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L’Africa minacciata dal «colonialismo biologico»

25 gennaio 2009

Johannesburg, 24. “Il colonialismo biologico è alle porte:  gli ovuli delle donne africane rischiano di essere utilizzati per la ricerca sulle cellule staminali embrionali nei paesi industrializzati”. È l’allarme lanciato dall’arcivescovo di Johannesburg e presidente della Conferenza episcopale dell’Africa Meridionale (Sacbc), monsignor Buti Joseph Tlhagale, durante il discorso inaugurale dell’assemblea plenaria.
“L’etica globale – ha sottolineato – è una sfida alle chiese. La post modernità sostiene che la realtà sia una costruzione sociale, che la verità te la costruisci tu. Non vi è alcuna verità oggettiva. Essa afferma, inoltre, che la realtà è un testo che deve essere interpretato e la mia interpretazione è valida quanto quella della persona che mi sta accanto. Un intero nuovo vocabolario e nuovi concetti sono stati prodotti dall’etica globale postmoderna. Il diritto di scegliere – ha proseguito il presidente della Sacbc – è considerato come la norma fondamentale. Si può scegliere liberamente bisessualità, omosessualità, lesbismo ed eterosessualità”.
Altri gravi conseguenze si manifestano nell’eutanasia e nell’aborto.
“L’eutanasia, afferma la campagna a suo favore, è l’espressione del diritto di scegliere – ha spiegato l’arcivescovo di Johannesburg – e in questo modo si affermerebbe anche la dignità della persona. Salute riproduttiva viene intesa come diritto a non riprodursi, divieto di abortire in sicurezza. Significa  libero  accesso  ai  contraccettivi”.
Questa visione è purtroppo promossa e sostenuta anche da autorevoli consessi internazionali sponsorizzati dalle Nazioni Unite. “È stata la conferenza di Pechino del 1995 – ha ricordato monsignor Tlhagale – che ha rigettato la complementarità tra uomo e donna. L’obiettivo è quello di ottenere una società a-sessuale, una società priva di etichette sessuali. La Conferenza del Cairo ha parlato di famiglia in tutte le sue forme, al fine di includere le famiglie di genitori dello stesso sesso. C’è uno sforzo concertato per eliminare parole come verginità, castità, coniuge, marito, moglie, matrimonio. Sia il protocollo di Maputo che la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne sono destinati a legalizzare l’aborto e a legittimare la fecondazione in vitro, nella maggior parte dei Paesi africani. Tale normativa – ha concluso l’arcivescovo – renderà possibile andare a caccia di ovuli di donne africane per contribuire a soddisfare le esigenze della ricerca sulle cellule staminali embrionali nei paesi industrializzati. In Gran Bretagna è illegale usare per la ricerca ovuli di donne inglesi. Il colonialismo biologico è alle porte”.

(©L’Osservatore Romano – 25 gennaio 2009)

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