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Dopo la morte di Eluana Englaro si attende in tempi brevi una legge sul fine vita

11 febbraio 2009

Un profondo dolore. E una grande amarezza per un epilogo che tutti temevano. Pur in presenza di forti polemiche, sono questi i sentimenti predominanti nelle reazioni in Italia alla morte di Eluana Englaro, avvenuta ieri sera nella clinica “La Quiete” di Udine. La donna è deceduta per arresto cardiocircolatorio dopo quattro giorni di sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione. Mentre questo accadeva, il Senato stava esaminando il disegno di legge (ddl) presentato sabato scorso, con il quale si voleva interrompere subito la procedura che ha poi presumibilmente portato alla morte di Eluana diciassette anni dopo il tragico incidente del quale era rimasta vittima.
L’epilogo della vicenda azzera, nei fatti, i passaggi parlamentari di queste ultime ore. Dopo alcuni momenti di aspro confronto, il ddl, con l’accordo di maggioranza e opposizione, è tornato in commissione Sanità del Senato per essere integrato in un provvedimento organico sul fine vita, da approvare, questa volta, in tempi brevi. Si parla di due settimane. Il tentativo è quello di evitare che altri casi del genere possano verificarsi nel persistere del vuoto normativo.
Appresa la notizia della morte di Eluana, la Conferenza episcopale italiana (Cei) ha diffuso il seguente comunicato:  “In questo momento di grandissimo dolore, affidiamo al Dio della vita Eluana Englaro. Le preghiere e gli appelli di tanti uomini di buona volontà non sono bastati a preservare la sua fragile esistenza, bisognosa solo di amorevole cura. Siamo affranti in questa grave circostanza, ma non viene meno la speranza, che nasce dalla fede e consegna alla misericordia del Padre Eluana, la sua anima e il suo corpo. È questa speranza a renderci una cosa sola, accomunando quanti credono nella dignità della persona e nel valore indisponibile della vita, soprattutto quando è indifesa. Facciamo appello a tutti perché non venga meno questa passione per la vita umana, dal concepimento alla sua fine naturale”.
Concetti ribaditi questa mattina dal presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, nel corso di una trasmissione televisiva:  la vicenda Englaro ha suscitato “un grande dolore” ma anche “grande sconcerto”, ha detto il porporato. E ha aggiunto:  “Speriamo che il Signore illumini per fermare questa deriva davanti alla quale diventa evidente che una legge giusta è necessaria per impedire casi del genere. Non si può accettare a cuor leggero che questo possa accadere di nuovo”. Questi – ha concluso il presidente della Cei – “sono i giorni della preghiera e del raccoglimento:  considerazioni più profonde verranno più avanti”. Intanto davanti agli occhi di tutti c’è “la risposta delle suore di Lecco che con tanto amore si sono prese cura per anni di Eluana”.
Le suore misericordine della clinica “Beato Luigi Talamoni” di Lecco, non appena ricevuta la notizia della morte di Eluana, si sono riunite nella cappella della struttura sanitaria nella quale operano, per la recita del rosario. A poca distanza dalla clinica si è contestualmente tenuto un altro momento di preghiera, organizzato nella basilica di San Nicolò.
Padre Federico Lombardi, in una nota comparsa sul sito della Radio Vaticana, ha affermato:  “Ora che Eluana è nella pace, ci auguriamo che la sua vicenda, dopo tante discussioni, sia motivo per tutti di riflessione pacata”.
Lo stesso auspicio è venuto da don Tarcisio Puntel, parroco di Paluzza (Udine), paese di origine della famiglia Englaro:  “Sono vicino a Beppino – ha detto don Puntel – ma non posso non soffrire perché ha vinto la cultura della morte”. In questa vicenda, ha aggiunto, “sono entrati tali e tanti elementi che alla fine forse hanno distratto un po’ tutti. E quando si imbocca la strada del non ritorno non c’è veramente più nulla da fare”.

(©L’Osservatore Romano – 11 febbraio 2009)

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