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Quelle porte chiuse in faccia a 120 milioni di ragazzi e ragazze

9 gennaio 2009

di Vernor Muñoz Villalobos

L’abisso tra le intenzioni e le azioni nell’educazione si manifesta in una struttura di disuguaglianze e asimmetrie; disuguaglianze e asimmetrie finiscono per consolidare l’idea che l’obiettivo più importante dell’educazione sia lo sviluppo macroeconomico, considerato di solito come una “spesa” e non un diritto umano.
La crescita economica non si lega sempre allo sviluppo umano, né avere un adeguato budget di spesa dedicato all’educazione garantisce che le risorse verranno investite dove serve davvero. (…) Proprio per questo motivo sarebbe improprio considerare il raggiungimento di un diritto come quello per l’educazione un fattore determinante per una maggiore efficienza produttiva o commerciale, dacché non esiste una relazione chiara tra l’entrata per capita e l’equità sociale, specialmente nelle economie periferiche.
È evidente che i sistemi educativi debbano cambiare i propri obiettivi e strategie, in quanto non concepiti per dare dignità agli esseri umani, ma è anche vero che molti dei problemi riguardanti l’educazione non sono limitati ai sistemi scolastici, piuttosto sono da ricercare all’interno di uno sviluppo socio-economico essenzialmente discriminatorio.
Questo è un fattore che rivela il fallimento delle riforme nel sistema educativo, mantenendo sempre la speranza che l’educazione possa risolvere i problemi sociali ed economici che i politici non hanno voluto risolvere direttamente.
I fiumi di retorica in favore dei diritti di ragazze, ragazzi e adolescenti non hanno portato risultati; l’educazione continua ad essere una delle ultime priorità nell’agenda dei provvedimenti economici e politici da adottare.
La prospettiva continua ad essere cupa:  il 56% della popolazione mondiale di giovani in età scolare vive in Paesi che non hanno ancora raggiunto la parità tra maschi e femmine nell’educazione primaria, e, a livello di educazione secondaria, la percentuale sale all’87%, considerando inoltre che le difficoltà incontrate dagli adolescenti continuano ad aumentare.
Alla fine del 2005 ci siamo resi conto che l’obiettivo di raggiungere l’uguaglianza tra ragazzi e ragazze prevista dagli Obiettivi di sviluppo del millennio non era ancora stato raggiunto in 94 Paesi su 149.
Ottantasei Paesi rischiano di non riuscire a raggiungere la parità entro l’anno 2015; 76 Paesi non hanno ancora realizzato la parità tra maschi e femmine nella scuola primaria. Le ragazze continuano a soffrire a causa di queste disparità e le giovani donne con disabilità continuano ad essere le più povere tra i poveri.
In ogni caso la nozione di parità che implica un semplice calcolo delle donne e delle ragazze che frequentano la scuola non riflette il più sostanziale concetto di uguaglianza tra i sessi previsto dalla Dichiarazione di Beijing e la sua Piattaforma di azione (1995) e quindi risulta inutilizzabile nella valutazione del progresso fatto a livello di qualità dell’educazione.
Ciò che è certo è che 120 milioni di ragazzi e ragazze continuano a non avere accesso all’educazione e almeno 23 Paesi corrono il rischio di non raggiungere l’obiettivo di un’educazione primaria per tutti entro il 2015.
Nell’Asia del Sud, 23,5 milioni di ragazze non frequentano la scuola e in Africa centrale e occidentale praticamente la metà della popolazione femminile è esclusa dall’educazione.
A questa situazione andrebbero aggiunti i 10 milioni di ragazzi e ragazze che nel mondo arabo ricevono una scolarizzazione non formale, migliaia di Rom in Europa, centinaia di migliaia di bambini che soffrono le conseguenze della povertà e della disuguaglianza nel Nord e nel Sud America. Il 25% della popolazione sopra i 15 anni in America centrale è analfabeta; molti ragazzi e ragazze povere rientrano in questa fetta di popolazione, e molti tra loro sono indigeni che vivono in aree rurali.
In alcuni Stati del continente americano le recenti riforme politiche ed istituzionali che hanno portato alla riduzione della spesa pubblica hanno eliminato i programmi sociali ed economici, avendo così un serio impatto sull’educazione.
Portando a termine queste riforme, molti Stati americani hanno dovuto quasi eliminare i finanziamenti nel settore dell’assistenza sociale e abbandonare così garanzie economiche, diritti sociali e culturali, avendo come risultato il sostanziale declino dell’educazione, aggravando conseguentemente le asimmetrie già presenti nel sistema. In molti casi, i budget militari continuano a crescere a discapito dell’educazione e di questo passo, in accordo con le più ottimistiche proiezioni, per riuscire a raggiungere l’obiettivo di una scuola primaria per tutti ci vorranno almeno dieci anni in più rispetto a quanto previsto.
Secondo le previsioni, nel 2015 ci saranno ancora 47 milioni di bambini che non frequenteranno la scuola, e 47 Paesi non raggiungeranno l’obiettivo di una educazione primaria per tutti prima della metà del prossimo secolo. Attualmente in questi Paesi le madri del 75% di tutti i ragazzi e le ragazze non usufruiscono di una educazione formale idonea.
Di conseguenza, la ricerca di opportunità e di alternative potrebbe facilitare una nuova interpretazione dei processi di democratizzazione tra tutte le sfere dell’attività pubblica, in modo da coinvolgere sempre più i minori nei processi decisionali e gli adulti nei meccanismi di responsabilità.
Il lavoro minorile, che viene praticato in condizioni molto vicine alla schiavitù, continua ad essere un principio fondante dello sfruttamento e della violenza nei confronti dei bambini e contribuisce inoltre ad allontanare dalla scuola circa 250 milioni tra ragazzi e ragazze.
Per le ragazze, il matrimonio e la maternità troppo precoci riducono le opportunità educative; l’assenza di un’educazione sessuale adeguata, oltre ad aggravare la pandemia dell’Hiv/Aids contribuisce ad ostacolare nei ragazzi lo sviluppo di una maturità affettiva che permetta di vivere i rapporti interpersonali in modo responsabile e felice.
La protezione dei più giovani e delle adolescenti dalle cause di esclusione e di discriminazione relative al sesso all’interno della scuola non solo richiede l’attenzione del mondo intero, ma coinvolge e impegna l’intero apparato educativo, dalla produzione di testi scolastici alla messa a punto di piani di agevolazioni sanitarie, dall’accrescimento della consapevolezza nell’opinione pubblica alla formazione professionale degli insegnanti.
È stato stimato che almeno metà dei 120 milioni di ragazzi e ragazze che non usufruiscono di una educazione scolastica formale vivono in Paesi afflitti oggi o nel recente passato dalle guerre. Tra le 3,6 milioni di persone morte nelle guerre dal 1990, circa metà di loro erano bambini.

(©L’Osservatore Romano – 9 gennaio 2009)

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