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I frutti concreti della solidarietà

14 febbraio 2009

di Paul Josef Cordes
Cardinale presidente del Pontificio Consiglio
Cor Unum e Rappresentante Legale
della Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel

Durante la riunione del consiglio di amministrazione della Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel, iniziata il 10 febbraio 2009, si ricorda anche il 25° anniversario di creazione di questa istituzione papale. Alla presenza del cardinale Roger Etchegaray, presidente emerito del Pontificio Consiglio Cor Unum, di monsignor Karel Kasteel, segretario del medesimo dicastero e osservatore della Santa Sede, dei presuli che compongono il consiglio, di altri vescovi, di personalità del mondo diplomatico e di alti esponenti della società civile burkinabé, hanno luogo eventi culturali e di solidarietà che culminano nella messa solenne di domenica 15 febbraio a Ouagadougou. Anche negli altri Paesi del Sahel si susseguono eventi per celebrare questa ricorrenza. Non si tratta soltanto di un atto di doveroso ringraziamento per il lavoro svolto dalla Fondazione, ma anche di una tappa importante affinché i diretti beneficiari e le popolazioni del Burkina Faso, Capo Verde, Ciad, Gambia, Guinea-Bissau, Mali, Mauritania, Niger e Senegal sentano sempre più come propria questa Istituzione.
La Fondazione nasce dopo la prima visita in Africa di Papa Giovanni Paolo II, il quale, nel maggio 1980, da Ouagadougou, pronunciava le seguenti parole:  “Da questo luogo, io lancio un appello solenne al mondo intero… alzo la mia voce supplichevole… mi faccio voce di chi non ha voce, la voce degli innocenti”.
Con chirografo del 22 febbraio 1984, il Sommo Pontefice decide di dare “una forma più organica, permanente ed efficace ai soccorsi della Chiesa destinati al Sahel in uno spirito di carità, di autentica promozione umana e di collaborazione” (Lettera di Istituzione). Erige pertanto questa Fondazione, affidandone l’operatività agli episcopati dei nove Paesi del Sahel (Burkina Faso, Capo Verde, Ciad, Gambia, Guinea-Bissau, Mali, Mauritania, Niger e Senegal), una formula considerata esemplare anche per realizzare concretamente la communio ecclesiale. Accanto al segretariato generale in Ouagadougou (Burkina Faso), il Papa stabilisce che la custodia dei fondi e la sede legale della Fondazione rimangano presso il Pontificio Consiglio “Cor Unum”, che riferisce periodicamente al Sommo Pontefice. Infine, costituisce il capitale della Fondazione con il denaro ricevuto per i Paesi del Sahel dai fedeli della Germania, in risposta al suo appello di Ouagadougou. In questi ultimi anni, per la realizzazione immediata di progetti, anche la Conferenza episcopale italiana ha contribuito in misura rilevante.
La Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel è impegnata attivamente nella gestione e protezione delle risorse naturali, nella lotta alla siccità e alla desertificazione, nello sviluppo rurale e nella lotta contro la povertà, attraverso il coinvolgimento attivo della popolazione locale. Perciò si occupa di formare animatori (“cadres moyens”), operatori della sanità e del genio civile, idraulici, meccanici, agricoltori, allevatori, silvicoltori (“cadres techniques”). Preziosa caratteristica della Fondazione è la sua apertura alle differenti religioni degli abitanti, diventando così uno strumento di dialogo inter-religioso.
Solo nel 2008, nei nove Paesi saheliani, essa ha finanziato 208 progetti, per un valore totale che supera i due milioni di dollari americani. Si tratta di iniziative esemplari, che cambiano la vita di interi villaggi, coinvolgendo la comunità locale, come si può notare dagli esempi che seguono.
In Africa si concentra il 39 per cento degli analfabeti del mondo, di cui il 52 per cento sono ragazze e donne. A questo la Fondazione risponde con la creazione di scuole comunitarie, come quella di Wamina a 550 km. da Bamako, in Mali. Grazie al sostegno della Fondazione, i banchi di fango si trasformano in banchi veri, arrivano libri, è possibile formare gli insegnanti. Si creano così reti educative che coinvolgono le famiglie e la comunità, trasformando il sistema educativo in scuola di vita a servizio dei piccoli e degli adulti.
Secondo la Fao, nel mondo, il 38 per cento della produzione di carne è costituito da carne di maiale. Nel sud del Senegal (Casamance) sono molto diffusi gli allevamenti di maiali, ma anche le malattie che colpiscono questi animali. La Fondazione aiuta l’Associazione “Gie Gedeon” a creare un allevamento modello, lontano dall’abitato, che segue norme igieniche rigorose per tenere gli animali puliti e in salute. Gli allevatori imparano a mantenere pura la razza degli animali, a produrre mangime di qualità e riescono a ottenere profitti di quasi 2000 dollari l’anno.
A Capo Verde, la sfida principale è la massiccia erosione del suolo. Nella zona di São Felipe, isola di Fogo, la Fondazione ha sostenuto la costruzione di 4 dighe, che hanno consentito di ridurre il fenomeno e di utilizzare l’acqua recuperata per restituire all’agricoltura e alla pastorizia zone che andavano desertificandosi. La vegetazione, importante per scongiurare l’estinzione di molte specie animali, si è immediatamente diffusa. A Campanas, la Fondazione ha finanziato la piantagione di un’intera foresta di alberi da frutto, eucaliptus e acacie, che servono a combattere la fame e a produrre legna da ardere, bene prezioso e ricercato.
In Burkina Faso, la Fondazione contribuisce a formare gli agricoltori in tecniche che salvano le piantagioni dalla siccità:  lo zaï, che insegna a realizzare buche riempite di concime dove si seminano le giovani piante e dove viene trattenuta l’acqua loro necessaria; la mezzaluna, semicerchio di 6 metri che frena la pioggia e fa crescere il foraggio per gli animali; le minidighe, che trattengono l’acqua delle precipitazioni; l’eliminazione del deserto con il sistema Bofix Exafuze, che fa crescere la vegetazione sulle dune. Inoltre, promuove la creazione di banche di cereali, indispensabili per preservare la biodiversità, e la diffusione di coltivazioni pregiate, come il burro di karité o dell’Arzintiga, l’albero del paradiso, che dà olio, frutti leguminosi e fiori commestibili. Diffonde poi l’apicultura, che favorisce l’impollinazione dei fiori e la produzione di un miele particolarmente puro, privo di residui di pesticidi.
In Niger, a Dakoro, 650 km. da Niamey, la Fondazione sostiene “Sahel Care”, all’opera in 15 villaggi dove si piantano 18.350 alberi e si creano vivai per il rimboschimento della zona. La produzione agricola aumenta e la fame diminuisce, si diffondono le tecniche di silvicoltura che proteggono l’ambiente, si introducono il compostaggio e le coltivazioni orticole, ora possibili grazie al ripristino della portata delle falde acquifere.
In Mauritania, nella periferia di Nouakchott, nei quartieri dove vivono solo i poveri e gli emarginati, grazie alla Fondazione nasce un centro di formazione professionale per le donne corredato di asilo-nido, dove le mamme possono lasciare i loro bambini per poter imparare non soltanto un mestiere, ma anche quelle nozioni di alfabetizzazione e di economia domestica che consentiranno loro di migliorare la vita, l’igiene e l’alimentazione dei loro figli. I loro eccellenti manufatti sono molto apprezzati dai turisti e i guadagni realizzati servono alle donne per intraprendere un’attività alla fine della loro formazione.
In Guinea Bissau, la Fondazione sostiene la lotta alla malnutrizione, particolarmente pericolosa per neonati e donne incinte, grazie alla produzione di prodotti multivitaminici a base di frutta locale e grazie alla diffusione della medicina naturale, di tradizione secolare nel Paese.
In Ciad, nella diocesi di Moundou, il 50 per cento della popolazione è costituito da ragazzi sotto i 14 anni, il cui destino è spesso quello di aumentare il numero di disoccupati delle periferie delle città. Per toglierli dalla strada, la Fondazione finanzia una fattoria-scuola a Bengoh, dove l’acqua per le coltivazioni arriva grazie a una moderna pompa, alimentata da pannelli solari fotovoltaici.
In Gambia, nella diocesi di Banjul, dal 1996, la comunicazione tra parrocchie e lo sviluppo sostenibile si affidano alle onde radio. Grazie all’aiuto della Fondazione, è possibile rinnovare gli impianti per assicurare la diffusione capillare di trasmissioni educative diverse, destinate ai giovani, alle donne e agli agricoltori.
Queste sono solo alcune delle opere realizzate dalla Fondazione a beneficio di una delle regioni più povere del pianeta. Rallegra il fatto che i beneficiari, oltre all’aiuto materiale, apprezzino in modo particolare la vicinanza spirituale del Pastore universale della Chiesa attraverso lo strumento privilegiato dell’Istituzione Pontificia. Con questo scopo, la Fondazione vuole continuare a progredire fattivamente negli anni a venire.

(©L’Osservatore Romano – 15 febbraio 2009)

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