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Documento dei presuli filippini su diritti e dignità delle donne

30 gennaio 2009

Manila, 29. La magna charta sui diritti delle donne, per eliminare ogni discriminazione basata sul sesso, in esame al Parlamento di Manila è appoggiata nella sostanza dai vescovi cattolici delle Filippine.
Tuttavia, nel documento intitolato La dignità delle donne rispecchia l’ordine divino, monsignor Paciano Aniceto, arcivescovo di San Fernando, in qualità di responsabile della Commissione sulla vita e la famiglia della Conferenza episcopale nazionale, e monsignor Emilio Marquez, vescovo di Lucena, capo dell’Ufficio sulle donne della Conferenza, mettono in guardia sul significato del termine gender (genere sessuale) e sull’espressione gender development (scelta del genere sessuale) così come usati nella Convenzione sulla eliminazione di tutte le forme di dicriminazione contro le donne (Cedaw) presentata nel 2008 in parlamento dal senatore Juan Miguel Zubiri e che quest’anno torna ad essere discussa.
Nel documento i vescovi affermano che “uomini e donne condividono pienamente dignità e diritti”, essendo entrambi creati a somiglianza di Dio. Tuttavia si sottolinea il pericolo che nel testo legislativo sul pieno riconoscimento dei diritti delle donne possano essere introdotte espressioni derivate da un linguaggio ambiguo che indicano l’esistenza di altri generi oltre a quelli maschile e femminile stabiliti in natura dalla volontà divina. L’introduzione di una varietà di gender cangianti e dare all’individuo la possibilità giuridica di sceglierli, certo non va nella direzione di proteggere la dignità della donna e di garantire nella società attuale i suoi diritti.
I due presuli che hanno sottoscritto il documento della Conferenza episcopale, mettono anche in rilievo la contraddizione tra il dettato della Costituzione delle Filippine, che assicura nell’articolo iii la piena libertà religiosa, con quanto è invece scritto nel testo del Cedaw che mette in guardia chiunque dal tentare di reprimere i diritti delle donne attraverso il credo religioso o con riferimenti ai valori tradizionali.
I vescovi ritengono queste precisazioni tendenziose:  chi vuol compiere abusi contro le donne lo fa a prescindere dalle convinzioni religiose e morali.

(©L’Osservatore Romano – 30 gennaio 2009)

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