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Aperto dal cardinale Antonelli l’incontro mondiale delle famiglie di Città del Messico

16 gennaio 2009

Città del Messico, 15. Il ruolo fondamentale della famiglia nell’educazione delle nuove generazioni è stato al centro dell’intervento con il quale il cardinale Ennio Antonelli, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, ha aperto ieri a Città del Messico il VI Incontro mondiale delle famiglie. Inaugurato mercoledì 14 con il congresso teologico pastorale, proseguirà con la festa delle famiglie, presieduta dal cardinale Bertone sabato 17, per concludersi con la celebrazione della messa, in collegamento televisivo con il Papa, domenica 18 gennaio.
Nel suo intervento il cardinale Antonelli, di fronte a migliaia di convegnisti è partito dal concetto di famiglia, che per la Chiesa consiste in una “comunità stabile di vita e di amore, che armonizza nella comunione le differenze costitutive dell’essere umano:  la differenza di sesso, uomo-donna, e la differenza di generazioni, genitori-figli”. Richiamando perciò il titolo dell’assemblea – La famiglia formatrice di valori umani e cristiani – Antonelli ha ribadito che “la famiglia è “formatrice ai valori”, cioè educatrice” in quanto “educare i figli è diritto-dovere originale e primario, insostituibile e inalienabile”. Citando le parole di Benedetto XVI alla diocesi di Roma, ha ricordato che “vengono educati i bambini, gli adolescenti e i giovani, che hanno bisogno di apprendere gradualmente il “retto uso della libertà” ma gli adulti non sono esenti. In sostanza la famiglia è la scuola più efficace di umanità e di vita cristiana”. Si tratta certamente di un’opera impegnativa. “Siamo tutti consapevoli – ha detto – che la missione formatrice della  famiglia  incontra oggi gravissime difficoltà. Il Santo Padre Benedetto XVI nella Lettera alla Diocesi e alla città di Roma del 21 gennaio 2008 parlava di “emergenza educativa” e di “frattura tra le generazioni”, dovuta al concorrere di varie cause e in misura rilevante al relativismo diffuso, che insinua il dubbio riguardo alla verità e al bene”. Tuttavia, ha detto ancora il cardinale Antonelli, “se vengono meno le certezze essenziali – osservava il Papa – diventa difficile trasmettere da una generazione all’altra “regole di comportamento, obiettivi credibili intorno ai quali costruire la propria vita”. Però diventa difficile anche vivere; cresce il malessere esistenziale e sociale. Allora il bisogno di certezze e di valori – proseguiva il Papa – “torna a farsi sentire in modo impellente:  così, in concreto, aumenta oggi la domanda di un’educazione che sia davvero tale. La chiedono i genitori, la chiedono tanti insegnanti, la chiede la società, la chiedono nel loro intimo gli stessi ragazzi e giovani”. Paradossalmente – ha concluso il porporato – ciò che costituisce una difficoltà e una sfida per l’educazione fa emergere un desiderio intenso di essa e una rinnovata opportunità”.
Dalla crisi della famiglia ha preso le mosse anche l’intervento di padre Raniero Cantalamessa, Predicatore della Casa Pontificia, al quale è stata affidata la relazione di apertura. “La critica al modello tradizionale di matrimonio e di famiglia che ha portato alle odierne, inaccettabili, proposte del decostruttivismo, è iniziata con l’illuminismo e il romanticismo. Con intenti diversi – ha sottolineato – questi due movimenti si sono espressi contro il matrimonio tradizionale in quanto visto esclusivamente nei suoi “fini” oggettivi:  la prole, la società, la Chiesa e troppo poco in se stesso, nel suo valore soggettivo e interpersonale”.
Il relatore ha notato poi come in passato non raramente “tutto si richiedeva ai futuri sposi eccetto che si amassero e si scegliessero liberamente tra di loro. A tale modello venne opposto il matrimonio come patto – Illuminismo – e come comunione d’amore – Romanticismo – tra gli sposi. Ma questa critica – ha sottolineato – va nel senso originario della Bibbia, non contro di essa! Il concilio Vaticano II ha recepito questa istanza quando ha riconosciuto come bene ugualmente primario del matrimonio il mutuo amore e aiuto tra i coniugi”.
Quanto poi alla rivoluzione “gender” che porta a “proposte folli” come l’abolizione della distinzione dei sessi, con una più elastica distinzione dei generi, Cantalamessa ha rilevato come “proprio la scelta del dialogo e dell’autocritica ci dà il diritto di denunciare questi progetti come “disumani”, contrari cioè non solo alla volontà di Dio, ma anche al bene dell’umanità”.

(©L’Osservatore Romano – 16 gennaio 2009)

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