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Quattro milioni di neonati muoiono ogni anno nel mondo

17 gennaio 2009

Roma, 16. Ogni anno quattro milioni di neonati muoiono entro il primo mese di vita. Nel complesso, dal 1990, sono deceduti oltre sette milioni di bambini con meno di ventotto giorni. Nello stesso periodo, dieci milioni di donne (99 per cento nei Paesi in via di sviluppo) sono morte per complicazioni legate al parto e alla gravidanza; l’80 per cento di queste morti potevano essere evitate. Altre dieci milioni di donne, ogni anno, sopravvivono alla gravidanza con lesioni o malattie, spesso gravi e permanenti. Il drammatico quadro è tracciato dal rapporto dell’Unicef, presentato ieri a Roma, che quest’anno è dedicato alla salute materna e neonatale.
Riguardo alla mortalità infantile, il più alto tasso si registra in Liberia:  66 morti ogni mille nati vivi. In Costa d’Avorio i decessi sono 64, in Iraq 63. Nei Paesi industrializzati, il tasso è tre morti ogni mille nati vivi. I neonati muoiono per infezioni, asfissia, nascite pre-termine.
Il Niger è il Paese con il più alto rischio di mortalità materna:  una donna nigeriana su sette corre tale rischio nel corso della sua vita. Nei Paesi in via di sviluppo il rapporto è di uno su settantasei contro uno su ottomila per i Paesi industrializzati. Nel rapporto si mette in rilievo che le ragazze che partoriscono prima dei quindici anni hanno probabilità cinque volte maggiori di morire di parto rispetto a quelle che hanno superato i vent’anni.
In Indonesia il tasso di mortalità sotto i cinque anni è sceso a quasi un terzo rispetto al 1990, e in Bangladesh è diminuito di oltre la metà. Ma non vi sono stati progressi analoghi nella salute delle madri, che sono molto vulnerabili durante il parto e nei primi giorni dopo la nascita.
Per ridurre il tasso di mortalità infantile e materna, il rapporto raccomanda servizi essenziali forniti attraverso sistemi sanitari integrati in un continuum di cure a domicilio, nelle comunità, nei servizi sul territorio e nell’assistenza di base. Questo continuum di cure – evidenzia il rapporto – supera l’efficacia di singoli interventi specifici e richiede invece un modello di assistenza sanitaria di base che includa tutte le fasi della salute materna, neonatale e dei bambini. Nel documento si sottolinea infine che nel mondo, con la sola eccezione dell’Europa, vi è una carenza di 4,3 milioni di operatori sanitari.

(©L’Osservatore Romano – 17 gennaio 2009)

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