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Diventare sacerdote Una scelta scomoda

3 gennaio 2009

Roma, 3. “I documenti della Chiesa parlano del seminario come di “una comunità compaginata da una profonda amicizia e carità, cosa da poter essere considerata una vera famiglia che vive nella gioia(…), una comunità che rivive l’esperienza del gruppo dei Dodici uniti a Gesù”. Mirare a questa meta non è che un anticipo della realtà del presbiterio riunito attorno al Vescovo che è dimensione costitutiva dell’esistenza presbiterale. Il ministero ordinato, infatti, “ha una radicale forma comunitaria” e può essere assolto solo come “un’opera collettiva””. Lo ha sottolineato il cardinale Zenon Grocholewski prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica all’omelia pronunciata, oggi, durante la celebrazione eucaristica, momento centrale del quinto Congresso internazionale di seminaristi (aperto venerdì mattina, si concluderà domenica 4 gennaio), promosso dal Movimento Gens (Generazione nuova sacerdotale) dei Focolari a Castel Gandolfo, sul tema generale “C’è una via… La sfida dei rapporti”.
“”C’è una via…”. Così – ha detto il porporato approfondendo il titolo del convegno – si prospetta davanti ai nostri occhi la via stupenda al sacerdozio e del sacerdozio. Un coinvolgimento personale e diretto nel collaborare con il Signore per la salvezza degli uomini, per arricchire l’umanità del bene più grande. Il sottotitolo, o la seconda parte del titolo – “La sfida dei rapporti” – specifica l’oggetto particolare del quale intende occuparsi il vostro convegno:  si tratta di una grande realtà del cristianesimo, che caratterizza in maniera del tutto particolare l’identità del presbitero. Infatti, “Non si può (…) definire la natura e la missione del sacerdozio ministeriale – afferma l’Esortazione Apostolica di Giovanni Paolo ii, Pastores dabo vobis sulla formazione dei sacerdoti nelle circostanze attuali (25 marzo 1992) – se non in questa molteplice e ricca trama di rapporti, che sgorgano dalla Santissima Trinità e si prolungano nella comunione della Chiesa, come segno e strumento, in Cristo, dell’unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano””. Ma secondo il cardinale Grocholewski “”la sfida dei rapporti” si estende oltre:  a tutta la comunità dei fedeli, in mezzo ai quali i presbiteri sono chiamati a vivere come “fratelli tra i fratelli” e in definitiva all’umanità intera”. Il prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica ha concluso l’omelia con l’appello che Benedetto XVI ha rivolto nel 2005 a Colonia nel discorso ai seminaristi:  “Ricordatevi sempre le parole di Gesù:  Rimanete nel mio amore” (Giovanni, 15, 9). Se rimarrete vicino a Cristo, con Cristo e in Cristo, porterete molto frutto, come egli ha promesso. Non voi avete scelto lui […] ma lui ha scelto voi (cfr. Giovanni, 15, 16). Ecco il segreto della vostra vocazione e della vostra missione!””.
In più testimonianze è emersa la forza della vita di comunione tra seminaristi e con i formatori. Più volte in questi giorni è risuonato l’interrogativo:  che cosa il mondo si aspetta dai sacerdoti? Un’intera sessione aveva per titolo:  “Quale Dio per il mondo di oggi”. E con forza sono risuonate le parole di Chiara Lubich, che ha parlato del cuore del suo carisma di unità:  quell’amore reciproco sulla misura del dare la vita che ha in sé però una potenzialità straordinaria:  “Dove due o più sono riuniti nel mio nome – dice Gesù – che vuol dire nel suo amore – io sono in mezzo a loro”. Quando due o più si amano in questa misura “generano nel mondo lo stesso Cristo”. Chiara ricorda le sue prime esperienze:  “Eravamo sorpresi, incantati, dicevamo:  “Oh l’unità, l’unità, che divina bellezza! Non abbiamo parole, non si può spiegare:  è Gesù, in mezzo a noi! E Lui porta il suo spirito con i suoi frutti:  pace, una pace mai sperimentata prima; gioia, mai conosciuta; voglia di amare, spirito di eroismo, luce:  fa capire, fa comprendere meglio le Scritture, interpretare gli avvenimenti. È lo Spirito che guida. È lo Spirito di Gesù”. È importantissima questa presenza di Gesù – sono ancora parole di Chiara È lui che ravviva le strutture della nostra Chiesa, delle Chiese. “Quante volte – ha detto – ci sono queste bellissime aiuole della Chiesa, ma non fioriscono del tutto, manca un po’ di sole, manca l’amore. Se portiamo l’amore vedremo rifiorire il giardino della Chiesa”.
Il convegno si è aperto venerdì mattina con la sessione:  “Diventare sacerdote oggi:  sogni e sfide”. Si tratta di rispondere alle sfide di un mondo secolarizzato e individualista ma ricco di nuove potenzialità da valorizzare.
“Non siamo affatto una categoria in estinzione. I seminaristi nel mondo erano 50.000 qualche decennio fa, oggi sono oltre 72.000. La maggior crescita si registra in America Latina, Africa e Asia”. Così il teologo Hubertus Blaumeiser, consultore del dicastero vaticano per l’educazione cattolica e responsabile del Centro sacerdotale dei Focolari, ha aperto la sua relazione sui seminari oggi, di fronte a oltre 500 seminaristi dei cinque continenti. l teologo non ha nascosto però “il grido di dolore” che sale dal Nord Europa:  “Le cinque diocesi delle Fiandre hanno in tutto appena 18 seminaristi. In Irlanda dai 450 a metà degli anni ’90 sono arrivati a poco più di 90. Recentemente anche nell’Est Europeo è iniziata una diminuzione delle vocazioni”. Hubertus Blaumeiser legge in questi dati “un processo di purificazione in atto:  per le comunità cristiane, chiamate a esprimere una vita più evangelica, capace di generare vocazioni forti. E una purificazione dei chiamati:  diventare sacerdote non offre più una posizione privilegiata, ma richiede una scelta controcorrente”.

(©L’Osservatore Romano – 4 gennaio 2009)

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