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Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I in occasione del Natale

30 dicembre 2008

In mezzo alla “confusione” e alla “crisi dei nostri giorni”, la speranza della maggior parte degli uomini “posta nelle “divinità” del mondo” si rivela quotidianamente “falsa” in “modo tragico”. Infatti, le tenebre sembrano dominare il mondo dando l’impressione di voler occultare la “luce della speranza che emerge da Betlemme” e nascondere l’inno angelico alla gioia e alla pace universale.
Così la persona umana “è umiliata”, i giovani “sono delusi e si rivoltano” e la natura “è insultata”. Tuttavia la Chiesa non si stanca di richiamare tutti a ricercare “nel volto di ogni altro” l’immagine di Dio e a proclamare che “il Bimbo posto nella mangiatoia a Betlemme è la speranza di tutti”, l’unico antidoto contro falsità e illusioni. È quanto afferma il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, nel messaggio diffuso dal Fanar in occasione del Natale e che di seguito pubblichiamo integralmente.

Amati fratelli e figli nel Signore,
È sorto il grande e santo giorno di Natale, la culla, cioè la madre e la origine di tutte le feste e ci convoca tutti a una elevazione spirituale e all’incontro con colui che Vecchio di Giorni per noi diviene bambino.
Per la benevolenza di Dio Padre – come sottolinea san Giovanni Damasceno – l’Unigenito Figlio e Logos di Dio e Dio, colui che è nel seno del Padre, della stessa sostanza del Padre e dello Spirito Santo, l’eterno, il senza principio discende verso di noi, suoi servi, essendo Dio perfetto, diviene uomo perfetto e porta a compimento la cosa più perfetta di tutte le cose perfette, la sola cosa perfetta sotto il sole. Questa incarnazione del Figlio di Dio non è un simbolismo come la incarnazione degli “dei” dai nomi più vari della mitologia, ma una realtà, la realtà veramente nuova, la sola cosa nuova sotto il sole, la quale è avvenuta in un momento storico preciso, sotto l’imperatore Ottaviano Augusto, attorno il 746 – secondo i nuovi calcoli astronomici – dalla fondazione di Roma, nel seno di un popolo specifico, il popolo giudaico “dalla famiglia e dalla discendenza di Davide”; in un luogo preciso, a Betlemme di Giudea e con una motivazione assai precisa:  “Egli è divenuto uomo, perché noi diventassimo Dio”, secondo la lapidaria espressione di sant’Atanasio il Grande.
Il fatto della incarnazione del Dio-Logos ci dà la possibilità di ricercare i nostri più estremi limiti, i quali non si identificano né con il “bello e buono” degli antichi greci, né con la “virtù” e la “giustizia” dei filosofi, né con la serenità del “nirvana” buddista, né con il superamento del “destino”, il cosiddetto “karma”, attraverso un preteso divenire di trasformazioni di forme di vite, né con l'”armonia” dei supposti contraddittori elementi di qualche immaginaria “forza vitale”, né con qualche altra cosa, ma è la trascendenza ontologica della corruttibilità e della morte attraverso Cristo, la nostra integrazione nella Sua vita e nella Sua divina gloria, e la nostra unione, per grazia attraverso di Lui, con Dio Padre nello Spirito Santo. Questi sono i nostri limiti estremi:  l’unione personale con il Dio Trinitario! E la nascita di Cristo non ci promette una beatitudine chimerica o una eternità astratta, ma ci mette “in mano” la possibilità della personale partecipazione alla vita divina e all’amore di Dio, in una progressione infinita. Ci dona la possibilità non solo di “ricevere la adozione”, ma anche di entrare “in comunione con la natura divina”.
Certamente, in mezzo alla confusione mondiale e alla crisi dei nostri giorni, queste verità sembrano paradossali. La speranza della maggior parte degli uomini, posta nelle “divinità” del mondo, si rivela falsa quotidianamente in modo tragico. La persona umana è umiliata e schiacciata in mezzo a numeri, macchinari, computer, speculazioni borsistiche, bandiere dai più diversi colori di un vano opportunismo ideologico. La natura è insultata. L’ambiente soffre insieme. I giovani sono delusi e si rivoltano, protestando contro la ingiustizia del presente e l’incertezza del futuro. “Tenebre, nuvole e oscurità, una grande voce”, dominano il nostro mondo, dando l’impressione che è minacciata di essere occultata la luce della speranza che emerge da Betlemme e di essere nascosto l’inno angelico della gioia universale:  “Gloria a Dio nelle altezze, e pace sulla terra agli uomini di buona volontà”.
Tuttavia la Chiesa ci chiama tutti a una saggia riflessione, a rivalutare le priorità della vita, a ricercare nel volto di ogni “altro” l’immagine di Dio, degna di tutto il rispetto, e con tutta la forza che gli deriva dall’esperienza di duemila anni, essa non cesserà di affermare che il Bimbo posto nella mangiatoia a Betlemme è “la speranza di tutti i confini della terra”, che è il Logos e la ragione di vita, che è la redenzione che Dio ha inviato al Suo popolo, cioè a tutta la umanità intera.
Annunciando tutto questo con grande amore, da questa sede martire della Santa e Grande Chiesa di Cristo a Costantinopoli, a tutti i figli ovunque nel mondo del Patriarcato ecumenico e a ogni uomo assetato di Dio, invochiamo su tutti la benevolenza, la pace e la grazia e il dono salvifico di colui che è disceso dai cieli per noi e per la nostra salvezza, e si è incarnato nel seno della Vergine Maria e Unigenito Figlio di Dio si è fatto uomo, a Lui la gloria, la potenza, l’onore e l’adorazione insieme al Padre e allo Spirito Santo nei secoli.

(©L’Osservatore Romano – 31 dicembre 2008)

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