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Una lezione dal medioevo

16 febbraio 2009

di Roberto Busa

Il sintagma “albero genealogico” esprime la discendenza ramificata da padre in figlio da un capostipite:  ma in qualche vero senso lo si potrebbe pure analogare ad “albero genealogico librario”, facendo un’equazione “come gli uomini fanno figli, così i libri fanno libri”. Però con una differenza. Il modulo di un albero genealogico è che più coppie discendano da una sola coppia di genitori, mentre spesso un libro discende dalla distillazione di molti altri precedenti libri.
Per cui il detto libri libros faciunt – tra le sue tante connotazioni – esprime anche quella di quei pochi libri immortali che sottendono la cultura di tutte le generazioni successive:  come fu per Omero. Agostino, Alighieri.
Esso non è meno vero per l’Aquinate:  quante decine di migliaia di pagine furono scritte su di lui?
Ad esse vanno oggi aggiunte quelle recentissime del libro che presento, da aggregare al genere letterario della interpretatio textus, se non addirittura delle glosse continue, riga per riga:  testi certamente laboriosi da percorrere ma, appunto anche per questo, formativi.
Il pregio di questo lavoro sta infatti nella parte espositiva o ermeneutica, con lo scorrere interlineare di interessanti osservazioni o citazioni, tra cui le frequenze lessicali estratte dalle mie statistiche tomistiche.
L’argomento di questo bel volume di don Sangalli verte su una delle necessità primarie per la normalità del convivere sociale ed economico umano:  che ciascuno cioè dovrebbe rendersi conto delle logiche conseguenti la consapevolezza di sé, e cioè in particolare, che in ognuno di noi, nessuno escluso, sono sempre attive inclinazioni animali, cieche, istintive – viziose perché irragionevoli e autolesive almeno a lungo termine – che, dopo il peccato originale, fermentano in ciascuno per la prepotenza aggressiva del corpo sulla ragione.
Per cui, in parole povere, quanto un motore ha difetti, altrettanto gli occorrono freni più robusti e saperli usare altrettanto saggiamente. La presente pubblicazione, che verte su un capitolo di san Tommaso circa la psicologia cristiana e medioevale, è certamente una piccola iniezione di vitamine cristiane antiche nel contesto ambientale di oggigiorno, in cui i settori lessicali più affollati sono quelli del profitto e del piacevole.

(©L’Osservatore Romano – 16-17 febbraio 2009)

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