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Il giudizio dei vescovi degli Stati Uniti sul provvedimento del presidente Obama in tema di aborto

25 gennaio 2009

Washington, 24. Una decisione “molto deludente”. Così i vescovi degli Stati Uniti hanno accolto il primo provvedimento del presidente Barack Obama in tema di aborto. Un provvedimento che viene considerato un errore sulla strada della difesa della vita umana e della dignità di ogni persona. Il neopresidente – come aveva preannunciato nel corso della campagna elettorale – ha emesso venerdì l’ordine esecutivo con il quale viene rimossa la cosiddetta Mexico City Policy, che vieta il finanziamento alle organizzazioni impegnate nella pratica e nella promozione dell’aborto nei Paesi in via di sviluppo. A Città del Messico, nel 1984, si tenne un vertice dell’Organizzazione delle Nazioni Unite sulla popolazione mondiale. In quella circostanza, l’allora presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, stabilì quella che è stata appunto definita “la dottrina di Città del Messico”, rimossa da Clinton il 22 gennaio del 1993 – nell’anniversario della nota sentenza Roe vs Wade – e poi ripristinata da George W. Bush.
Ha affermato il cardinale Justin Francis Rigali, arcivescovo di Philadelphia e presidente della commissione episcopale per le attività pro-vita:  “È molto deludente che il presidente Obama abbia rimosso la Mexico City Policy. Un’amministrazione che vuole ridurre gli aborti non dovrebbe convogliare fondi verso organizzazioni che realizzano e promuovono gli aborti come metodo di pianificazione delle nascite nei Paesi in via di sviluppo”.
Solo pochi giorni fa il cardinale Francis Eugene George, arcivescovo di Chicago e presidente della Conferenza episcopale, aveva scritto a Obama, per chiedere che fosse mantenuta la normativa:  “La Mexico City Policy – ha scritto il porporato – è stata erroneamente considerata come una restrizione agli aiuti per la pianificazione familiare. In realtà, non ha ridotto affatto tali aiuti, ma ha assicurato che i fondi non arrivassero alle organizzazioni che promuovono l’aborto invece di ridurlo. Una volta che la linea netta di divisione fra pianificazione familiare e aborto è cancellata, l’idea di usare la pianificazione per ridurre gli aborti diventa priva di significato e l’aborto tende a rimpiazzare la contraccezione”.
Sulla necessità di ridurre il numero degli aborti è d’accordo la grande maggioranza dei cittadini statunitensi, circostanza questa ricordata più volte dagli stessi vescovi, che hanno assicurato al Governo la loro più ampia collaborazione riguardo alla difesa della dignità di tutte le persone e quindi in misura particolare delle più indifese e di quelle che non hanno voce. In questa prospettiva, la stessa conferenza episcopale ha accolto con ampio favore la decisione del presidente Obama di bandire la tortura:  “La nostra Conferenza – ha dichiarato il vescovo di Albany, Howard James Hubbard, presidente della commissione episcopale sulla giustizia e la pace internazionali – apprezza questo provvedimento. Insieme con altri leader religiosi abbiamo fatto pressioni affinché venisse compiuto questo passo che va verso la difesa della dignità umana e che aiuta a ripristinare la posizione morale e legale degli Stati Uniti nel mondo. La messa al bando della tortura – ha aggiunto – dice molto di noi:  dice chi siamo, che cosa pensiamo circa la vita e la dignità umane e cosa facciamo come nazione”. Allo stesso modo, i vescovi ritengono sia qualificante difendere la vita sempre e in ogni circostanza.
In un’intervista al quotidiano italiano “Corriere della Sera” l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia per la Vita ha detto:  “Chiunque abbia delle responsabilità, quando inizia un cammino, dev’essere capace di valutare non solo le esigenze del proprio Paese ma anche le conseguenze che ne derivano altrove. Quanto avviene negli Usa ricade in altre parti del mondo. Per questo si deve essere capaci di ascolto, di umiltà, e magari di chiedere aiuto agli altri”.

(©L’Osservatore Romano – 25 gennaio 2009)

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