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I cattolici italiani a difesa dei diritti fondamentali degli immigrati

6 febbraio 2009

Roma, 6. Sta provocando forti perplessità l’approvazione in Italia – per il momento solo al Senato – del disegno di legge sulla sicurezza che contiene, fra le altre, norme che darebbero facoltà ai medici di denunciare i pazienti che siano immigrati irregolarmente.
Un provvedimento visto da più parti come una negazione dei diritti fondamentali di ogni individuo, fra i quali è da annoverare il diritto alla salute. Gli stessi medici, attraverso le loro principali associazioni, hanno fortemente criticato il contenuto del disegno di legge, spiegando come le norme, oltre ad avere conseguenze controproducenti in ordine alla sicurezza sanitaria, ledono la deontologia della professione medica. E per fronteggiare “le gravi conseguenze della cancellazione del divieto di segnalazione degli immigrati illegali che si presentano nelle strutture sanitarie”, la Caritas diocesana di Roma ha reso noto oggi di aver deciso di potenziare “le attività di assistenza svolte dall’area sanitaria a favore degli immigrati privi di permesso di soggiorno”. Allo stesso tempo, si legge in una nota, “i medici della Caritas intensificheranno l’attività di animazione e sensibilizzazione verso gli operatori socio-sanitari degli ospedali e nelle strutture sanitarie pubbliche e private”. La norma, come ricorda la nota, “non è ancora in vigore e dovrà passare all’esame della Camera dei deputati” ma ugualmente, “la Caritas ritiene che il provvedimento rischia di avere pericolosi effetti immediati sulla sanità pubblica per il clima di paura che sta causando”. Per questo, conclude il comunicato, “si attiverà anche nel fare conoscere agli immigrati che al momento possono usufruire delle cure senza alcun rischio di denuncia”.
Sull’approvazione in Senato delle nuove norme era intervenuto ieri anche il cardinale Tettamanzi, arcivescovo di Milano:  “I medici – aveva detto – sanno qual è la loro deontologia e come affrontare e sciogliere questa questione”. Il porporato aveva anche ricordato come “la solidarietà si sviluppa attraverso l’accoglienza, la condivisione e il rispetto della legalità”, una solidarietà che “si realizza soprattutto attraverso il rifiuto di qualsiasi discriminazione e quindi attraverso l’osservanza di una legge più profonda dentro il nostro cuore”.
Sulla eventualità dell’entrata in vigore di queste norme si era espresso martedì scorso anche il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, Mariano Crociata, il quale aveva ricordato come il grado di civiltà di un Paese si misuri anche con l’assistenza che è in grado di fornire a ogni persona debole e vulnerabile che si trovi sul territorio.
Appresa la notizia dell’approvazione in Senato del disegno di legge, anche i medici cattolici hanno immediatamente espresso la loro contrarietà:  “È una cosa molto grave – ha dichiarato Vincenzo Saraceni, presidente dell’Associazione medici cattolici italiani – perché un conto è denunciare un criminale, un conto un clandestino. Da oggi gli immigrati potrebbero non venire a farsi curare nelle strutture pubbliche per paura di conseguenze legali, e questo ci preoccupa molto”.
L’emendamento della Lega, che introduce queste norme, ha ricordato Saraceni, fortunatamente non introduce un obbligo, ma solo la possibilità di denunciare:  “Mi auguro che i medici non ricorrano a questa possibilità e si astengano dal denunciare un immigrato a meno che non si sia macchiato di gravi delitti”. La speranza, a questo punto, è “che in sede parlamentare ci siano modifiche a una norma ingiusta, che tra l’altro mette a rischio la salute di migliaia di persone che vengono qui per lavorare e che poi si ammalano per le precarie condizioni in cui vivono. Speriamo che alla Camera la norma sia modificata”.
Critiche al disegno di legge sono arrivate anche dalla Caritas italiana:  “Non è certamente positivo – ha detto Oliviero Forti, che nell’ambito di questo organismo si occupa di immigrazione – perché è un grande contenitore che ha enfatizzato l’idea o l’esigenza di maggiore sicurezza per il nostro Paese. In maniera poco chiara, poi, si è voluto inserire in questo contenitore di tutto e di più, dall’immigrazione ai senza fissa dimora ed altro che con la sicurezza hanno poco a che fare”. Ha aggiunto Forti:  “La normativa che dà la possibilità ai medici di denunciare all’autorità giudiziaria gli immigrati clandestini rappresenta un provvedimento che in qualche modo disattende un principio fondamentale che è quello alla salute, riconosciuto al di là dello status del singolo cittadino ma soprattutto rischia di essere, come già detto anche da altre associazioni cattoliche, un boomerang per la stessa popolazione nel momento in cui gli stessi immigrati, davanti ad una norma di questa natura saranno evidentemente portati a non rivolgersi alle strutture sanitarie e quindi diventare dei potenziali diffusori di malattie”. Per questo, ha spiegato ancora Forti, “chiediamo che si ritorni su questo argomento, perché diventa un problema di salute pubblica al di là del male che si fa all’immigrato”.
Anche le organizzazioni di categoria hanno espresso parere negativo:  “È un provvedimento sbagliato – ha detto Amedeo Bianco, presidente degli ordini dei medici – per la tutela della salute pubblica, con il rischio della comparsa di una sanità clandestina, e perché rischia di danneggiare l’immagine e la tradizione italiane di accoglienza e vicinanza”.
Secondo la Società italiana di pediatria e la Federazione italiana medici pediatri c’è il pericolo di far diventare “invisibili” migliaia di bambini, “fatti nascere clandestinamente fuori dagli ospedali, tolti dalla scuola e privati di assistenza sanitaria, vaccinazioni comprese”.

(©L’Osservatore Romano – 7 febbraio 209)

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