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Famiglia ed evangelizzazione Il momento di ammettere le proprie colpe

18 gennaio 2009

da Città del Messico, Marta Lago

Prima tappa del VI Incontro mondiale delle famiglie, il congresso teologico-pastorale, dietro il clima particolarmente festoso, ha rivelato una certa preoccupazione. Tre giorni di lavori, presentazioni, conferenze, dibattiti, musica e molte altre testimonianze familiari e di fede hanno dato grande spazio alla convivenza, vissuta e applaudita dai diecimila partecipanti di quasi cento Paesi. Accanto al sentimento generale di celebrazione, è stato vissuto quello di una speranza minacciata. Lo si è potuto leggere sul volto di tanti vescovi e udirlo dalle loro labbra. Lo hanno rivelato gli interrogativi posti continuamente dai media ai relatori e agli invitati. Al centro della preoccupazione ci sono stati i giovani, le famiglie irregolari e le insidiose legislazioni sulla famiglia.
Come legato di Benedetto XVI, il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone si è unito venerdì a questo prologo della grande festa delle famiglie a Città del Messico. Nel suo incontro con la stampa internazionale, ha anticipato i punti salienti del suo discorso di chiusura del Congresso:  “Vengo a nome del Santo Padre – ha spiegato – per confermare l’antropologia naturale e allo stesso tempo religiosa della rivelazione di Dio agli uomini sul progetto familiare:  il matrimonio fra un uomo e una donna, un progetto che unisce credenti e non credenti”, un’istituzione che è cellula fondamentale della società. Si tratta – ha aggiunto – di un progetto di “famiglia unica”, e non di “famiglie che sono creazioni artificiali del nostro tempo”. Il porporato ha chiesto ai media di diffondere la sua dichiarazione sulla famiglia, “vera garanzia di futuro per la società”, capace di “trasmettere il patrimonio culturale di un gruppo, di un popolo, della storia di un Paese”, fattore di stabilità e soggetto che offre vantaggi alle amministrazioni pubbliche, “il primo motore dei diritti dell’uomo”.
L’unità è il valore per eccellenza che la famiglia è chiamata a trasmettere, ha affermato il cardinale Bertone. “Nella famiglia c’è l’unità fondamentale, nonostante tutte le difficoltà; è un’unità che persevera. C’è il rispetto e l’amore per ogni persona, dal più piccolo a quello più anziano”, la famiglia “impara e fa apprendere l’attenzione al più debole”, “sopporta, aiuta, accompagna”. In sintesi, è “formatrice ai valori umani e cristiani e colonna della società”. Pertanto, “lo Stato che non protegge la famiglia si sminuisce, si suicida, perde credibilità”.
Rispondendo alle domande dei giornalisti, il segretario di Stato si è soffermato sulla mancata trasmissione del messaggio evangelico come probabile causa della disgregazione di tante famiglie. “Credo che tutti siamo corresponsabili, ma io non punterei il dito solamente contro la gerarchia cattolica”, ha puntualizzato. In ogni caso – ha ammesso il cardinale – “non siamo riusciti a convincere i giovani, le coppie ad evangelizzare, perché non solo alcune coppie siano fedeli e trasmettitrici di valori, ma tutte. Quello è il problema:  come mai non siamo riusciti a comunicare e a dare questa forza della fedeltà e anche ad essere apostoli di questi valori? L’esame di coscienza lo fa la gerarchia – ha detto il cardinale Bertone – ma devono farlo anche i laici, le coppie”.
Molto spesso la perdita di riferimenti porta a “famiglie in situazione irregolare”. A tale proposito, il porporato chiede una risposta di accoglienza e allo stesso tempo un discernimento corretto. “Molti vescovi, molte Chiese locali, hanno preso iniziative per far sentire le famiglie irregolari come membri della Chiesa non abbandonati, non esclusi. Però la dottrina non può essere cambiata, perché il Signore Gesù nostro maestro su questo punto è stato molto chiaro. Noi dobbiamo praticare la misericordia di Dio e aiutare le famiglie irregolari a vivere l’esperienza di appartenenza alla Chiesa, l’esperienza della preghiera e l’esperienza della carità”. “Molte coppie irregolari lavorano molto bene nelle comunità locali della Chiesa – ha precisato – e si adoperano per i deboli e i poveri”.
Nell’atto di chiusura del Congresso, Benedetto XVI è stato ricordato con affetto fra gli applausi; applausi con cui è stato accolto anche il suo legato. Nell’enorme Auditorium sono state affisse immagini di molte famiglie di ogni provenienza; alcune fotografate nella loro condizione di miseria e di abbandono.
Da questo grande incontro di lavoro ci si aspetta una proiezione positiva, ha riferito a “L’Osservatore Romano” il presidente della Conferenza episcopale messicana, il vescovo Carlos Aguiar Retes:  “È importante perché in Messico, a proposito delle incipienti legislazioni nel Distretto federale contro i diritti della famiglia, sono sorte diverse organizzazioni di cattolici molto impegnati; questo incontro li rafforzerà per continuare il lavoro e poter estendere a tutto il Paese ciò che è stato realizzato in alcuni luoghi, promuovendo legislazioni chiaramente a favore della famiglia”. La preoccupazione si estende anche alla nascita di gruppi in linea con le proposte anti-famiglia, gruppi molto attivi, che possono “contare sulla protezione di istanze internazionali”. Non si tratta di “condurre una battaglia – ha puntualizzato monsignor Aguiar – ma di convincere che i valori cristiani costituiscono una garanzia per la società”.
Per il cardinale Juan Sandoval Íñiguez, arcivescovo di Guadalajara, il maggior motivo di preoccupazione è “l’atteggiamento delle nuove generazioni, l’individualismo, l’indipendenza, l’indifferenza verso le istituzioni, soprattutto la famiglia e la Chiesa”, generazioni che “non vogliono impegnarsi con le istituzioni”, cosa che “mina il tessuto sociale” Altrettanto preoccupante è la tendenza legislativa a legittimare l’unione omosessuale, che per il momento in Messico si concretizza in “una propaganda molto strutturata, molto organizzata e molto ben finanziata, che vuole far vedere alle nuove generazioni che ogni disordine è un’opzione lecita”.
La meta immediata di speranza si trova nel santuario della Vergine di Guadalupe, epicentro, questo fine settimana, dell’incontro festivo testimoniale di famiglie di tutto il mondo e luogo della celebrazione eucaristica di chiusura. In entrambi i casi, alla presenza di Benedetto XVI, in collegamento in diretta televisiva. “Vedremo la gioia del popolo, la sua fede e la sua devozione alla Vergine. E questa visione di fede consola, poiché contiamo sul Signore”, ha concluso il cardinale Sandoval.

(©L’Osservatore Romano – 18 gennaio 2009)

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