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La Santa Sede, i diritti degli africani e la pace in Terra Santa

11 febbraio 2009

Un’Europa “senza barriere”, libera “da barriere interne”, aperta “ai valori più profondi e autentici dei cittadini e dei popoli che abitano questo continente”, ma soprattutto aperta “alle esigenze degli altri continenti” in spirito di solidarietà. Primi fra tutti l’Africa e la Terra Santa. Lo ha chiesto martedì mattina, 10 febbraio, il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, agli ambasciatori dell’Unione europea durante l’incontro promosso dall’ambasciatore presso la Santa Sede della Repubblica ceca Vosalík, all’inizio del semestre di presidenza ceca dell’Unione e svoltosi nella sede dell’Ambasciata stessa. E in particolare all’Europa il cardinale ha chiesto nuove politiche e una nuova visione sociale per la famiglia impostata sul rapporto “uomo-donna uniti in un matrimonio stabile e duraturo” sul quale fondare una società più sana.
Il cardinale ha sottoposto anzitutto all’attenzione degli ambasciatori la condizione e i bisogni del continente africano. Non fosse altro perché quest’anno 2009 è proprio l’Africa al centro dell’attenzione pastorale della Chiesa. Il Papa, come ha ricordato il cardinale, compirà una visita pastorale in Africa e fra qualche mese si svolgeranno, a Roma, la seconda Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei vescovi e il simposio delle Conferenze episcopali di Africa e del Madagascar.
Dopo aver ricordato l’amore dimostrato dai Pontefici per i popoli africani, la miriade di attività caritatevoli e assistenziali avviate nei Paesi africani il cardinale ha voluto anche ricordare che la Santa Sede “mantiene relazioni con 50 dei 53 Paesi africani, ha accreditato un Osservatore permanente presso gli Organismi delle Nazioni Unite per l’Ambiente e gli Insediamenti Umani a Nairobi (dal 1997), un Osservatore presso l’Unione africana, ad Addis Abeba, e un Delegato presso l’Organizzazione della Lega degli Stati Arabi, al Cairo (ambedue dal 2000). Dal 2004, poi, la Santa Sede figura fra i membri del “Gruppo degli Amici della Regione dei Grandi Laghi” e offre a tale organismo un contributo di ordine morale e diplomatico, alla luce della sua natura specifica, del suo tradizionale ruolo sulla scena internazionale e della presenza della Chiesa cattolica in quella regione”.
In breve, si può affermare che la Santa Sede e i rappresentanti pontifici si sforzano di difendere e promuovere “i diritti fondamentali degli africani e, in questa prospettiva, di sottolineare che il loro diritto allo sviluppo si basa sulla loro appartenenza alla famiglia umana, così come sulla comune dignità e destino dei Paesi poveri e dei Paesi ricchi”. Inoltre, la Santa Sede “incoraggia al perdono e alla riconciliazione, alla verità e alla giustizia, quanti sono legati alla storia e alle sorti del continente africano”. Ci sono infatti ferite del passato non ancora cicatrizzate “come pure sofferenze provocate di recente e che continuano a sanguinare”. È ovvio che la Chiesa si rivolga, anzitutto, ai suoi fedeli; nondimeno però “essa spera che anche i responsabili politici coinvolti nei drammatici conflitti in atto in quel continente si lasceranno guidare dallo spirito di perdono e di riconciliazione che i credenti si sforzano di testimoniare”.
Dai Paesi europei in generale ci si aspetta che si adoperino per combattere “la tentazione di stabilire contatti con i Paesi africani con l’esclusivo obiettivo di trarne il maggior profitto possibile”; per favorite al contrario partnership “rispettose della dignità e dei diritti inalienabili di quegli uomini e dei loro Popoli”. “Inoltre, – ha aggiunto il cardinale – occorre aiutare la soluzione dei conflitti in corso, lottare contro le ingiustizie che li hanno provocati e soccorrere le masse di profughi e di sfollati che soffrono e destabilizzano quel continente”.
Altro obiettivo di un’azione comune dei Paesi europei dovrebbe essere la Terra Santa “dove la situazione – ha detto il segretario di Stato – rimane molto delicata e non potrà essere risolta in modo durevole e sostenibile se si prescinderà dal più ampio panorama medio-orientale. Resta viva, pertanto, l’esigenza di un approccio globale alle difficoltà dei Paesi di quella regione, nel rispetto delle aspirazioni e degli interessi legittimi di tutte le popolazioni coinvolte”. In proposito il cardinale Bertone ha rilanciato quanto detto dal Papa all’inizio dell’anno:  “Occorre che i “leader” – oggi Israele eleggerà i propri – facciano avanzare con determinazione il processo di pace e di distensione e guidino i rispettivi Popoli verso la difficile, ma indispensabile riconciliazione”. Per quanto concerne la situazione nella striscia di Gaza, Bertone ha detto che “è ancora prioritario garantire l’accesso degli aiuti umanitari destinati alla popolazione civile e insistere perché le parti in causa non si abbandonino alla logica dello scontro e della violenza, ma seguano piuttosto la via del dialogo e del negoziato. La guerra e l’odio non sono la soluzione dei problemi:  a taluni ciò suona come un’affermazione utopistica, ma in realtà si tratta di una verità confermata dalla storia più recente della Terra Santa”.
Per l’Europa il cardinale ha riproposto la necessità di prestare particolare attenzione all’istituto familiare. Alla famiglia del resto la Chiesa guarda da sempre con particolare attenzione. La Santa Sede “non si stanca di ricordare – ha detto in proposito il porporato – ai Paesi dell’Unione che, per avere società stabili e coese, occorrono famiglie stabili e queste, a loro volta, hanno bisogno di matrimoni stabili”. Purtroppo, sappiamo che la realtà è diversa:  dal 1980 al 2006, nell’Europa a 27 il numero di matrimoni è sceso del 23,9 per cento. Nel 2006 c’è stato un divorzio ogni circa 30 secondi e un bambino su 3 è nato al di fuori del matrimonio. “Nondimeno – ha aggiunto – la coppia uomo-donna unita in matrimonio, stabile e duraturo, offre vantaggi sociali molto maggiori rispetto alle convivenze di fatto e alle madri sole. La coppia sposata comporta, per i figli, maggiori probabilità di buona educazione, più assidua frequenza alla scuola, migliore riuscita negli studi, più sicuro ed elevato successo professionale, minore probabilità di delinquenza, minore consumo di alcool e droghe. Inoltre, comporta migliore salute fisica ed equilibrio psichico per i figli e per gli stessi genitori, meno depressione per le donne. Pertanto, è interesse pubblico che la famiglia sia fondata sul matrimonio e che sia sana”.
La Santa Sede, da parte sua, è pronta a dare il suo contributo per il sostegno della famiglia e “a tal fine – ha concluso il cardinale – incoraggia le istituzioni politiche ed economiche a rimettere in questione anche lo stile di vita consumistico ed edonistico; a sostenere la vita e la famiglia con azioni risolute su vari fronti”.

(©L’Osservatore Romano – 11 febbraio 2009)

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