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Mentre Eluana sta morendo in Italia divampano le polemiche

7 febbraio 2009

Roma, 7. Il Consiglio dei ministri italiano ha varato ieri un disegno di legge sul fine vita che in tempi rapidi sarà preso in esame dall’aula del Senato. Palazzo Madama dovrebbe discutere sul provvedimento all’inizio della prossima settimana. Ieri il Consiglio dei ministri, sullo stesso tema, aveva messo a punto un decreto legge, nonostante il parere negativo espresso preventivamente dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato aveva inviato al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi una lettera riservata con la quale indicava le ragioni di natura costituzionale che gli avrebbero impedito di controfirmare un decreto legge sul tema del fine vita. Ciononostante, il Consiglio dei ministri aveva ritenuto opportuno varare ugualmente il provvedimento. Di fronte alla conferma del rifiuto della firma da parte di Napolitano, il testo è stato quindi riproposto sotto forma di disegno di legge al Parlamento, questa volta con l’autorizzazione del Quirinale. Fin qui la cronaca dei fatti.
L’evolversi della vicenda in queste ultime ore ha alimentato numerose nuove polemiche nel Paese, soprattutto in merito agli aspetti politici e costituzionali. Polemiche e contrasti giudicati dagli analisti come inediti nella storia dei rapporti istituzionali dell’Italia repubblicana.
Intanto, a Udine, Eluana Englaro, la donna in stato vegetativo persistente da diciassette anni, sta morendo. Il presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), il cardinale Angelo Bagnasco, nell’editoriale pubblicato sul quotidiano “Avvenire” di oggi, ha ricordato anzitutto la realtà che in queste stesse ore stanno vivendo Eluana e i suoi familiari, ai quali comunque va la vicinanza della Chiesa. Ma il porporato ha richiamato anche il dolore di chi in questi anni ha materialmente assistito Eluana ogni giorno:  “Di fronte al dramma della vita debole o ferita, l’unica risposta ragionevole e umana che traduce lo struggimento interiore che tutti prende è quello delle suore di Lecco. Per quindici anni esse hanno accolto amorevolmente Eluana, vegliandola giorno e notte ed esprimendo sino alla fine il desiderio di generarla ancora ogni giorno con l’amore. Così hanno mostrato, non a parole, come si reagisce all’imprevedibilità del dolore e come si attesta l’indisponibilità della vita. Una luce si sta spegnendo, la luce di una vita. E l’Italia è più buia”.
L’idratazione e l’alimentazione alla donna ora ricoverata nella clinica “La Quiete” di Udine sono state già ridotte e verranno sospese del tutto. Secondo i medici, entro una manciata di giorni i danni saranno irreversibili. “Eluana – ha affermato il cardinale Bagnasco – ha cominciato il cammino forzato verso la morte perché iniquamente privata del cibo e dell’acqua”. Ha concluso il presidente della Cei:  “Questa vicenda dolorosa, che vede al centro una persona che tutti sentiamo affettuosamente “nostra”, ci ha reso più insicuri. Non perdiamo l’occasione per riaffermare in modo più convinto e corale il sì alla vita; per fare, come società, un passo decisivo ed esemplare sulla via di un umanesimo reale e non parolaio. Per questo non possiamo tacere”.
Il disegno di legge presentato al Parlamento italiano, prevede, fra l’altro, il divieto di interrompere l’alimentazione e l’idratazione alle persone che non sono in grado di provvedervi autonomamente. Su questo punto le forze politiche italiane negli anni non sono riuscite a trovare un accordo  che  si  potesse tradurre in una legge.

(©L’Osservatore Romano – 8 febbraio 2009)

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