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C’è la Chiesa sul confine fra Messico e Stati Uniti

14 gennaio 2009

Il tema dell’immigrazione è stato al centro in questi giorni delle riflessioni della Chiesa negli Stati Uniti. Si è appena conclusa – il 10 gennaio – la Settimana nazionale delle migrazioni, indetta dalla Conferenza episcopale, mentre si intensificano le iniziative anche a livello politico, con l’annunciato incontro fra il presidente eletto Barack Obama e il presidente messicano Felipe Calderón. In entrambi i Paese c’è attesa per le riforme promesse da Obama nel corso della campagna elettorale. L’arcivescovo di Denver, Charles Joseph Chaput, commentando la Settimana nazionale delle migrazioni, si è dichiarato a favore di un’immigrazione ordinata e di una riforma integrale delle leggi e delle politiche migratorie. Il presule ha detto di sperare che il tema dell’immigrazione “diventi un argomento di grande e intenso dibattito durante il prossimo congresso. È una questione di giustizia sia per i cittadini statunitensi che per gli immigrati. La nostra Chiesa – ha aggiunto – è a favore di un’immigrazione ordinata e per una riforma integrale del sistema migratorio, così che le nostre frontiere siano difese e tutto il mondo sia rispettato”. Ha aggiunto l’arcivescovo Chaput: “Questi due principi sono molto importanti per una comprensione cattolica della migrazione che, in ultima istanza, si radica sulla convinzione cristiana che tutti noi siamo migranti alla ricerca della nostra patria celeste”.
L’arcivescovo, discendente dai nativi americani, ha anche ricordato quanto sia stata importante l’immigrazione nella storia degli Stati Uniti. “Molti di noi sono figli, nipoti o bisnonni di immigrati – ha osservato -. Il fatto che la gente sia arrivata con tanti doni da luoghi molto diversi è stato parte della ricchezza del nostro Paese. È importante per noi riconoscere che l’immigrazione ha reso prospero il nostro Paese. Non parlo di prosperità economica ma di ricchezza culturale che offre la nostra diversità”. Gli Stati Uniti, ha ricordato ancora, sono un Paese di immigrati: “La nostra eredità e la nostra fede cristiana richiedono di cercare una soluzione giusta ai problemi del nostro attuale sistema di immigrazione”. L’arcivescovo Chaput ha quindi criticato le reazioni di ostilità nei confronti degli immigrati: “Dobbiamo comprendere che il nostro Paese ha il dovere di difendere le sue frontiere, il dovere di accogliere quanti migrano legalmente e la responsabilità di affrontare con giustizia i difetti delle leggi e delle politiche migratorie che hanno permesso l’ingresso a milioni di irregolari che comunque lavorano sodo, onesti immigrati a rischio di vivere e lavorare nell’ombra della nostra società”.
Intanto, il vescovo John Charles Wester di Salt Lake City (Utah), presidente della commissione sulla migrazione della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, ha sollecitato il presidente eletto Barack Obama e il presidente messicano Felipe Calderón a lavorare insieme per porre fine agli abusi ai danni dei migranti tanto negli Stati Uniti quanto nel Messico e per affrontare le cause che spingono i migranti a intraprendere pericolo viaggi verso gli Stati Uniti. “La questione dell’immigrazione illegale trascende i confini nazionali e dovrebbe essere posta come questione regionale se non emisferica. Gli Stati Uniti e il Messico devono cooperare per far sì che siano adottate politiche tali da permettere ai migranti di spostarsi e lavorare in maniera sicura e controllata”, ha detto il vescovo Wester. “Oggi, sono invece sottoposti ad abusi e sfruttamento da parte di datori di lavoro senza scrupoli, di trafficanti di esseri umani e di altri elementi criminali, così come a lunghe e ingiustificate detenzioni in carceri che sono al di sotto degli standard”. “Purtroppo, molti sono morti tragicamente nel deserto messicano o americano”, ha aggiunto. Dal 1994 più di quattromila migranti sono in effetti deceduti tentando di attraversare il confine fra Messico e Stati Uniti. Il vescovo Wester ha affermato che i due capi di Stato dovrebbero lavorare per uno sviluppo economico delle aree più povere del Messico e di altre nazioni dell’America latina, in modo che i migranti e le loro famiglie possano invece rimanere nei loro Paesi di origine e lavorare con dignità. Il piano di riforma del presidente eletto Obama in tema di immigrazione include sforzi per affrontare la cause di fondo dell’immigrazione dal Messico. Il presidente Calderón ha sottolineato la necessità della promozione di politiche occupazionali soprattutto per il lavoratori a bassa qualificazione. “La soluzione a lungo termine dell’immigrazione illegale non è la militarizzazione del confine fra Messico e Stati Uniti ma lo sviluppo economico delle nazioni povere”, ha affermato il vescovo Wester. “Almeno – ha aggiunto – le leggi internazionali e degli Stati sul commercio e gli interventi in economia non contribuiscano a questa forzata migrazione”. “I migranti rischiano la loro salute e la loro vita per trovare lavoro e sostenere le proprie famiglie. È una decisione che viene dalla necessità, non da una scelta”, ha aggiunto. “Come istituzione globale presente sia nelle nazioni che ricevono immigrazione sia in quelle da cui l’immigrazione parte, la Chiesa cattolica comprende le forze economiche e sociali che portano i migranti a lasciare le loro famiglie e la loro casa per cercare lavoro in un’altra terra”.
Le organizzazioni ecclesiali di base in Messico e negli Stati Uniti quotidianamente rispondono ai bisogni umanitari dei migranti e delle loro famiglie separate dai confini. “Le due nazioni devono costruire ponti di cooperazione, non muri di separazione”, ha concluso il vescovo Wester.

(marco bellizi)
(©L’Osservatore Romano – 14 gennaio 2009)

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