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La fame nel mondo, interventi e necessità

3 febbraio 2009

Intervento del Sig.ra Josette Sheeran (Direttore Esecutivo del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite) durante la presentazione del messaggio per la quaresima 2009

Desidero ringraziare profondamente Sua Santità Papa Benedetto XVI per avere invitato il Programma Alimentare Mondiale (WFP) a partecipare a questo speciale evento. Apprezziamo molto il sostegno del Santo Padre al lavoro che facciamo. E grazie, Cardinale Cordes e Pontificio Consiglio “Cor Unum”, per la vostra assistenza.

Il richiamo e l’incoraggiamento del Santo Padre al digiuno volontario per questa Quaresima ci aiuta anche a ricordare che la fame è in crescita ovunque. Essere al servizio degli affamati è un richiamo morale che unisce i popoli di tutte le fedi. Tutte le principali religioni sollecitano i propri credenti a essere Buoni Samaritani e a scegliere di aiutare gli altri. Il profeta Isaia dice: “Se offrirai il pane all’affamato, se sazierai chi è a digiuno, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua oscurità sarà come il meriggio”.

Vorrei assicurare tutti voi che di fronte alla fame, ciascuno di noi può fare qualcosa. Sfamare gli affamati è un profondo atto d’amore, restituisce dignità a una madre o a un padre che non può provvedere al proprio figlio affamato. Mahatma Ghandi disse che, per un uomo che ha fame, un pezzo di pane è il volto di Dio. Facciamo in modo di credere al miracolo di un mondo senza fame. Del resto, per i fedeli, il cuore di Cristo non racchiude forse questa nobile visione?

E’ un obiettivo raggiungibile. Potremmo eliminare la fame tra i bambini che vanno a scuola praticamente da un giorno all’altro, se ci fossero abbastanza persone disposte ad aiutare. Il Programma Alimentare Mondiale porta questa speranza a 20 milioni di studenti, lavorando a stretto contatto con numerose associazioni d’ispirazione religiosa.

In questo periodo di sfide economiche mondiali, non dimentichiamoci che la crisi alimentare e finanziaria colpisce in modo particolarmente duro i più vulnerabili del pianeta. Dal 2007, 115 milioni di persone hanno ingrossato le fila degli affamati, portando a quasi 1 miliardo quanti non hanno abbastanza cibo, vale a dire una persona su sei nel mondo. Non si tratta della disponibilità di cibo. Il problema riguarda la distribuzione, ma anche l’avidità, la discriminazione, le guerre e altre tragedie. Nel mondo c’è abbastanza cibo affinché ogni essere umano abbia adeguato accesso a una dieta nutriente. Ci troviamo davvero di fronte a una sfida al cuore umano.

Questo è un momento critico. Se per molte famiglie questo comporta alcuni sacrifici, per i più poveri dei poveri, ciò significa non poter mangiare per un giorno, o due o tre. Questo drammatico calo nell’apporto nutrizionale è particolarmente allarmante per i bambini al di sotto dei due anni: è ormai provato, infatti, che le privazioni alimentari possono compromettere le loro menti e i loro corpi per tutta la vita. Oggi, un bambino muore di fame ogni sei secondi.

Il punto è: c’è qualcosa che si può fare per alleviare l’umiliazione, il dolore e l’ingiustizia della fame? Ci sono soluzioni che aiutino le persone a sfuggire dalla trappola della fame una volta per tutte?

La risposta è un chiaro “sì’”. Abbiamo i mezzi e la tecnologia per farlo; ed è stato fatto in molti luoghi nel mondo.

Consentitemi di fare alcuni esempi. Il Programma Alimentare Mondiale andò in Darfur nel 2003 quando i villaggi erano ancora in fiamme. Milioni di persone erano terrorizzate e rischiavano la morte per fame. Lo si può definire un miracolo dell’epoca moderna: il mondo si è rifiutato di stare a guardare e di lasciare che gli sfollati del Darfur morissero di fame. Oggi, grazie alla generosità di molte nazioni – e al coraggio dei nostri operatori umanitari – il WFP sfama, ogni giorno, 3 milioni di persone intrappolate, lontano da casa, in un deserto desolato e pericoloso. Il mondo ha impedito – per meno di 50 centesimi al giorno per persona – una morte di massa per inedia in Darfur.

Una delle crisi più recenti ha coinvolto 60 nazioni, compreso il Senegal, per effetto, lo scorso anno, dell’aumento dei prezzi alimentari mondiali: un record storico mai registrato. Si stima che gli alti prezzi abbiano esposto il 40 per cento di famiglie contadine in Senegal al rischio della fame e della malnutrizione. Il WFP ha attuato programmi innovativi non solo per fornire cibo a 2 milioni di persone ma anche per metterle in grado di sfamarsi da sole.

Un esempio entusiasmante di innovazione è ciò che chiamo le “Signore Senegalesi del Sale”. Il Senegal è una nazione con deficit alimentare, che produce però un surplus di sale. Il problema è che nel sale non vi è iodio aggiunto e nel Senegal si registra un alto tasso di malattie legate a deficit di iodio, come il gozzo che produce danni duraturi nelle menti e nei corpi dei bambini. Il WFP ha deciso di acquistare tutto il sale di cui necessita da 7.000 villaggi produttori dopo aver dato loro gli strumenti per iodizzare il sale. Ciò ha effetti positivi per tutti. Le donne possono contare su un reddito stabile, noi abbiamo il sale iodizzato per i nostri programmi e ora il sale iodizzato viene venduto dai produttori ai villaggi aiutando a combattere la malattia. Si tratta di un esempio di come si possa sostenere la popolazione locale nell’autosviluppo salvaguardando, sempre, la dignità delle persone che assistiamo.

Infatti, lo scorso anno il WFP ha acquistato cibo per oltre 1 miliardo di dollari, per i propri programmi, direttamente nei paesi in via di sviluppo aiutandoli a spezzare alla radice il circolo vizioso della povertà.

I programmi di alimentazione scolastica hanno dimostrato nella loro applicazione di consentire la fornitura di pasti e altri servizi sociali basilari ai bambini, garantendo nel contempo la loro istruzione. Non c’è forse esempio migliore di programma di alimentazione scolastica di quello che gestiamo in Afghanistan. Lì, abbiamo visto un’intera generazione di ragazze andare a scuola per la prima volta. Si tratta di un enorme cambio per un paese che una volta vietava alle bambine di andare a scuola. Sappiamo che le famiglie sono più propense a mandare i propri figli a scuola se questi riceveranno un pasto durante la giornata.

I programmi di alimentazione scolastica del WFP, nel mondo, hanno aumentato le iscrizioni scolastiche del 28 per cento per le ragazze e del 22 per cento per i ragazzi, rappresentando un mezzo efficace e sostenibile per fornire istruzione e nutrizione rafforzando, nel contempo, il ruolo sociale delle donne e delle ragazze.

Un altro esempio entusiasmante del potere del mondo di agire positivamente è, oggi, Gaza. Conosciamo la crisi umanitaria in atto, io stessa l’ho potuta vedere con i miei occhi appena due settimane fa: la gente non poteva prelevare le consuete razioni alimentari a causa dell’azione militare e, anche se avevano il cibo, non lo potevano cucinare. Il WFP ha lanciato un appello chiedendo aiuto al settore privato per trovare cibo altamente nutriente e pronto all’uso per i bambini di Gaza. Oggi, sono disponibili barrette fortificate di datteri per Gaza grazie alla cooperazione con le aziende alimentare, dall’Egitto all’Olanda. Si tratta di un potente esempio di un’umanità, dal cuore amorevole, in azione.

Bisogna lavorare tutti assieme. Il WFP collabora con istituzioni caritatevoli e ONG di tutto il mondo per garantire che i nostri programmi siano misurati sui bisogni locali. Le istituzioni cattoliche sono un partner chiave per il WFP. Ad esempio, il WFP lavora con le Caritas locali nelle diocesi di quasi 40 paesi in programmi di “cibo in cambio di lavoro”, sanitari ed educativi. Lavoriamo anche con il Catholic Relief Services, collaborando in 15 paesi.

Ho incontrato Papa Benedetto XVI e sono stata profondamente commossa dal suo impegno e compassione per gli affamati del mondo. Parlando recentemente, il Papa ha richiamato i governi a guardare ai poveri, specialmente ora: “Dobbiamo dare una nuova speranza ai poveri”, ha detto. “Come non pensare a così tanti individui e famiglie schiacciati dalle difficoltà ed incertezze che l’attuale crisi finanziaria ed economica ha provocato su scala mondiale? Come non menzionare la crisi alimentare e il riscaldamento globale del pianeta che rendono ancora più difficile per chi vive in alcune delle zone più povere del pianeta l’accesso al cibo e all’acqua?”. Nel suo messaggio al Corpo Diplomatico, l’8 gennaio 2009, il Papa, citando San Giovanni, ci indica la strada da seguire nel messaggio quaresimale di quest’anno: “Se qualcuno possiede i beni del mondo e di fronte a un fratello in necessità si rifiuta alla compassione, come può l’amore di Dio dimorare in lui?”. Molte persone, specialmente in questo periodo quaresimale, vogliono sapere come possono aiutare. Ciò è manifesto nel messaggio quaresimale che abbiamo appena ascoltato con la sua sfida a crescere nello spirito del Buon Samaritano.

L’assistenza umanitaria non è possibile senza l’intervento di Buoni Samaritani che aiutano le persone nel bisogno. Che si tratti delle generose donazioni dei governi nazionali o di collette fatte in chiese, moschee e scuole, le donazioni alle agenzie di soccorso come il WFP e la Caritas sono essenziali per continuare a raggiungere gli affamati nel mondo.

Poco dopo essere giunta al WFP, ho lanciato la campagna “Fill the Cup” che prende il nome dall’umile tazza di plastica rossa nella quale serviamo porridge a pranzo a milioni di bambini. Questo semplice pasto costa solo 1 euro a settimana e può salvare la vita di un bambino. Abbiamo calcolato che con 3 miliardi di dollari l’anno, il mondo potrebbe eliminare la fame tra i bambini che studiano. La tradizione del digiuno volontario durante la Quaresima, combinato con la beneficienza, possono davvero cambiare la vita di un bambino.

C’è bisogno anche che i governi nazionali assumano un ruolo guida. In questa fase di misure di salvataggio finanziario di trilioni di dollari, abbiamo bisogno di un salvataggio umano per combattere la fame. Abbiamo chiesto che lo 0,7 per cento di quanto previsto nei piani di rilancio sia destinato alla lotta contro la fame. Le misure di soccorso finanziario devono servire non solo a Wall Street e Main Street ma anche ai luoghi dove non ci sono strade.

Ciascuno di noi ha una scelta; passare senza fermarsi accanto a chi ha bisogno o agire per aiutarlo. In questa Quaresima, scegliamo un mondo libero dalla fame.

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