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La nuova «Lex propria» del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica

23 dicembre 2008

di Frans Daneels
Premostratense
Segretario del Supremo Tribunale
della Segnatura Apostolica

La nuova Lex propria del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, che il Pontefice ha voluto benevolmente firmare il 21 giugno 2008, è stata pubblicata recentemente con le lettere apostoliche motu proprio date Antiqua ordinatione nel fascicolo di “Acta Apostolicae Sedis” che porta la data del 1° agosto 2008. Conviene presentarne brevemente la storia della redazione, i criteri di revisione nonché la struttura, rimandando per una più dettagliata conoscenza del contenuto allo studio del testo integrale, che consta di 122 articoli. Occasione propizia di studio saranno gli incontri dell’arcisodalizio della Curia Romana, che nel prossimo anno saranno dedicati a questo testo normativo.

La storia della redazione

Dopo il concilio Vaticano II, Papa Paolo VI, di venerata memoria, volendo dare esecuzione agli orientamenti e alle determinazioni conciliari relative al rinnovamento della Curia Romana, il 15 agosto 1967 emanò la costituzione apostolica Regimini Ecclesiae universae, nella quale veniva stabilito:  “Per ciò che riguarda la Segnatura Apostolica, alla quale non solo confermiamo interamente il compito di vigilare e ugualmente di costituire, ove sia necessario, nuovi tribunali regionali e interregionali […] le aggiungiamo anche una nuova competenza circa le contese derivate dallo stesso esercizio della potestà amministrativa ecclesiastica, fermo restando i limiti a suo luogo stabiliti”. La Segnatura Apostolica fu così articolata in due sezioni, nelle quali venivano esercitate le vecchie e le nuove competenze.
L’articolo 108 della costituzione poi stabiliva:  “Signatura Apostolica regitur lege propria“. Così, l’anno seguente, con lettera della Segreteria di Stato del 23 marzo 1968, Paolo VI approvò ad experimentum per un triennio le Normae Speciales.
Fedeltà al dispositivo pontificio avrebbe voluto che, trascorso il periodo di sperimentazione, prorogato di sei mesi, si fosse provveduto ad una revisione delle norme in vista dell’approvazione definitiva. Il periodo di sperimentazione, in realtà, è durato circa quarant’anni. Ciò non è stato dovuto a negligenza, ma a motivazioni più che fondate.
Anzitutto, si ritenne opportuno di attendere la promulgazione del nuovo Codice, il cui lavoro effettivo di elaborazione è durato quasi venti anni. Nelle more Paolo VI, nell’udienza concessa al prefetto della Segnatura Apostolica, il cardinale Dino Staffa, il 13 novembre 1975, decise di prorogare le Normae Speciales donec aliter per novas leges provideatur” (cfr. foglio di udienza, 13 novembre 1975, prot. n. 258/68 var). Dopo il Codice la Segnatura Apostolica si trovò ad affrontare con poco personale una grande mole di lavoro, particolarmente nel settore della vigilanza sui tribunali, con tutte le problematiche che venivano poste dai tribunali stessi:  tra le altre, sono da ricordare le numerosissime pratiche relative alla richiesta delle dispense dai titoli accademici per i ministri che ne erano sprovvisti.
Lo stesso anno di promulgazione del Codice, esattamente il 12 novembre 1983, Giovanni Paolo II costituì una commissione, il cui compito era quello di “procedere ad una più approfondita revisione della Cost. Regimini Ecclesiae Universae”, sulla base delle osservazioni circa il funzionamento della Curia, che nel corso degli anni (dal 1972 – cioè appena cinque anni dopo la promulgazione – fino al 1983) erano state fatte alla Regimini Ecclesiae universae da due concistori (1979 e 1982), dai capi dicastero nelle loro riunioni periodiche e da singoli cardinali. A capo di questa commissione fu nominato l’allora prefetto della Segnatura Apostolica, il compianto cardinale Aurelio Sabattani, e uno dei membri era il segretario della Segnatura, l’allora monsignor Zenon Grocholewski.
Dopo la costituzione apostolica Pastor bonus, promulgata il 28 giugno 1988, si voleva procedere alla revisione delle Normae Speciales, avvertendone la necessità, ma la preparazione del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali (promulgato nel 1990) consigliò di differirne ancora l’inizio.
Infine, è da ricordare che nel marzo del 1996 fu costituita una commissione interdicasteriale che doveva redigere il primo progetto di una istruzione sui processi di nullità matrimoniale. Di questa commissione, i cui lavori si svolgevano nella sede della Segnatura Apostolica, presidente e segretario furono prelati del Supremo Tribunale. Si trattava, anche questa volta, di un compito non facile e quasi tutti i membri della commissione ricoprivano già cariche di una certa rilevanza in Curia o nell’ambito universitario. La commissione, che lavorò intensamente, poté concludere il lavoro nel luglio del 2000 (ma vi furono altre commissioni e la Dignitas connubii ha visto la luce il 25 gennaio 2005). In questo tempo, avendo dato la precedenza al lavoro straordinario per la suddetta istruzione, la Segnatura Apostolica ha dovuto rimandare la pur necessaria elaborazione delle sue nuove Normae.
In tutto ciò è sembrato opportuno attendere anche il nuovo Regolamento generale della Curia Romana (dopo quello del 1992) che fu pubblicato il 30 aprile 1999.
Quindi, all’inizio dell’anno 2000, sotto l’impulso dell’arcivescovo e poi cardinale Mario Francesco Pompedda, prefetto, e del vescovo Francesco Saverio Salerno, segretario, il congresso della Segnatura finalmente ha potuto dare inizio al lavoro di revisione, secondo una metodologia molto semplice:  la materia è stata divisa e affidata ai diversi officiali, che, avendo come testo base le Normae in vigore e le fonti disponibili (la Pastor bonus, il Codice di Diritto Canonico, il Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, il Regolamento generale della Curia Romana e la giurisprudenza della Segnatura dal 1968), hanno redatto i nuovi schemi di articoli, che sono stati poi sottoposti all’esame e all’approvazione del congresso.
Sono state esaminate anzitutto le questioni generali (dal 11 gennaio al 9 ottobre 2000), poi la normativa del contenzioso amministrativo (dal 23 ottobre 2000 al 21 febbraio 2002), quella riguardante le cause giudiziali (dal 4 marzo 2002 al 19 maggio 2005), successivamente la parte relativa alla vigilanza (dal 26 gennaio al 23 febbraio 2006), infine le norme generali (dal 30 marzo 2006 all’11 maggio 2007). Da ultimo è stato perfezionato l’indice dell’intera materia (dal 18 maggio al 22 giugno 2007). Va rilevato che la precedenza data allo studio della normativa sul contenzioso amministrativo ha orientato, in qualche modo, anche la revisione delle altre parti. Va inoltre notato che nel frattempo, cioè alla fine dell’anno 2003, il vescovo Velasio De Paolis venne nominato segretario, e nell’anno 2004 l’arcivescovo poi cardinale Agostino Vallini, prefetto della Segnatura Apostolica.
L’intero lavoro collegiale di revisione e di preparazione della nuova Lex propria ha richiesto oltre 80 sedute del congresso.
Per le materie più complesse e discusse ci si è avvalsi anche della collaborazione di periti. In particolare sono stati richiesti pareri ad esperti sui seguenti argomenti:  le norme in genere; i votanti e i referendari; alcune questioni attinenti il processo giudiziale, come, per esempio, il ricorso contro il diniego da parte della Rota Romana della nova causae propositio; per il processo contenzioso amministrativo si è voluto ascoltare il parere di periti sul quesito:  se la petitio damnorum davanti alla Segnatura Apostolica può essere proposta anche indipendentemente dal ricorso, avente ad oggetto l’illegittimità dell’atto impugnato; infine, è stato consultato un perito su alcune questioni inerenti il decreto di esecutività delle sentenze.
Lo schema della Lex propria, frutto di questo intenso e prolungato studio e confronto, è stato quindi presentato alla sessione plenaria dei cardinali e vescovi membri della Segnatura Apostolica, celebrata nei giorni 15 e 16 novembre 2007. In tale sede, dopo un’articolata relazione introduttiva del prefetto della Segnatura Apostolica e l’approvazione all’unanimità dello schema presentato come documento adatto ad essere base di discussione, sono stati sottoposti collegialmente ad esame tutti e singoli gli emendamenti che i padri hanno presentato al testo dello schema della Lex propria.
Lo schema, integrato con gli emendamenti approvati, ha ricevuto infine l’approvazione unanime dei padri della plenaria ed è stato presentato poi dal prefetto al Pontefice. Il testo, sottoposto ad ulteriore studio, è stato firmato il 21 giugno 2008.

Criteri generali di revisione

La revisione delle Normae Speciales e l’elaborazione dello schema della Lex propria hanno seguito determinati criteri direttivi.
In primo luogo, si è fatto costantemente riferimento agli articoli dal 121 al 125 della Pastor bonus, considerati la legge fondamentale della Segnatura Apostolica.
Quindi, è stata presa come punto di riferimento la congruenza della Lex propria all’identità della Segnatura Apostolica e alle competenze ad essa attribuite dal Codice e dalla Pastor bonus, così da derivarne tre aree o ambiti di competenze, superando il rigido schema delle sezioni:  giudiziario, contenzioso amministrativo, cura della retta amministrazione della giustizia. Detta tripartizione è il riflesso dell’esperienza e della prassi della Segnatura Apostolica successiva alla Regimini Ecclesiae universae. Una Lex propria dunque che nasce già collaudata dalla prassi.
Altri criteri adottati sono stati quelli dell’essenzialità e dell’organicità. Riguardo al primo criterio, si è ritenuto opportuno omettere, trattandosi nel caso in esame di una legge, tutto ciò che nelle Normae Speciales aveva piuttosto indole di regolamento. Circa, invece, l’organicità, essa è servita a coordinare logicamente la materia, secondo la struttura della Pastor bonus, evitando ripetizioni e utilizzando, ove necessario, la tecnica del rinvio.
Ulteriore criterio seguito è stato quello della funzionalità ai compiti che oggi la Segnatura Apostolica è chiamata a svolgere. In quest’ottica – per esempio – è stata inserita la norma di nominare alcuni membri-giudici non cardinali, prevista dall’articolo 3, 1 Pastor bonus, divenuta operante già dal 1991. Il 2 dell’articolo 1 prescrive che anche i chierici possano essere membri del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.
Infine, ci si è sforzato di rendere più snella la procedura, così da abbreviare i tempi delle cause e giungere rapidamente alla decisione. In questa luce, per esempio, vanno lette due proposte di riforma, sulle quali vi è stato ampio confronto, anche nella plenaria:  la preclusione di accesso al collegio di un ricorso rigettato in limine con decreto del segretario confermato dal congresso; la facoltà di costituire eventualmente un collegio di tre giudici nel caso di ricorso avverso il rigetto del congresso e quindi di ricorso non ammesso ad disceptationem.

Struttura della «Lex propria»

La struttura generale della Lex propria risulta semplificata rispetto alle Normae Speciales: si è preferita la divisione del testo in titoli, che a loro volta si dividono in capitoli che constano di articoli, numerati secondo il metodo dei canoni del Codice di Diritto Canonico e del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali.
Il titolo I è dedicato alla costituzione del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e agli uffici che in essa si svolgono. Si è cercato di evitare la mera ripetizione di materia generale già trattata nelle norme più generali, specialmente i due Codici, la costituzione apostolica Pastor bonus, e il Regolamento generale della Curia Romana, limitandosi alle norme essenziali richieste dalla natura propria della Segnatura Apostolica.
Il titolo ii è dedicato alla competenza del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. In esso, anche a ragione della gravità della materia, gli articoli del titolo riprendono quasi letteralmente gli articoli dal 121 al 124 della Pastor bonus. L’unica eccezione di rilievo che va segnalata è la proroga a sessanta giorni del termine per il ricorso contenzioso-amministrativo alla Segnatura Apostolica, in luogo dei trenta giorni previsti dall’articolo 123, 1 della Pastor bonus. In questo titolo la competenza è comunque solo enunciata:  i titoli seguenti sono destinati ad articolare la normativa sui singoli capi di competenza qui dichiarati.
Il titolo iii è dedicato alla competenza della Segnatura Apostolica nelle cause giudiziali, di cui nell’articolo 33 della Lex propria. La normativa è stata meglio ordinata dal punto di vista sistematico, distinguendo le norme generali per la trattazione e la definizione delle cause di questo titolo e alcune norme speciali per le singole competenze.
Il titolo iv è dedicato alla competenza della Segnatura Apostolica nel giudizio contenzioso amministrativo, di cui all’articolo 34 della Lex propria. Le novità in questo titolo sono più numerose per il fatto che le Normae Speciales nel 1968 emanarono una normativa su una competenza nuova attribuita alla Segnatura Apostolica e pertanto essa fu realmente ad experimentum. La maggior parte delle novità recepiscono comunque la prassi che già da anni è applicata in Segnatura, che ha dato buona prova di sé sul versante pratico-applicativo. In genere, queste novità intendono far evolvere il processo contenzioso amministrativo presso la Segnatura Apostolica verso una struttura più canonica (le Normae Speciales, in questo ambito, risentono particolarmente del diritto amministrativo statuale dei Paesi occidentali continentali) e più rispondente ad esigenze di giustizia meno formale e più sostanziale, nel rigoroso rispetto dei limiti istituzionali posti al contenzioso amministrativo dalle interpretazioni autentiche degli anni Settanta.
Il titolo v è dedicato alla competenza della Segnatura Apostolica nella cura e nella vigilanza per una retta amministrazione della giustizia nella Chiesa, di cui all’articolo 35 Lex propria. Una maggiore chiarezza e linearità rispetto alle Normae Speciales: si è ottenuta distinguendo tra norme generali di procedura, che valgono per lo svolgimento di tutte le competenze del titolo v, e norme speciali di procedura per ciascuna competenza, cioè la vigilanza sulla retta amministrazione della giustizia, le sanzioni disciplinari, i ricorsi gerarchici, le commissioni ed altri rescritti, la dichiarazione di nullità del matrimonio “in casibus, qui accuratiorem disquisitonem vel investigationem non exigant“, i decreti di esecutività al fine di ottenere gli effetti civili.
Nel sesto e ultimo titolo, che consta di un solo articolo, la formulazione dell’articolo 126 delle Normae Speciales è stata migliorata sia sotto il profilo dell’aggiornamento al diritto vigente sia sotto il profilo formale, prevedendo più fonti di supplenza a lacune della Lex propria.

(©L’Osservatore Romano – 24 dicembre 2008)

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One Comment leave one →
  1. Roberto Pellati permalink
    9 marzo 2012 5:16 am

    Per favore mi servirebbe il materiale di cui al convegno del 8 aprile 2010.

    Vorrei anche copia della “lex propria” sulla Segnatura Apostolica in Italiano o inglese, francese, spagnolo o portoghese.

    Vorrei sapere anche se esiste un codice deontologico per gli avvocato rotali e in generale per gli operatori dei tribunali ecclesiastici.

    Cordialità
    Dott. Roberto Pellati 335-360760

    Roma 8 aprile 2010
    GIORNATA DI STUDIO PER GLI OPERATORI DEI TRIBUNALI IN COLLABORAZIONE CON L’ARCISODALIZIO DELLA CURIA ROMANA
    – Palazzo della Cancelleria

    Nell’ambito dell’argomento generale “Deontologia degli operatori dei Tribunali Ecclesiastici”, la Giornata di studio approfondirà le seguenti tematiche: “Principi deontologici riguardanti gli ausiliari del giudice” (Relatore: Mons. Giuseppe SCIACCA, Prelato Uditore della Rota Romana); “Principi deontologici riguardanti i periti” (Relatore: Mons. Paolo BIANCHI, Vicario Giudiziale del Tribunale Ecclesistico Lombardo); “Principi deontologici riguardanti gli avvocati” (Relatore: Avv. Alessia GULLO, Avvocato Rotale); “Deontologia e norme processuali” (Relatore: Rev.mo Prof. Manuel Jesus ARROBA CONDE).

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