
È chiaro che nell’esporre la dimensione teologica e cristologica come costitutiva della persona non intendiamo circoscrivere al solo credente la possibilità di riconoscere sé stessi e gli altri come soggetti personali e valori assoluti. Anche gli umanesimi laici possono e devono rendere ragione della loro affermazione del singolo individuo come fine incondizionato. La ragione umana può dimostrare che l’uomo è un essere intelligente e libero, dunque di natura spirituale, e, come tale, un essere fine a se stesso. Basti pensare a come Kant stesso abbia insistito efficacemente sulla non strumentalizzazione della persona nei rapporti con gli altri uomini e con la società. Dal principio che la natura ragionevole esiste come fine in se stesso, il filosofo di Königsberg ricavò l’imperativo categorico che si deve agire in modo da trattare l’umanità, sia nella propria persona, sia in quella di ogni altro, sempre come fine e mai semplicemente come mezzo. Ciò che, però, in primo luogo, bisogna comunque riconoscere è che quando si attribuisce un valore assoluto a un tu umano, indirettamente, si afferma l’esistenza di un Assoluto come fondamento del rispetto e della dignità di questo tu umano.
In realtà, al di fuori di una visione religiosa che veda nell’uomo per lo meno una lontana presenza di Dio, è assai problematico fondare la dignità assoluta, e dunque l’intangibilità dell’uomo. Giovanni Paolo II affermando che il senso dell’uomo è strettamente collegato con il senso di Dio, sostiene che “il vangelo dell’amore di Dio per l’uomo, il vangelo della dignità della persona e il vangelo della vita sono un unico e indivisibile vangelo”.(Evangelium vitae, 2; cfr. anche 21). D’altra parte, “pur tra difficoltà e incertezze, precisa il Pontefice, ogni uomo sinceramente aperto alla verità e al bene, con la luce della ragione e non senza il segreto influsso della grazia, può arrivare a riconoscere nella legge naturale scritta nel cuore il valore sacro della vita umana dal primo inizio fino al suo termine, e ad affermare il diritto di ogni essere umano a vedere sommamente rispettato questo suo bene primario”. Bisogna, tuttavia, riconoscere che, dal punto di vista storico, “solo la dottrina cristiana di un’incarnazione di Dio nell’uomo ha formulato e portato fino alle sue ultime conseguenze l’intuizione umanistica che l’uomo è l’essere supremo per l’uomo, postulando così con efficacia ineguagliabile l’imperativo etico di relazioni interumane rette dalla dignità personale di ciascun soggetto, e opponendosi decisamente a un modello di relazioni dove la natura prevale sulla persona, l’io trasforma l’altro in una cosa, le entità astratte (lo stato, la razza, la società, la classe) diventano mediatrici degli individui concreti; dove, insomma, non si arriva a capire sul serio che ogni uomo deve essere trattato come Dio, perché Dio ha voluto essere e lasciarsi trattare come uomo”.

(©L’Osservatore Romano – 21 febbraio 2009)

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: