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La visita del Papa tra gli operai degli altiforni

24 dicembre 2008

di Dario Edoardo Viganò

La sera della vigilia di Natale del 1968 Paolo VI giunge a Taranto. Il Papa è nel capoluogo pugliese per celebrare la messa di mezzanotte insieme ai lavoratori dei nuovi stabilimenti industriali che stanno cambiando il volto della regione.
Paolo VI percorre ventitré chilometri per andare a visitare gli impianti metallurgici dell’Italsider, dove molti operai sono costretti a rimanere al lavoro per tutta la notte, fino all’alba del giorno successivo. Il Papa, in un filmato dell’epoca, raggiunge le imponenti strutture della fabbrica in mezzo a due ali di folla che lo salutano in festa. Un saluto rivolto alla numerose famiglie di operai e di contadini, assiepati lungo le strade per rendergli omaggio, nonostante la pioggia.
Compie un gesto di saluto con la mano, un gesto che anticipa, dall’interno della sua automobile, il desiderio di incontrare altre mani, anzi di “dare una mano”. Nella sera ormai buia e fredda (siamo in dicembre) si presenta in piedi quasi a segnalare lo stile suo personale e della Chiesa da lui guidata di affrontare le dure inquietudini di quegli anni e i problemi oscuri che si presentano con una identità e una forza che non arretra, non si nasconde tra le ombre e non abdica il proprio ruolo di essere presenza di speranza.
Paolo VI non si ferma ai cancelli:  il mondo del lavoro non è intuito da lontano; accompagnato da dirigenti e operai della fabbrica, inizia la discesa negli abissi “infernali” del lavoro.
Vestito con le tradizionali vesti bianche, si ritrova circondato dalle tute e dai caschi degli operai che lavorano in fonderia, anneriti dal calore e dalle polveri minerali. Operai affascinati, accalcati intorno alla sua figura. Operai che recitano preghiere e che tendono le mani alla ricerca di un contatto con il Pontefice simbolo di speranza nelle difficili condizioni di vita dell’acciaieria.
Paolo VI avanza tranquillamente in mezzo ai lavoratori, si sposta con loro lungo i siti della fabbrica, per osservarli durante le loro attività.
Il Papa viene ripreso di spalle, mentre osserva con attenzione gli altiforni, le colate incandescenti di metallo fuso. Si trova in prima linea, esposto come gli operai, senza mostrare alcuna esitazione, bensì manifestando una sentita compartecipazione.
Mentre enormi calderoni si spostano ondeggiando da una parte all’altra, mentre gruppi di operai attizzano i fuochi accesi, mentre scintille e fiammate quasi raggiungono la candida veste, Paolo VI porge la mano, sorride, pone domande sulle condizioni di lavoro, sulle mansioni e ascolta le spiegazioni dei suoi interlocutori.
“[…] Vi posso davvero assicurare che ho sempre desiderato – e lo desidero sempre – di conoscervi, di sapere la vostra fatica, e sappiate che abbiamo grande considerazione e grande stima del vostro lavoro”. Tutte le distanze sono superate, siamo insieme.
È una delle ultime notti di un anno difficile, critico; alle spalle, appena sei anni prima, l’apertura dei lavori del concilio Vaticano ii, l’impulso – stimolato dal predecessore Giovanni xxiii – al rinnovamento della Chiesa in direzione d’una maggiore rispondenza al dettato evangelico, e a un inedito ma sempre più necessario coinvolgimento dei laici nella vita attiva del corpo ecclesiale; davanti, l’inasprirsi del conflitto sociale, l’avanzare della crisi economica, l’affermarsi della desacralizzazione della società e della vita pubblica.
La visita di Paolo VI – considerata alla luce delle sue parole e dei suoi gesti concreti – sembra un atto pastorale dagli evidenti e fondamentali risvolti politici. Una visita che sembra voler colmare le distanze, confermare il ruolo di guida e di riferimento per la Chiesa “madre e maestra”, rivendicare per essa l’impegno a difendere e promuovere la giustizia, anche quella sociale ed economica, anche e soprattutto per i lavoratori di una delle terre d’Italia più oppresse dalla miseria.
“Tutte le distanze sono superate, le differenze cadono, le diffidenze e le riserve si sciolgono. Siamo insieme come se non fossimo forestieri”.
Il Papa esplicita e sottolinea, raddoppia con le parole quel che ha già chiaramente significato con il gesto concreto ed eclatante della visita agli altiforni:  “Siamo insieme” non solo nella preghiera o nel momento della festa, la Chiesa è con gli operai, con tutti i lavoratori, sempre, soprattutto nel momento della sofferenza e della fatica, dell’ingiustizia subita o del mancato riscatto.
Paolo VI saluta dunque gli operai che non possono allontanarsi dal loro posto di lavoro, per dirigersi verso il luogo della celebrazione della messa di mezzanotte, nel laminatoio del centro siderurgico. Viene acclamato dalla folla, che si stringe attorno alla piccola vettura utilizzata per condurre il Papa all’interno degli impianti.
Il Papa si sporge dalla vettura, tendendo le mani, cercando di afferrare la moltitudine di mani protese in aria, di incontrare i volti degli operai. Sono gesti fraterni, senza distanza. È l’immagine di una Chiesa che cerca e accoglie i suoi fedeli, una Chiesa protesa verso la gente, che comprende le difficili condizioni in cui le famiglie si trovano a vivere, portando un messaggio di speranza e di fiducia.
Il Papa giunge quindi a celebrare la messa di Natale. Una folla lo avvolge, lo circonda intorno all’altare d’acciaio, che è stato costruito per l’occasione. Accanto a esso figura un grande presepe realizzato sempre in acciaio. La Chiesa celebra l’amore di Dio su un altare di acciaio, sul frutto del lavoro dell’uomo. Indica con forza che per fare eucarestia è necessario che ci sia il decisivo contributo dell’uomo:  perché la Chiesa possa alimentarsi con il corpo e sangue di Cristo è necessario che venga offerto il pane e il vino, “frutti della terra e del lavoro dell’uomo”. Celebrare la Messa su un altare di acciaio, sul frutto del lavoro di quegli uomini che il Papa incontrava e per i quali pregava, è segno che testimonia che l’amore di Dio in Gesù Cristo si rivela e si può vivere in fabbrica, nel mondo del lavoro.
Il Papa esplicita anche il senso politico culturale della sua visita:  “Qui due mondi s’incontrano:  la materia e l’uomo, la macchina, lo strumento, la struttura industriale da una parte e la mano, la fatica, la condizione di vita del lavoratore dall’altra”.

(©L’Osservatore Romano – 25 dicembre 2008)

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