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In Europa anche l’ateismo ha solide radici cristiane

16 gennaio 2009

di Pierre Manent

Alla domanda “Che cos’è l’Europa?”, io propongo la seguente risposta:  è la regione del mondo, è l’associazione umana in cui la “conversione” è considerata come l’azione più alta, la più decisiva, la più umana che un essere umano possa compiere. Conversione alla, o verso, la verità. Atto fondatore della filosofia, atto attraverso il quale l’uomo diviene filosofo, capace dello sguardo teorico, dello “sguardo in ciò che è”.
Primo movimento della religione cristiana, e solo di essa, attraverso il quale l’anima scopre allo stesso tempo la sua malattia e il suo medico, il suo smarrimento e la sua salvezza. Le altre religioni sono obbedienza alla Legge o ricerca dell’Illuminazione.
L’ateo serio comprende quanto il credente sincero il significato della conversione:  anche lui si è convertito quando alla fine di questa ricerca a cui nessun uomo può sottrarsi ha concluso che non esiste un Dio.
La conversione dice al tempo stesso l’oggettività della verità e che la si cerca liberamente, che ci si volta liberamente verso di essa, che la si può trovare, ma anche non incontrare, perderla e dunque perdersi, perché cosa resta di noi lontano dalla verità? Il concetto di conversione lega insieme la verità e la libertà, legame specifico della nostra vecchia Europa, ma sempre in pericolo di sciogliersi, anche in Europa.
Equilibrio tra la libertà e la verità sempre vicino a rompersi. Un tempo venne rotto a beneficio della verità, così “oggettiva” da divenire parte della legge politica:  “Quel che è la Francia tutta cattolica sotto il regno di Luigi il Grande”. Oggi l’equilibrio è rotto in favore della libertà. Ma mentre i nostri padri, all’apice dei loro impulsi tirannici, sostenevano ancora, almeno in linea di principio, che l’atto di fede deve essere libero per essere meritorio, noi abbiamo completamente abbandonato la verità:  la nostra libertà non ha più scelte da fare, non c’è più una verità a cui volgersi, non più una verità da trovare o perdere. Scelgo quel che voglio, perché lo voglio, perché lo valgo!
A Nôtre Dame, il calpestio sordo dei turisti in marcia consuma lentamente la lapide di bronzo commemorativa della conversione di Paul Claudel. Nel foro romano, le legioni liceali fanno il loro picnic sotto l’arco di Tito. Ovunque, gli occhi captano tutto senza veder niente. Il mondo umano è una città aperta da visitare. Luogo dove si prega? Trionfo guerriero? Che cos’è Dio, che cos’è la guerra? Dicono strizzando l’occhio. All’altro capo del mondo i terroristi sgozzano l’apostata.
Metà dei volti è sottratta agli sguardi. La vita si nasconde. Si soffoca all’ombra di Dio. Dei terroristi uccidono dei turisti. Il cerchio si chiude. Due vanità si ricongiungono. Lo sguardo senza occhi di colui che registra pigramente il riflesso cangiante delle apparenze umane e gli occhi senza sguardo di chi è accecato dall’indignazione davanti alle trasgressioni alla Legge si incrociano un istante senza incontrarsi. Come si sono trovati, loro che allo stesso modo hanno smesso di cercare?
Lasciamo i terroristi, confidiamo nella polizia del nostro Paese. Ma noi siamo i turisti. Anche senza spostarci. Noi abbiamo imparato, noi siamo diventati maestri nell’arte di trasformare la vita dell’anima in uno spettacolo di cui noi siamo gli spettatori. Noi deteniamo la scienza dell’uomo:  noi siamo a modo nostro l’uomo-che-sa che guarda l’uomo-che-valuta. Cosa vuol dire tutta la nostra scienza? Che colui che conosce è senza rapporto con ciò che è, che colui che guarda non è trasformato da ciò che vede. Dell’uomo noi conosciamo persino la causa:  la grande galleria dell’evoluzione è aperta a tutti. Al termine della visita, siamo un po’ più “contenti di noi”. Oh, la scienza!
Resta però da governarci. Anche se ci proibiamo come un peccato i giudizi di valore, noi vogliamo governarci “bene”, noi desideriamo un “buon” governo. Dobbiamo dunque formare una comunità in cui poter mettere in opera questo fermo proposito. Per governarci bene, dobbiamo conoscere noi stessi, e ci conosciamo meglio governandoci meglio. Sempre verità e libertà, con le attenuazioni e gli accomodamenti che impone la vita comune. Siamo legati gli uni agli altri senza condividere la stessa verità.
Ci interroghiamo su quel che possiamo e dobbiamo fare insieme. Ci interroghiamo sull’avvenire delle nostre nazioni. Chi ha fatto le nazioni? L’Europa. L’Europa che è stata fatta dalle conversioni – conversioni alla filosofia, conversioni alla religione cristiana. La Bibbia e l’Enciclopedia, Lutero e Goethe, Pascal e Voltaire. È in ogni nazione che è maturato il tono della conversazione tra coloro che cercano, ed elaborata la chimica delle conversioni; in ognuna delle nostre nazioni in cui c’è tutta la verità per colui che la cerca, e tutta la libertà per cercarla.
Ma la grande Agenzia turistica ha pubblicato il suo nuovo catalogo. Le vecchie nazioni, distillati di mille scelte reali, abbandonate, respinte, sbeffeggiate. Nuova destinazione:  il deserto, in cui si rimirano le libertà pure senza niente che spunti o che viva. In cui regna un solo comandamento:  dimenticare l’Europa reale, quella in cui per secoli la libertà ha cercato la verità. La nuova “Europa” vuole oltrepassare il confine dell’Europa reale, spiritualmente non meno che geograficamente.
La libertà che ha abbandonato la ricerca della verità vuole abbracciare la religione che non ha posto per la libertà. Affinché finalmente ci si sia sbarazzati della filosofia, affinché finalmente ci si sia sbarazzati del cristianesimo!
In mezzo ai turisti però, c’è un giovane uomo “in piedi tra la folla, vicino al secondo pilastro all’ingresso del Coro, a destra, dalla parte della Sacrestia”.

(©L’Osservatore Romano – 16 gennaio 2009)

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