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Si è concluso il simposio alla Penitenzieria Apostolica

16 gennaio 2009

di Silvia Guidi

“Recuperare il gusto dell’esperienza personale della misericordia di Dio; è questa la priorità che devono tenere presente seminaristi e sacerdoti se vogliono far riscoprire al popolo di Dio quale tesoro di grazia è contenuto nel sacramento della Riconciliazione”. È una delle istanze emerse a conclusione del simposio “La Penitenzieria apostolica e il sacramento della Penitenza, percorsi storici, giuridici, teologici e prospettive pastorali”, che si è tenuto il 13 e 14 gennaio nel Palazzo della Cancelleria a Roma.
Un convegno ricco di spunti di dibattito e percorsi di approfondimento su questioni di interesse scientifico, ma anche su temi di stretta attualità. Un’occasione – ha spiegato il cardinale penitenziere maggiore, James Francis Stafford – per “offrire agli uomini e alle donne di oggi, immersi nella cultura della postmodernità, l’opportunità di riflettere più profondamente sulla loro vita interiore e chiedere a Dio il perdono per l'”abuso di potere” che è nelle loro mani. L’obiettivo che abbiamo – ha continuato il porporato – è quello di approfondire il significato pastorale del nostro Tribunale e del perché la Chiesa, nella sua saggezza, ha creato questo ufficio. Perché la Chiesa ha creato questo Tribunale di misericordia? La mia speranza è che la risposta sia stata chiara in questi due giorni di incontri e di conversazione”.
Il declino del sacramento della Penitenza è purtroppo una realtà in molti Paesi, ma Stafford è ottimista:  “Nel corso delle Giornate della gioventù, l’estate scorsa a Sydney e nel duemila a Roma, ho potuto vedere personalmente con quale gioiosa apertura tanti giovani si accostano al sacramento della Riconciliazione, senza nessun pregiudizio o remora culturale, certi che si tratta di un’esperienza di liberazione, di un dono di misericordia che li aiuta nel cammino della vita”.
“È stato un simposio utilissimo, che ha contribuito ad aumentare la conoscenza di questo dicastero, il più antico della Curia, capace di porre l’accento su questioni di estremo interesse, per la storia e per l’oggi” ci dice Manlio Sodi – della Pontificia Università Salesiana -, moderatore della tavola rotonda che ha concluso il convegno. La discussione finale è stata preceduta dagli interventi dei rappresentanti di sei Dicasteri della Curia romana (Congregazione per la Dottrina della Fede, Congregazione per le Chiese Orientali, Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina e dei Sacramenti, Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, Congregazione per l’Educazione Cattolica, Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani). Dai contributi dei relatori, spiega Sodi, “è emerso il rapporto molto stretto che intercorre tra la dimensione giuridica e la dimensione pastorale, l’intreccio tra questo e gli altri dicasteri e sono emersi temi interessanti, una grande quantità di piste di ricerca che potranno impegnare gli studiosi per i prossimi anni”.
Terreno di studio saranno, ad esempio i poteri dei patriarcati e le competenze della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli in terra di missione. Su questo si sono confrontati i relatori che hanno illustrato i punti salienti del loro lavoro di evangelizzazione e cura delle “patologie” della Chiesa di concerto con la Penitenzieria. Da sottolineare come sia emersa l’importanza per chi è impegnato su tali fronti di attingere ai tesori giuridici e liturgici della bimillenaria storia cristiana. Già le antiche formule della Confessione sottolineavano la dimensione – che va ancora oggi messa in evidenza – della liberazione che la misericordia divina offre gratuitamente al fedele che vuole riconciliarsi con Dio.
Una domanda dal pubblico ha portato alla discussione il tema delle confessioni collettive e le liturgie penitenziali “di gruppo”, diffuse soprattutto in Nordamerica, riti che snaturano le basi stesse di un gesto personale come quello della Confessione. “È un’usanza che porta problemi enormi – ha detto Sodi -. Se invece si conoscesse e si osservasse il rituale della Penitenza si eviterebbe di disorientare i fedeli”. Certi libri, oltre che possederli, occorrerebbe anche leggerli. E molto attentamente. In fondo, per evitare tanti e a volte grandi problemi basterebbe la semplice conoscenza di quanto la liturgia e il diritto canonico insegnano da secoli”.
Il dibattito, pur toccando temi apparentemente molto “tecnici”, ha suscitato molte domande da parte del pubblico presente:  dubbi su alcune consuetudini locali, sulla formazione nei seminari o su alcune scelte pastorali. Al di là dei singoli casi, proprio questa dimensione pastorale, ha concluso Manlio Sodi, è quella che maggiormente emerge nel guardare al ruolo della Penitenzieria nella vita della Chiesa.
Di fronte poi al visibile declino della pratica del sacramento della Riconciliazione, il cardinale Stafford ha auspicato il recupero “della priorità della vita contemplativa”. Il silenzio davanti al Dio misericordioso che perdona e ama nonostante le nostre debolezze.

(©L’Osservatore Romano – 16 gennaio 2009)

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