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Contro l’aborto e contro la pena di morte

6 febbraio 2009

di Marco Bellizi

Il cardinale Justin Francis Rigali, presidente della Commissione episcopale per le Attività pro vita della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, ha inviato ieri una lettera a tutti i membri del Congresso, sollecitandoli a mantenere le risorse necessarie ai programmi governativi stabiliti nel marzo scorso. Il Congresso sarà infatti chiamato presto a confermare i finanziamenti. “Vi invito – ha scritto il cardinale – a non usare questa legislazione per indebolire o eliminare disposizioni in vigore da molto tempo, che proteggono i contribuenti degli Stati Uniti dal finanziare e promuovere, non volendolo, la distruzione della vita umana innocente. Nel rivolgervi questa preghiera – ha aggiunto – mi unisco a milioni di cattolici e non che, nelle prossime settimane, spediranno cartoline ai loro rappresentanti eletti con il seguente messaggio:  “Per favore, contrasti il Freedom of Choice Act (Foca) e qualsiasi altra misura analoga e mantenga le leggi contro il finanziamento federale e la promozione dell’aborto”. Dal momento che una proposta radicale come quella del Foca rovescerebbe in una sola volta centinaia di leggi pro vita, siamo allo stesso tempo preoccupati che tali leggi possano essere rovesciate nel corso dei lavori del Congresso”. La lettera del cardinale Rigali ricorda diverse disposizioni pro vita, come l’Hyde amendment e altre misure che proteggono i contribuenti dal finanziamento incidentale di campagne o pratiche abortive:  il Dickey/Wicker amendment che previene il finanziamento federale alle ricerche nelle quali embrioni umani siano creati, danneggiati o distrutti; il Kemp-Kasten amendment, che previene il finanziamento federale di organizzazioni che appoggiano o conducono programmi di aborto obbligato o di sterilizzazione per il controllo della popolazione.
Il cardinale ha inoltre chiesto al Congresso di mantenere l’Hyde/Weldon conscience protection amendment, una misura chiave per prevenire la discriminazione nei confronti degli operatori sanitari che praticano l’obiezione di coscienza in caso di aborto. “Chiaramente la parola “scelta” è solo un vuoto slogan se medici, infermieri e ospedali devono scegliere fra prestarsi al servizio abortivo o abbandonare la propria attività”, ha osservato il cardinale, il quale ha concluso:  “Così come la decisione del Congresso riguardo al finanziamento alle organizzazioni abortiste, la decisione se mantenere o meno il diritto all’obiezione di coscienza potrebbe giocare un ruolo fondamentale per determinare se gli americani di differenti culture, opinioni e religioni saranno in grado di lavorare assieme per raggiungere un accordo su quella riforma del sistema sanitario che è così necessaria”.
Come accennato dallo stesso cardinale Rigali, la Conferenza episcopale degli Stati Uniti ha lanciato a partire dal 24 gennaio la campagna nazionale pro vita con la quale tutti i cattolici del Paese sono invitati a spedire cartoline ai loro rappresentanti di riferimento eletti nel Congresso. Al momento sono già decine di milioni le cartoline distribuite in tutto il Paese a parrocchie, scuole, chiese non cattoliche e organizzazioni civiche. Deidre McQuade, del settore comunicazioni del segretariato per le attività pro vita, ha spiega il motivo di questa iniziativa:  “La promozione dell’aborto è più che mai viva, dato che il Congresso ha oggi il maggior numero di abortisti da sedici anni a questa parte. La loro agenda radicale potrebbe trasformare l’aborto in un diritto fondamentale che il Governo dovrebbe finanziare con le tasse dei contribuenti”. Non si tratta della prima iniziativa di questo genere. Già nel 1993, quando venne presentato il Freedom of Choice Act, i vescovi del Paese si mobilitarono attraverso un’altra campagna postale. Quel progetto, com’è noto, potrebbe essere riproposto in questa legislazione e il presidente Obama ha già fatto sapere che una volta approvato dal Congresso, il provvedimento avrà la sua firma. Questa grande campagna nazionale, conclude McQuade, “mostra chiaramente che, al di là di come votano, i cattolici vogliono spedire un forte messaggio al Congresso perché protegga le politiche pro vita esistenti e si opponga alla radicale promozione dell’aborto. Di fronte all’inondazione di cartoline che arriverà il nuovo Congresso si renderà conto che non può dividere la nostra nazione con politiche che offendono i valori a favore della vita della maggioranza degli americani”.
A questo proposito, un sondaggio di Gallup e “Usa Today” sulla decisione del presidente Obama di annullare al Mexico City Policy, mostra come i cittadini degli Stati Uniti, nella loro grande maggioranza, siano contrari. Secondo il sondaggio infatti solo il 35% degli intervistati è d’accordo sulla necessità di finanziare le organizzazioni che nei Paesi in via di sviluppo si occupano di pianificazione familiare attraverso la promozione e la pratica dell’aborto. Il 58% degli intervistati è contrario. Ha commentato il cardinale Rigali:  “Il nostro Paese affronta impegnative sfide nazionali in questo momento, il che richiede agli americani di unirsi per il bene comune di tutti, specialmente dei poveri e dei vulnerabili. Non è il momento di dividere la nostra nazione con politiche che offendono i valori a favore della vita della maggior parte degli americani”.
Sempre in tema di difesa della vita, intanto, continuano ad avviarsi iniziative anche contro la pena di morte. La Moratorium Campaign (campagna per la moratoria), avviata dal Martin Luther King Jr. Catholic Student Center, presso la Southern University di Baton Rouge, in Louisiana, sta cercando di convincere le associazioni mediche di ogni Stato a dichiarare non etica la partecipazione dei medici all’esecuzione della pena capitale, rendendola di fatto impraticabile. Nei protocolli degli Stati che prevedono la pena di morte infatti è obbligatoria la presenza di un medico.
Su questo, assicurano gli organizzatori dell’iniziativa, verranno concentrati gli sforzi nei prossimi dodici mesi, specialmente negli Stati del sud, dove nel 2008 si sono portate a termine il 95% di tutte le condanne a morte nel Paese.

(©L’Osservatore Romano – 7 febbraio 209)

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