Skip to content

Il rischio della verità per il bene dell’uomo

2 febbraio 2009

Pubblichiamo ampi stralci del discorso rivolto a Berlino dal cardinale presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum ai parlamentari tedeschi membri del Kardinal-Höffner-Kreis.

di Paul Josef Cordes

Siamo tutti eredi di una storia spirituale che ha apprezzato poco la religione. Nel processo dell’illuminismo, i filosofi e teorici dello Stato cercarono impulsi per garantire la pace. Ricordiamo Thomas Hobbes, David Hume, Joseph-Francois de Montesquieu, Francois-Marie Voltaire e in Germania Christian Wolf, Immanuel Kant e Gotthold Ephraim Lessing. Le guerre civili confessionali dei secoli sedicesimo e diciassettesimo avevano convinto questi pensatori della forza distruttiva della religione e quindi della necessità di bandirla per favorire l’armonia fra uomini e popoli. Da allora la religione è divenuta la cenerentola della società civile.
Evidentemente influenzate da questa corrente spirituale, accolta e approfondita dalle generazioni successive, sono la Costituzione degli Stati Uniti d’America del 1787 e la Carta delle Nazioni Unite del 1945:  in entrambi i documenti la parola “religione” figura soltanto per impedire che qualcuno venga discriminato a causa della propria confessione religiosa. Il suo contributo positivo all’edificazione della collettività è stato ignorato, come qualcosa che da essa non ci si aspetta. Rispetto alla Carta dell’Onu, ci riguarda più da vicino il “Trattato europeo”. Ricordiamo le recentissime discussioni sulla formulazione del preambolo. Quando rappresentanti di vari Stati hanno rifiutato di ancorare il testo al trascendente, senza dubbio sono stati influenzati dall’eredità storico-spirituale dell’illuminismo. Il 13 dicembre 2007, a Lisbona, il “Trattato dell’Unione Europea” è stato formulato e sottoscritto secondo quell’orientamento. Dopo lunghe discussioni vi è stata inserita l’espressione “eredità religiosa”.
Tuttavia, in confronto all’immensa capacità delle correnti religiose di forgiare la cultura, l’espressione resta “esangue” e va “persa” come nelle Carte degli Stati Uniti e dell’Onu, per non parlare dei numerosi e positivi contributi della fede cristiana all’edificazione della cultura occidentale e all’idea di un’Europa unita – Robert Schumann, Konrad Adenauer, Alcide de Gasperi. I discendenti dell’impulso spirituale dell’illuminismo, così a lungo determinante, sono pericolosi anche oggi:  influenzano l’opinione pubblica, esigono nel tono della rivoluzione francese l’Écrasez l’infâme, mentre a Berlino erigono un monumento a Giordano Bruno e diffamano l’ora di religione. Evidentemente finora è sfuggito loro che i classici detrattori della religione non sono più sulla loro stessa barca, per esempio i membri del Consiglio di stato cinese. Uno di loro, l’insigne membro del partito Pan Yue li ha fatti ricredere.
Nel dicembre 2001, di fronte al Consiglio di stato, ha tenuto un discorso che poi è stato pubblicato sui giornali della Cina comunista. Ha parlato della necessità di tener conto della forza della religione:  “Nella religione troviamo la lotta contro il dolore del mondo reale e la ricerca della verità, del bene e della bellezza. La religione rafforza l’animo dell’uomo, incoraggia le persone ed è una magnifica indennità spirituale per le mancanze della vita quotidiana (…) a volte l’ateismo e la scienza non sono in grado di eliminare la paura dell’uomo di fronte alla morte. La religione ci riesce”.
Nel frattempo, rappresentanti dell’intellighenzia assicurano invece che la religione sembra inestirpabile, come, ad esempio, il premio Nobel per la Pace. Marcello Pera, già presidente del senato italiano, oppure Jürgen Habermas, il filosofo tedesco oggi più in vista. Sulle pagine culturali dei grandi giornali la religione trova sempre ospitalità e Manfred Lütz riesce a vendere più di 110.000 copie del suo studio Gott – Eine kleine Geschicht des Großten.
Udo di Fabio, giudice della corte costituzionale federale, che è spesso intervenuto con importanti pubblicazioni, per esempio nel 2005 con Die Kultur der Freiheit, ha condotto nel 2008 uno studio importante dal titolo Gewissen, Glaube, Religion – Wandelt sich die TeReligionsfreiheit? e ha ottenuto sull'”Allgemeine Frankfurter Zeitung” una recensione entusiastica a tutta pagina, pubblicata il 15 ottobre 2008. Di Fabio rimprovera agli innumerevoli e indomiti sostenitori di un illuminismo vecchio e politicamente strumentalizzato di non aver ancora compreso a sufficienza che sarebbe ora di abbandonare la svagatezza puberale. L’illuminismo divenne “adulto proprio quando imparò a osservarsi criticamente e quindi a essere esso stesso illuminismo illuminato”. I suoi sostenitori sarebbero “non critici verso se stessi, perché pensano di avere per sé il monopolio dell’atteggiamento critico che riservano agli altri. Nelle democrazie occidentali ingaggiano lotte ormai anacronistiche contro la Chiesa e il Papa, il matrimonio e la famiglia, la religione e la tradizione, come se si trattasse della liberazione da forze medievali e collettivistiche, che vogliono mantenere le persone in una situazione di inferiorità” (ibidem, 47 e seguenti). Di Fabio si dichiara favorevole a un “illuminismo di second’ordine” e fa riferimento a Habermas, che, da parte sua, definisce “ottuse” (ibidem, 12 e seguenti) le attuali scosse di assestamento dell’illuminismo.
Una definizione del concetto di “religione” si collega al termine latino religio, che poi si spiega con l’aiuto dei tre verbi relegere, ossia “rivolgersi sempre a” o “osservazione cosciente di qualcosa”, religari, ossia “legarsi” e reeligere, ossia “scegliere di nuovo” l’ordine e il fine. Questa definizione perde però validità in relazione alle religioni, le cui radici non affondano nell’antichità greco-romana, come l’induismo o il buddismo. Quindi oggi per i conoscitori della materia non esiste alcuna definizione che possa racchiudere tutto ciò che si intende con il termine “religione”. D’altra parte, sono comuni a tutte le religioni la ricezione vincolante di tratti esteriori e l’osservanza di offerte cultuali e della legge religiosa. La religione ha potuto essere compresa anche come orientamento, ancorato nell’aldilà, per l’ordine di vita dell’aldiquà, vale a dire un dato numinoso e oggettivo che correla una “timidezza” della coscienza.
La filosofia antica ha tentato per molto tempo di legittimare di nuovo i miti religiosi, per mantenere le religioni come ordinamenti di vita per i popoli. Tuttavia non è riuscita a evitare la loro distruzione. Già con Senofane (iv secolo prima dell’era cristiana) l’indipendenza della visione religiosa del mondo si arena. Il libro biblico della Sapienza descrive la sua debolezza (capitoli 13 e 15) per il tempo prossimo alla nascita di Cristo. L’irrilevanza della religione per la vita e le dispute fra le diverse scuole filosofiche la resero poco importante. Lo scrittore cristiano Lattanzio (325) rimprovera a determinate figure spirituali di allora di ingannare le masse. “Cicerone – scrive nelle Divinae Institutiones – aveva riconosciuto che è falso ciò che le persone venerano. Dopo aver detto molte cose volte ad annientare i culti, aggiunse però che “tutto ciò non si può discutere in pubblico perché un tale dibattito non estingue i culti ufficialmente praticati””.
Oggi, le religioni appaiono a qualcuno tutto sommato indistinguibili e le persone concilianti dicono:  tutte le religioni sono uguali. Tuttavia in chi ha avuto la possibilità di una vita riuscita grazie alla religione, quest’ultima suscita incondizionatamente la questione della verità. Questa persona si sente costretta a verificare con tutte le forze della ragione l’orientamento decisivo della religione. Il cristiano si trova così di fronte alla rivelazione biblica e alla Parola di Dio. Per lui Gesù di Nazaret è il cardine di tutta la storia e della propria vita.
(…) Nella sua enciclica Deus caritas est Papa Benedetto XVI definisce compito della politica il giusto ordinamento della società e dello Stato. Se lo Stato fosse determinato soltanto da una libertà priva di contenuto e non dalla giustizia per tutti, sarebbe – e il Papa cita sant’Agostino – “una grande banda di ladri” – magna latrocinia. Dunque lo Stato deve trovare al di fuori di se stesso un criterio indispensabile di conoscenza e di verità sul bene necessario alla sua stabilità.
Questo “al di fuori” potrebbe essere, nel migliore dei casi, la pura cognizione della ragione, come proponevano gli antichi filosofi. Tuttavia, di fatto, tutti gli Stati hanno riconosciuto la ragione morale partendo dalle loro tradizioni religiose, che erano anche educazione morale. Dunque bisogna evitare sia l’assolutizzazione religiosa dello Stato sia l’impadronirsi del giusto ordinamento politico attraverso la comunità di fede.
Riferendosi alla “società aperta” di Karl Popper si indica che il principio della maggioranza non può essere privo di limiti. Inoltre un processo progressivo di critica e di cognizione si può svolgere avvicinandosi alla verità rilevante per la società. Uto di Fabio affronta con dovizia questo processo nel suo studio su Europa e cristianesimo. Secondo lui lo Stato trae il proprio fondamento sia dalla ragione umana sia dal lògos del cristianesimo, vale a dire:  “Da una ragione maturata in una figura storica di fede” (Ratzinger). Il cristianesimo non è però assolutamente, come prima cosa, un’istanza per la collettività. Infatti, per lo meno in questo momento dell’Europa, si offre a quest’ultima e ai suoi e membri come una possibilità.
Sebbene la Chiesa ora rimanga qualcosa di “esterno” allo Stato e debba rispettarlo nella sua essenza e nella sua libertà, il suo contributo non è una quantité négligeable. Inoltre deve utilizzare tutta la sua forza per far risplendere quella verità morale che essa offre allo Stato e che deve essere comprensibile ai cittadini.
Finora ho esposto alcuni argomenti che i pensatori contemporanei possono utilizzare per migliorare lo Stato con l’accoglienza della religione, in particolare del cristianesimo. Tutti, non da ultimi i sostenitori della divisione fra Stato e Chiesa, sono richiamati al dovere.
Nella vita dell’uomo idee e fatti non combaciano ancora. La teoria e la pratica non sempre concordano perché il comportamento umano non segue le regole vincolanti. Il già citato Lattanzio criticò però il caso opposto di questa disparità. Nella sua epoca la massima di vita si era dimostrata errata, ma continuava a essere proposta al popolo per governarlo. La collettività dovette continuare a essere guidata da una filosofia che era stata ritenuta falsa dai saggi. Lo stesso Cicerone, statista e “padre della patria”, promosse tale ipocrisia nel suo discorso contro Marco Antonio.
Le luci della ribalta e il potere richiedono autenticità più di una vita umile condotta fra le proprie quattro mura.
(…) Vi racconterò di una discussione sorta un giorno fra due cristiani colti. Un anziano professore, angosciato per il gran numero di persone che, in Germania, si allontanavano dalla Chiesa, si “sbattezzavano”, espresse al suo interlocutore la sua segreta consolazione:  era grato a Dio che donava a così tante persone la buona coscienza di smettere di credere. Poiché, se avessero aperto gli occhi e avessero creduto, non sarebbero stati comunque in grado di portare, in questo nostro mondo, il fardello della fede e dei suoi doveri morali. Infatti, ecco di nuovo l’idea ricorrente:  la fede è un peso notevole da portare e può essere portato solo da nature forti. È quasi una specie di castigo, in ogni caso, una pretesa! Dunque dev’essere lieto colui che non l’ha ricevuta. L’indifferenza verso un ordine di vita religioso, il disinteresse per la fede servono l’uomo meglio della verità della Rivelazione. Il fatto che Dio si sia incarnato in Cristo, non è non più dunque un dono, ma una punizione. Con questa convinzione com’è possibile trarre gioia dalla fede e il coraggio di continuare a essere credenti?
A Monaco, alcuni anni fa, la notte di Pasqua, battezzai un adulto. Aveva circa quarant’anni, aveva una moglie devota, figli sani, un posto di lavoro sicuro e un buon reddito. Un passo del genere può essere provocatorio, può renderci inquieti. Non si sarebbe meravigliato solo il professore molto credente di cui ho parlato prima. Non ci siamo forse tutti lamentati, almeno una volta, del fatto che da bambini, senza chiederci il permesso, con il Battesimo ci hanno posto sotto il giogo del cristianesimo? Perché un ingegnere della Siemens, a cui, umanamente parlando, non manca nulla, vuole diventare cristiano?
Non conosco nessuna risposta sicura. Gli atti di grazia di Dio non sono protocollati né elencati. Tuttavia di una cosa sono certo:  al catecumeno di Monaco, Peter, essere cristiano è sembrata una ricchezza. Cristo lo aveva affascinato e perciò catturato. Chi ha trovato la felicità, non si preoccupa del prezzo. La scelta dell’amore più grande è di certo un rischio, ma dona anche la più profonda realizzazione. Quando Papa Benedetto XVI ha pubblicato la sua prima enciclica ha descritto proprio questo Dio affascinante.(…) “L’eros di Dio non è soltanto una forza cosmica primordiale; è amore che ha creato l’uomo e si china verso di lui, come si è chinato il buon Samaritano verso l’uomo ferito e derubato, giacente al margine della strada che scendeva da Gerusalemme a Gerico”.

(©L’Osservatore Romano – 2-3 febbraio 2009)

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: